immagine Meloni: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi sono solo per la difesa»
  • di Ileana Sciarra
  • venerdì 29 maggio 2026, 00:08

Meloni: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi sono solo per la difesa»

Cosa augurare agli italiani? «La pace nel mondo, la più scontata delle risposte», perché «se non c'è stabilità di fondo è tutto molto più difficile». «Lo auguro per gli italiani e, garantisco, anche per me stessa, perché non è facile lavorare così». Lo dice Giorgia Meloni ai microfoni di Mattino Cinque, restituendo, attraverso un semplice auspicio, tutta la drammaticità del momento difficile in cui la guerra in Iran ci ha cacciato, complice la fiammata dei prezzi dell'energia.

«Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono "solo" per la difesa, e lo dico da persona che sostiene con forza la necessità che Italia ed Europa facciano di più per difendersi», mette in chiaro la presidente del Consiglio, segnando ancora una volta le distanze dal ministro della Difesa Guido Crosetto, deflagrate in una riunione mercoledì mattina a Palazzo Chigi raccontata dal Messaggero.

La trasmissione sulle reti Mediaset alla quale la premier si collega di buon mattino è un format pensato per le famiglie, e non a caso Meloni, tra una domanda e l'altra, affida al piccolo schermo anche un messaggio diretto agli italiani: «Comprendo la preoccupazione dei cittadini in questo periodo - scandisce - possono stare certi che il governo farà tutto quello che può e deve per combattere le conseguenze delle crisi internazionali che stiamo vivendo». E andrà avanti sino all'ultimo minuto utile. «Nessun logoramento dell'ultimo anno», assicura pungendo la sinistra: «Sui pronostici non è fortissima. L'ultimo che ha fatto Elly Schlein era: "vinciamo a Venezia, mandiamo a casa la Meloni". A Venezia ha vinto il centrodestra».

I nodi

La strada delle spese per la difesa però è strettissima. E come se non bastasse, bisogna percorrerla con l'abilità di un giocoliere, attenti a non far ruzzolare birilli. Eppure qualcuno rotola giù. Come nella riunione in cui si è consumata la lite tra Meloni e il suo ministro della Difesa.

Ad accendere la miccia, l'attivazione dei fondi Safe, il prestito a tassi agevolati che l'Ue ha messo a disposizione dei Paesi membri per investire sulla difesa. Da Singapore, dove è in missione, Crosetto parla di una semplice riunione allargata anche ai due vicepremier, al titolare del Mef, al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, «serena e concreta». Ma quel che non dice è che sui fondi messi a disposizione da Bruxelles per il "riarmo" europeo l'Italia ha deciso di fare un passo indietro, opzionando meno risorse rispetto a quei 14,9 miliardi che potrebbe ottenere. E di cui, per Crosetto, c'è dannatamente bisogno. È la miccia che ha innescato il diverbio tra i due cofondatori di Fdi.

Con il ministro della Difesa in pressing per avviare la richiesta di accesso ai fondi e la premier ferma nella convinzione che le priorità dopo lo scoppio del conflitto iraniano siano cambiate. L'epilogo è scritto: l'Italia chiederà meno, anche perché il messaggio "più soldi per le difese e ben poco per benzina e bollette" sarebbe insostenibile. «Non è questo il momento per accedere a quel prestito in maniera così consistente - conferma Tajani a Dritto e Rovescio, assicurando che la decisione è stata assunta da tutto il governo e l'intero centrodestra - quindi chiederemo meno, soltanto per realizzare progetti per i quali ci sono già contratti firmati e non si possono non realizzare».

Quanto servirà? Dai piani alti di Palazzo Chigi assicurano che le "valutazioni sono ancora in corso, sicuramente molto meno…"

Ma c'è un altro nodo da sciogliere. La richiesta del prestito andava fatta entro domani, anche se la scadenza del 30 maggio non è vincolante. In parte però lo è, perché il rispetto del termine di fine mese - un anno dall'entrata in vigore del Safe - consente di poter destinare le risorse ottenute a programmi nazionali. Vale a dire elicotteri, droni, missili e altri mezzi prodotti "in casa". Dopo il 30 maggio, i soldi in arrivo dal Safe potranno essere destinati solo a progetti realizzati in partnership con altri Stati membri, con l'Ucraina o con i Paesi dell'associazione europea di libero scambio, vale a dire Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Questo riduce parecchio i margini d'azione. Anche se, riferiscono fonti autorevoli, prima di accendere il prestito a Palazzo Chigi si attende la risposta di von der Leyen alla lettera con cui Meloni ha chiesto una deroga al patto di stabilità per affrontare i rincari dell'energia. Ragione più che valida per concedere a Roma tempi supplementari.

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