immagine Intervista a Giuseppe Annunziata sull'autonomia differenziata: «Una legge deleteria ora la mobilitazione
per fermare tutto»
  • di Adolfo Pappalardo
  • venerdì 23 agosto 2024, 21:48

Intervista a Giuseppe Annunziata sull'autonomia differenziata: «Una legge deleteria ora la mobilitazione per fermare tutto»

Giuseppe Annunziata, segretario Pd di Napoli, mezzo milione di firme in un mese. Se l’aspettava?
«Questo dimostra quanto il tema dell’Autonomia sia sentito dai cittadini non solo delle regioni del Sud, ma anche di quelle del Nord. Siamo consapevoli, però, che un numero così elevato di firme, raccolte per di più in un periodo tradizionalmente destinato al riposo e alle vacanze, non significhi automaticamente un consenso unanime: molti italiani si sono mobilitati per comprendere meglio le implicazioni di questa riforma e per esprimere la loro preoccupazione. Una preoccupazione che insieme alla segretaria Elly Schlein abbiamo sempre espresso fin dall’inizio. Quasi la totalità dei circoli Dem dell’area metropolitana di Napoli si sono mobilitati in questi mesi. E i risultati si vedono: certo, il lavoro da fare è ancora tantissimo, ma questa mobilitazione dimostra che abbiamo ritrovato una sintonia con il nostro elettorato, con la nostra comunità».

La Lega sostiene che sarà un'occasione per il Sud.
«Questa Autonomia, così come concepita e voluta dalla Lega, rappresenta l’ennesimo schiaffo alle regioni del Mezzogiorno. Noi del Pd crediamo che, senza adeguate garanzie e una distribuzione equa delle risorse, ci sia il rischio di aumentare le già importanti disuguaglianze tra le regioni. Il Sud potrebbe ritrovarsi con meno risorse e opportunità, mentre le regioni più ricche potrebbero ulteriormente avvantaggiarsi».

La garanzia dei Lep non è sufficiente?
«Intanto, la legge non è una scatola vuota, come è stato surrettiziamente argomentato. Non è vero, infatti, che le Regioni, per chiedere l’Autonomia su alcune materie, dovranno attendere la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, ovvero i criteri che determineranno i servizi minimi da garantire ai cittadini di tutte le Regioni. Sono 23 le materie su cui le Regioni possono chiedere maggiore autonomia, e già per 9 di esse le intese Governo-Regioni possono partire subito. Non si tratta di materie di profilo secondario: dai rapporti con la Ue al commercio con l’estero, dalla vigilanza sulle banche di credito locale alla previdenza sociale e alla protezione civile, fino alla giustizia dei giudici di pace e alla vigilanza sugli Ordini professionali. Queste materie, che non dovranno attendere la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, agevoleranno fin da subito le Regioni del Nord che le richiederanno, poiché la loro spesa storica è sempre stata determinata a livelli maggiori rispetto a quella delle Regioni meridionali».

Oltre alla raccolta firme serve però che gli italiani vadano alle urne: non è scontato. Come l'esito del referendum.
«L’esito non è scontato, e dobbiamo lavorare per informare e coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini. L’autunno sarà un periodo di intensa mobilitazione per noi proprio su questo tema. Vogliamo coinvolgere tutti perché la posta in gioco è il futuro dell’Italia intera. Lo faremo anche il prossimo 31 agosto, quando, insieme a Elly Schlein, saremo alla Festa del Pd a Procida. La sua presenza è un segnale importante di sostegno e vicinanza rispetto al lavoro che abbiamo svolto sull'autonomia differenziata».

Ma il centrosinistra al governo nel 2001 volle la modifica del Titolo V della Costituzione.
«Nel 2000, da giovane studente di giurisprudenza frequentavo il Dipartimento di Diritto Costituzionale della Federico II. Ricordo molto bene la battaglia dell’allora senatore Massimo Villone, che ammoniva sui rischi della riforma del Titolo V. Già allora le sue argomentazioni mi sembravano fondate e condivisibili. A distanza di 25 anni, posso convintamente affermare che aveva centrato il problema e che ha tuttora lucidamente ragione».

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