immagine “Ischia Global Film & Music Fest”, intervista Clementino: da iena a sciamano
  • di Alessandra Farro
  • martedì 9 luglio 2024, 20:45

“Ischia Global Film & Music Fest”, intervista Clementino: da iena a sciamano

Nella sua classica tenuta da rapper – t-shirt larga, pantaloncini, scarpe da ginnastica e berretto con la visiera – Clementino al ventiduesimo “Ischia Global Film & Music Fest” di Pascal Vicedomini si sbottona, raccontandosi con un’onestà mai ostentata, senza insicurezze né incertezze, finalmente libero di esprimersi senza maschere, dando spazio al quarantunenne Clemente e mettendo da parte la sua iena.

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Cos’è cambiato negli ultimi due anni?
«Ho cominciato a viaggiare, ho fatto viaggi spirituali da solo e d’avventura con mio fratello, con cui a breve parto per Edimburgo, non vedo l’ora. Ho visto l’aurora boreale in Norvegia, ho fatto i safari in Kenya, frequentando la gente del posto, sono stato nello stesso ashram dei Beatles in India, poi in Corsica e sull’Himalaya per apprendere le tecniche sciamaniche. Ho scoperto la meditazione, che mi ha consentito di riconnettermi a me stesso, mi ha insegnato ad ascoltarmi. Ho capito che davo troppo peso ad aspetti superficiali della mia vita, non mi rendevo conto della fortuna che avevo ad avere una famiglia sana ed unita». 

Non fa più la vita della rockstar?
«Ho rivoluzionato le mie abitudini, ho seguito diverse guide spirituali nei miei viaggi. Oggi mi piace definirmi un cristiano sciamanico. Se prima andavo a dormire alle 6 e mezza di mattina, adesso mi sveglio a quell’ora. Prima mi alleno, faccio colazione, frequento un corso d’inglese e soltanto dopo accendo il cellulare. Sto leggendo tanto, da Jules Verne ai libri motivazionali. Ho letto più di 30 romanzi nell’ultimo anno, la lettura ed i viaggi mi hanno aperto gli occhi. Oggi per raggiungere e scoprire un posto dall’altro capo del mondo spendo gli stessi soldi che prima consumavo in una sola serata. Mi sono reso conto che mi stavo facendo del male, sono stato due volte in comunità, ma adesso basta. La vita ti mette costantemente alla prova: devi superare delle difficili prove, tutto sta nell’uscirne come un leone ed è quello che sto facendo. Prima ero sempre in mezzo agli altri, volevo accontentare ed intrattenere tutti senza concentrarmi su di me, sulle mie esigenze ed i miei bisogni. Pian piano mi sono reso conto che dovevo cambiare direzione. Ora penso a me, Clemente, non più iena, e Clementino solo sul palco, e la meditazione ha lo stesso peso del rap».

A chi avanza polemiche sulla presenza del napoletano nelle canzoni di Geolier che risponde?
«Emanuele è un amico e io sono 13 anni che rappo in napoletano, cosa potrei rispondere? Sono tutti fan di “Gomorra”, “Mare fuori” e dei film di Sorrentino, che sono in napoletano, e ora il problema sarebbe Geolier? Noi veniamo dalla scuola napoletana, siamo figli di Enzo Gragnaniello, Pino Daniele, Enzo Avitabile, Peppe Barra, James Sanese e anche di Gigi D’Alessio. Geolier, che viene da una realtà difficile, porta solamente un bellissimo esempio ai giovani, si è dedicato alla musica anziché inciampare in una brutta strada».

È riuscito a raccontare in 4 minuti di rap la storia di Napoli dalle origini ad oggi in “Neapolis” per il documentario “Posso entrare? An ode to Naples” di Trudie Styler.
«Amedeo Palumbo mi ha dato le indicazioni storiche per il testo ed Endly ha costruito la ritmica, è stato un bellissimo lavoro, ne vado fiero».

Anche Sting, marito di Styler, ha apprezzato molto, quando duetterete insieme?
«Lui mi ha accennato la proposta tempo fa, adesso aspetto che me ne parli concretamente. Non posso andare io da lui, che è una leggenda, non voglio sembrare assillante». 

Intanto c’è il tour.
«Sto girando nelle grandi piazze, soprattutto del Sud Italia che in estate è più vivo, con una band fortissima e il cantante Greg Rega che è l’equivalente napoletano di Jamiroquai per me. Ho scoperto che dopo essere stato giudice di “The Voice” non mi ascoltano più soltanto i ragazzini, ma anche i loro genitori, ai miei concerti ormai vengono famiglie intere. Il “Clementino summer tour” non è solamente un concerto, ma un intrattenimento a tutto tondo, con momenti teatrali in cui reinterpreto “Don Raffaè” e “Brigante se more” e rimo in rap grandi successi internazionali come “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, l’immancabile “Yes, I know my way” di Pino Daniele, “Maria Maria” di Carlos Santana, “Seven nation army” dei White Stripes e “No woman no cry” di Bob Marley. Metto insieme tutto: le mie hit di successo e il free style e ne esce fuori una roba potente».

Prossimi album in arrivo?
«Nell’ultimo anno ho tirato fuori tante canzoni che spero di far uscire presto, vorrei anche raccontare la mia storia, quello che mi è successo, dall’abuso di droghe al ricambio del sangue fino alla scoperta della meditazione, la mia pace. Un giorno lo farò in un libro, quando troverò la forza di parlarne».

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