immagine Napoli, assalto al mare di Posillipo: gli slalom tra le barche per un posto sotto costa
  • di Paolo Barbuto
  • domenica 23 giugno 2024, 23:56

Napoli, assalto al mare di Posillipo: gli slalom tra le barche per un posto sotto costa

La domenica mattina nel mare di Posillipo c’è una concentrazione di imbarcazioni simile a quella del parcheggio di un centro commerciale nei giorni dei saldi. La foto che vedete al centro di questa pagina racconta più di ogni parola: un natante ogni dieci metri, tutti accalcati gli uni sugli altri, senza spazio per manovrare, per tuffarsi, per godersi la privacy che solo la barca riuscirebbe a garantire, se fosse utilizzata come merita.

Non esiste un conteggio puntuale dei transiti e delle soste dei natanti sotto costa, né a Napoli né in alcun altro luogo del Paese: sarebbe impossibile verificare ciascun passaggio e ciascuna fermata. Noi, però, non ci siamo arresi e abbiamo tentato una verifica spannometrica, piazzandoci in cima a via Posillipo in vari momenti della mattinata di ieri e contando, materialmente, una ad una, le imbarcazioni visibili da quella prospettiva che affaccia sulla spiaggetta di villa Rocca Matilde.

Nel momento di massima affluenza, poco dopo mezzogiorno, ne abbiamo contate più di 150, tutte affollate solo in quel luogo. Ovviamente ci sono anche altri punti che attirano i marinai della domenica lungo l’intero tratto di costa di Posillipo che raggiunge l’area protetta della Gaiola (anche questa troppo spesso violata) e prosegue fino a Nisida: anche in quei luoghi abbiamo visto decine e decine di natanti. Vorremmo azzardare che sotto Posillipo ieri c’erano almeno 500 barche, ma non abbiamo certezze e ci limitiamo a raccontare le 150 che siamo riusciti a verificare nel nostro solo piccolo punto d’osservazione più agevole.

Nel marasma domenicale ci sono bagnanti che si dimenano nello spazio stretto fra le barche, giovani in canoa che tentano di oltrepassare il muro di natanti che impedisce di raggiungere il mare «vero». E incuranti della presenza di persone in acqua o in kayak, a ritmo serrato piombano sotto costa imbarcazioni che si presentano a tutta velocità e rallentano solo quando si trovano in mezzo all’inesauribile teoria di cime d’ancora che impongono attenzione, ma solo per evitare guai alle eliche.

Osservare le barche che si fiondano a tutta velocità sotto costa e pensare alla morte della povera Cristina Frazzica, travolta da uno scafo a meno di mezzo miglio di distanza dal nostro punto d’osservazione, mentre cercava relax e svago pagaiando su una canoa, fa venire i brividi anche sotto al sole. Quella tragedia non ha insegnato nulla: i marinai della domenica si sentono invincibili e onnipotenti, ritengono di poter governare i loro piccoli scafi come capitani di lungo corso, non pensano alle conseguenze dei loro comportamenti che potrebbero essere tragiche.

La Capitaneria fa quel che può per gestire l’assalto dei week end. Tra venerdì e sabato in Campania sono stati effettuati 434 controlli a imbarcazioni di tutte le dimensioni, contestati 71 illeciti, quasi tutti perché navigavano troppo vicini alla costa. I numeri dei controlli della giornata di ieri, invece, verranno resi noti solo oggi ma già verso sera si viaggiava sui duecento verifiche con circa 30 verbali staccati.

Nel mare della domenica, tra marinai improvvisati, ci sono momenti che sarebbero comici se non fossero tragici. Ore 13.05, si fa largo nella marea di barche, ancorate a un millimetro dalla costa, un gommone di dimensioni importanti. L’uomo al timone decide il posto nel quale fermarsi, arresta il motore e fa per gettare l’ancora. Tutt’intorno a lui si solleva un tumulto. Dalle altre imbarcazioni, già troppo vicine le une alle altre, volano improperi e parolacce, ché la presenza di quel nuovo ospite rende definitivamente inospitale la sosta: «Questo posto è nostro, siamo arrivati prima noi, non puoi fermarti qui». È il momento del panino e della frittata di maccheroni, la gente chiede privacy ma l’ultimo arrivato non ne vuole sapere e resta al suo posto, a una manciata di centimetri dalle quattro barche in mezzo alle quali s’è piazzato.

Video

Nessun rispetto per il limite di avvicinamento sotto costa, figuriamoci per l’area protetta della Gaiola.  Ai margini della baia di Trentaremi, per fortuna ancora rispettata anche dai barcaioli della domenica, c’è un altro accampamento di natanti, anche qui gli uni sugli altri. Secondo le carte nautiche la partenza in direzione di Napoli prevederebbe un consistente allontanamento dalla costa per rispettare l’area protetta; solo che è domenica, qualcuno ha fretta di tornare al molo per correre a casa per il pranzo, rispettare il percorso imposto a tutela della Gaiola prevederebbe un allungamento di tempi fastidioso, così, uno ad uno, gli accampati nei pressi di Trentaremi accendono i motori e sfilano dritti verso i loro attracchi a Napoli, tagliando giusto al centro il “triangolo di mare” che sarebbe vietatissimo per non creare danni alla zona tutelata.

Gli assalti alle spiagge non si contano. Ieri è stato diffuso un video sui social nel quale venivano mostrate imbarcazioni a pochi metri dalla spiaggia di Grotta Romana. Senza limiti, senza vergogna le persone alla guida delle imbarcazioni nel video restano col motore acceso anche a un passo dalla battigia e il sospetto è che non ci sia tracotanza in quel gesto ma semplicemente inconsapevolezza delle regole più basilari di convivenza (oltre alla mancanza di conoscenza delle norme che regolano la navigazione).

Tra i marinai della domenica che chi non esita ad abusare di alcool o di droghe: sono abitudini che per taluni rientrano nella normalità, anche se possono essere causa di tragedie. I controlli da parte delle autorità, in mare, però non prevedono verifiche con l’utilizzo di alcol-test o di droga-test. Insomma, chi è in stato di alterazione al timone di un natante, non ha nessuna possibilità di essere scoperto né sanzionato e può liberamente scorrazzare in mare con qualunque tipo di natante perché, spiegano dalla Capitaneria, gli eventuali controlli scattano solo in caso di incidente. Quando è troppo tardi, ci viene da pensare.

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