- giovedì 11 luglio 2024, 05:25
Nato, il piano di Meloni e Tajani: all’Italia l’inviato per il Sud
WASHINGTON Si è esposta molto. In cambio chiede garanzie. Giorgia Meloni prova a puntare a Sud la bussola della Nato. La premier italiana fa il suo ingresso nel salone ellittico del Washington Convention Center con un impegno solenne, ribadito di fronte ai grandi d’Occidente durante il vertice americano.
LA PROMESSA
L’aumento delle spese militari: quasi un miliardo di euro in più in un anno. Il salto di qualità nel sostegno all’Ucraina aggredita: 1,7 miliardi di euro per l’anno venturo. Un rischio calcolato. Nella sua maggioranza c’è chi non apprezza lo scatto in avanti. «Più armi si inviano, più la guerra va avanti», recita l’ennesimo controcanto di Matteo Salvini, vicepremier leghista. «Noi siammo parte integrante della Nato» gli risponde dall’America Antonio Tajani. Non se ne cura Meloni , che abbraccia Zelensky fra i padiglioni di Washington e poi Joe Biden durante la cena solenne alla Casa Bianca. Ma rende anche noti i suoi crucci. L’Africa scossa da una lunga catena di colpi di Stato, infiltrata di mercenari russi, mentre l’Europa batte in ritirata e l’instabilità alimenta il traffico di migranti. Tutto questo non può restare fuori dai radar dell’Alleanza. «Onoreremo gli impegni», promette la timoniera di Palazzo Chigi dalla hall dell’hotel St Regis. Poi mette in chiaro: «Noi continuiamo a ritenere che il Mediterraneo sia un quadrante strategico per l'Europa, ma anche per l'Alleanza atlantica, e quindi chiediamo maggiore attenzione». Pensieri e parole? Non solo. Nel comunicato finale, dopo un lungo lavorio degli sherpa, entra il riferimento al fianco Sud. E qui in America si apre la partita per nominare un inviato speciale ad hoc della Nato. Con un’Alleanza sempre più a trazione nordica, l’Italia reclama quel ruolo. Tra i nomi che circolano, quello di Alessio Nardi, Finanziere e consigliere di Tajani, tra gli esperti Nato per il fianco meridionale. «Sempre più strategica la presenza dell’Alleanza sul fianco Sud», twitta il ministro degli Esteri. Qualche segnale inizia ad arrivare. Già a maggio, Meloni aveva discusso con Stoltenberg a Roma del problema africano. Della possibilità da parte della Nato di addestrare gli eserciti regolari di alcuni dei Paesi nordafricani con cui l’Italia collabora da tempo per garantire stabilità e fermare i flussi migratori.
E a proposito di Nord Africa: da almeno un anno si discute tra Roma e Bruxelles di istituire un sistema Nato di monitoraggio delle infrastrutture energetiche sottomarine nel Mediterraneo. L’idea è di dar forma a tre hub dell’Alleanza - uno nel Mar Baltico, uno nel Mar Nero e un altro nel Mediterraneo, di cui l’Italia reclamerebbe la guida - per coordinare le operazioni a difesa dei condotti di gas sui fondali. Questione di vita o di morte per il nostro Paese e il Piano Mattei su cui Meloni ha scommesso molto. In aprile c’è stata una missione di funzionari Nato in visita al Polo della Subacquea di La Spezia, centro di eccellenza dell’Alleanza che potrebbe candidarsi a diventare hub. I segnali, dunque, arrivano, fra mille resistenze. Al summit Meloni arriva accompagnata dai ministri Tajani e Crosetto. Abbraccia il canadese Trudeau e l’amico Edi Rama, premier albanese. Assai più freddo il saluto con Viktor Orban, un tempo alleato, ora presenza ingombrante per i flirt con Putin e le manovre filorusse al Parlamento Ue. Gelo artico con Emmanuel Macron, presidente francese azzoppato dal voto in patria ma ancora temibile e coriaceo rivale nelle trattative per la Commissione Ue. Sul piatto a Washington l’Italia mette molto. Una nuova batteria di Samp-T - la seconda dall’inizio della guerra - che ne lascerebbe tre a disposizione dei cieli italiani. Costa quasi un miliardo, sarà attrezzata con decine di missili da un milione di euro l’uno. L’aumento delle spese militari. Nuove armi e munizioni per Zelensky, fra cui i missili Storm Shadow che donerà anche il Regno Unito.
LA SCOMMESSA
È la scommessa atlantista, che come ogni scommessa ha i suoi rischi. Serve a Meloni anche per trattare in Ue, ora che la destra sovranista e filorussa ha compattato i ranghi senza invitarla. Meglio così, sospirano dal suo cerchio, dove trapela un cauto ottimismo: in gran segreto, Fratelli d’Italia potrebbe infine dare i suoi voti a von der Leyen per un bis. Ammesso che l’Italia incassi il commissario che chiede. Pnrr e bilancio per Raffaele Fitto. Se ci fosse un portafoglio di peso per la Difesa, il nome in pole è quello di Roberto Cingolani, ad di Leonardo. Nel week end, a Palazzo Chigi, i telefoni torneranno a squillare.
Francesco Bechis
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