immagine Napoli, con fondali più profondi il porto hub del petrolio del Sud
  • di Ercole Incalza
  • domenica 14 luglio 2024, 10:12

Napoli, con fondali più profondi il porto hub del petrolio del Sud

Effettuando una capillare analisi sui vari terminal del porto di Napoli scopriamo che il terminal Petroli si trova a Vigliena. Area orientale di Napoli. La società Kuwait Petroleum spa (Q8) gestisce in concessione l'area destinata al traffico dei prodotti petroliferi (gasoli, benzine, jet fuel, oli combustibili). Ed allora cerchiamo di effettuare un oggettivo approfondimento.

Ogni anno su quest'area, solo per la società Q8, si movimentano oltre tre milioni di tonnellate di prodotti destinati all'approvvigionamento energetico, prevalentemente, del Sud Italia. L'attività del terminal si sviluppa su due segmenti: il principale riguarda il trasferimento dalle navi cisterna, attraverso un oleodotto di 23 linee e lungo circa quattro chilometri, dei prodotti petroliferi e GPL alle aree di Deposito fiscale; un secondo, il trasferimento di olio combustibile e gasolio, alle "bettoline" per il rifornimento di traghetti, aliscafi, navi da crociera, portacontainer presenti negli scali di Napoli e Salerno. E sempre limitandoci alla lettura delle dichiarazioni dei vari operatori, apprendiamo da Marco Cappuccio, Manager Depositi di Napoli, che questa realtà campana rappresenta la più importante base operativa per la movimentazione, lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti petroliferi. Trattasi infatti di una realtà che serve, in un raggio di 250 km, l'intero Mezzogiorno e parte del centro Italia. Ed apprendiamo, inoltre da più dichiarazioni, che il Deposito di Napoli è strategico per il Sud Italia e per l'intero Paese.

Questa rilevanza strategica ha imposto la definizione di un progetto per il dragaggio della banchina dagli attuali 13 metri a 16 metri. Lo scopo è accogliere navi da centomila tonnellate (contro la media attuale di 30mila tonnellate) e contribuire in maniera significativa alla riduzione delle emissioni inquinanti grazie al minor numero di viaggi-nave. Inoltre, con tale progetto, il porto di Napoli si confermerebbe come uno dei principali hub di importazione del Mediterraneo, intercettando i carichi di prodotti petroliferi dal Medio Oriente, dove si collocano i maggiori produttori del mondo.
In realtà il porto di Napoli si conferma scalo strategico anche per la movimentazione, lo stoccaggio e la distribuzione del GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) nell'Italia centro meridionale e in parte anche del Nord Italia. Né possiamo sottovalutare, sempre all'interno del comparto energetico, la iniziativa della Società algerina "Sonatrach Raffinerie Italia" di incrementare il deposito attuale nel porto.

I cambiamenti

In conclusione il settore del traffico energetico sta andando incontro a cambiamenti significativi e che riguardano, in particolare, la realizzazione, nel porto di Napoli, nell'area della Darsena Petroli, di un impianto costiero Small Scale di GNL (Gas Naturale Liquefatto) con una capacità complessiva di stoccaggio pari a circa 24mila metricubi dedicato sia all'approvvigionamento dei mezzi navali sia alla distribuzione sulla rete carburanti stradale per i veicoli pesanti.
Si tratta di un progetto congiunto Edison-Q8, presentato al ministero dello Sviluppo Economico: di recente si è conclusa con esito positivo la Conferenza dei Servizi preliminare, ed è in corso l'esame pubblico del progetto per l'ottenimento della concessione.
Ebbene, essere riferimento chiave dell'approvvigionamento energetico in un momento delicatissimo, caratterizzato da un dato davvero preoccupante quale quello sollevato dall'armatore Umberto D'Amato, proprio sulle ricadute che il ricorso al GNL avrà sull'armamento e sul tema ambientale. D'Amato ha ribadito: «Mi preme, innanzitutto, ricordare che l'IMO (International Maritime Organization) ha fissato l'abbattimento di CO2 del 40% al 2030 e del 70% al 2050. Abbiamo l'obbligo di ridurre le emissioni inquinanti. Va bene dunque l'impegno a lavorare su combustibili a basso tasso di inquinamento come il GNL e come, in futuro, l'idrogeno. Questo comporta che bisogna costruire nuove navi Dual Fuel, sia diesel e sia GNL. Ricorrere al "refitting" del motore e di vari componenti delle sezioni meccaniche delle navi è, a mio parere, eccessivamente costoso. Il punto però non è solo ammodernare le flotte, ma avere impianti di rifornimento di GNL nei porti».
Questo mio lungo approfondimento e questa articolata serie di informazioni è mirata anche a far capire cosa sia la rilevanza della offerta portuale ed è utile ricordare sempre alcuni indicatori da cui si evince la forte "dipendenza" dal mare del commercio internazionale: il 39% dell'import-export avviene via nave per un valore di 377 miliardi di euro. Le prime 5 categorie di merci in entrata nel Paese via mare concentrano il 72% dell'import marittimo. Sono: oil & gas, metalli, macchinari, prodotti chimici, tessile e abbigliamento. Le prime 5 categorie di merci in uscita dal Paese via mare concentrano il 76% dell'export marittimo: macchinari, prodotti raffinati, prodotti chimici mezzi di trasporto, alimentari e bevande.

Ed è bene ricordare anche che la Cina si conferma il primo fornitore per l'Italia: rappresenta un quinto delle merci in entrata via mare nel nostro Paese. Mentre gli Stati Uniti si confermano un grande mercato di sbocco per l'export italiano via mare: un quarto delle nostre merci in uscita su nave sono dirette nel Paese nordamericano. Le previsioni del trasporto marittimo mondiale segnalano una crescita in termini di tonnellaggio pari al +1,6% per il 2023 e +2,8% per il 2024. Oil & gas sono le commodities che incontreranno le prospettive più favorevoli, spinte dalla necessità di trasporto conseguenti alla guerra in corso.

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Ma se in questo particolare comparto Napoli diventa motore essenziale della fornitura di energia, per il Sud e per l'intero Paese, se la portualità campana è, a tutti gli effetti, una porta d'ingresso essenziale per la vita produttiva del Sud e dell'intero Paese, mi chiedo quale possa essere la richiesta che l'intera realtà portuale campana debba chiedere al Governo in termini di: una infrastrutturazione più spinta e più efficiente della offerta portuale e la possibile istituzione di un Fondo mirato al riassetto funzionale di tutte le componenti logistiche presenti nella vasta area campana.
Vorrei concludere questa mia nota utilizzando un indicatore più forte e più incisivo: se la dimensione della componente energetica garantita dall'HUB di Napoli dovesse entrare in crisi perderemmo il motore energetico del Sud per oltre il 30% 40% e automaticamente la quota di partecipazione del Mezzogiorno nel PIL nazionale pari a circa il 20% scenderebbe al 10% - 11%. È utile che il Paese e l'attuale Governo siano coscienti di un simile ruolo chiave di un HUB logistico del Mezzogiorno.
 

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