immagine Un “ponte” strategico per economia e imprese tra Europa e Africa
  • di Nando Santonastaso
  • mercoledì 3 luglio 2024, 11:51

Un “ponte” strategico per economia e imprese tra Europa e Africa

Sfruttando la sua posizione geografica, la sua vasta rete infrastrutturale e un solido know how scientifico e progettuale, l’Italia, e il nostro Mezzogiorno in particolare, può assumere il ruolo di “ponte infrastrutturale” tra l’Europa e il continente africano, abilitando quindi una maggiore penetrazione dell’idrogeno anche negli altri Paesi europei».

Lo si leggeva nel 2020, in pieno Covid, in uno dei report curati da Srm, la società di studi e ricerche collegata al Gruppo Intesa Sanpaolo. La guerra in Ucraina era lontana, ma che il Sud attraverso il Mediterraneo sarebbe diventato centrale per l’arrivo e la distribuzione del gas verso l’Europa appariva già allora una certezza. 
La drammatica storia di questi ultimi due anni lo ha reso estremamente attuale e oggi a nessuno sfugge che il nuovo asse energetico sud-nord è diventato non solo la più valida alternativa alla sostituzione del gas russo ma anche un’opportunità di sviluppo strategica per l’Italia e la stessa Ue. Si sta ridisegnando la prospettiva energetica dell’intera area euromediterranea e l’affidabilità italiana – con un sistema delle imprese che ha proprio nelle aziende energetiche (Eni, Enel, Terna, Snam per citarne solo alcune) un punto di forza riconosciuto in tutto il mondo – ha tutte le carte in regole per diventare il valore aggiunto.


LA DIPENDENZA


L’Europa, ricorda l’ultimo rapporto di Srm ed Esl “Med & Italian Energy Report”, illustrato al Parlamento europeo dal direttore di Srm Massimo Deandreis e dal direttore scientifico di Esl Ettore Bompard, è l’area mondiale con il maggior grado di dipendenza energetica, al 55,5% (per prospettiva, la Cina si attesta al 20% e gli Stati Uniti sono totalmente autosufficienti). Oggi nel mix energetico europeo dominano le rinnovabili (38%), ma spicca il ruolo del gas naturale (salito al 20%) che prima della guerra arrivava per il 41,1% dalla Russia e oggi è praticamente ridotto a poco più del 2%. L’Italia – che peraltro presenta il più alto grado di dipendenza energetica con il 73,5% (la nucleare Francia si attesta al 44,2%) e si affida al metano per il 54% della sua generazione di energia elettrica (con le rinnovabili al 35-40%) – ha invertito la rotta, affidando al piano Mattei un disegno più ampio di cooperazione con i Paesi africani. È cambiata la provenienza del gas specie dopo l’intesa raggiunta con l’Algeria (dal 12% al 20% del totale delle forniture) e nei fatti si è determinato «uno spostamento del baricentro energetico da est a sud, ridando centralità al Mediterraneo».
Peraltro, non è il solo dato che conferma l’importanza del Mare Nostrum per gli equilibri energetici europei. In tema di idrocarburi, la sponda europea e orientale del Mediterraneo dipende da quella sud rispettivamente per il 18% e il 27% delle importazioni complessive di petrolio e gas. La maggioranza della generazione di energia rinnovabile (76%) è localizzata invece nella sponda nord, con il 18% in Turchia e il 3,6% in Nord Africa, a indicare il potenziale di crescita di quell’area che Roma, come detto, vuole favorire con le iniziative del Piano Mattei, ma anche con progetti di respiro europeo come il corridoio dell’idrogeno Nord Africa-Germania. La crescita d’importanza dell’Algeria e degli Stati Uniti per le forniture europee di gas naturale liquefatto, da 11 a 15% e da 26 a 30%, rispettivamente, nel periodo 2021-2023, dimostra chiaramente che i canali marittimi si rivelano sempre più strategici, considerando che il 10% del traffico mondiale di petrolio e l’8% di quello del gnl transitano dal canale di Suez.


I PORTI


C’è poi l’aspetto commerciale, sottolinea opportunamente il Rapporto di Srm ed Esl. Il 20% del commercio mondiale di petrolio passa dallo Stretto di Hormuz, dove sono andati in scena gli attacchi degli Houthi. E i porti si stanno configurando come veri e propri hub energetici e digitali oltre che logistici. Specie in Italia, dove il 34% del loro traffico è costituito da prodotti energetici. Ma in tutto il Mediterraneo sono «terminali di energie fossili, luoghi di sbocco di pipelines, comunità energetiche, vicini a industrie ad alta intensità energetica», rendendoli attori ideali per gli sforzi globali di decarbonizzazione. Ecco perché la centralità del Sud non è solo un’opportunità determinata dal posizionamento geografico. È in quest’area che si giocherà il destino dell’Europa anche in termini di efficienza energetica, dove salta all’occhio la leadership europea rispetto a Cina e Usa: con un consumo complessivo di 58 exajoules, il Vecchio continente genera un Pil di quasi 17 trilioni di dollari, mentre Pechino a parità di Pil consuma quasi tre volte tanto e (159 exajoules) e il Nuovo mondo si attesta a 96 exajoules con un Pil di 25 trilioni di dollari.

  • Annunci correlati

Trilocale, viale Aurelio Saffi

1.400 €
Affitto Trilocale a Roma (RM)
102 m2 3 stanze 2 bagni TRASTEVERE: ELEGANTE PIANO RIALZATO CON GIARDINO APPENA RISTRUTTURATO UBICAZIONE: centrale e servita dalle principali infrastrutture urbane e di quartiere (stazioni FS e Metro...

IlMessaggeroCasa.it