- giovedì 4 luglio 2024, 12:00
Nello Musumeci ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare: «Noi pontile dell'Europa nel Mediterraneo»
Intervenendo a Sorrento al forum Ambrosetti Verso Sud, il ministro Nello Musumeci aveva sottolineato la centralità del Sud Italia nel nuovo scenario geopolitico determinato da vari fattori, come la guerra in Ucraina.
Il futuro anche dell'Europa passa per l'area euromediterranea?
«Credo proprio di sì. Il Mezzogiorno può diventare il pontile dell'Europa nel Mediterraneo e per una serie di ragioni che vanno dal mutato scenario degli approvvigionamenti energetici, sempre più ormai concentrati lungo l'asse sud-nord, alle prospettive legate al Piano Mattei promosso dal governo Meloni e già in fase di attuazione».
Ecco, il Piano Mattei rilancia il ruolo dell'Italia nell'Euromediterraneo e apre opportunità che anche il Sud può e deve cogliere.
«Proprio così. Il Piano Mattei non era una battuta elettorale come qualcuno ha tentato di far credere, ma un metodo di lavoro concreto, paritario e rispettoso dell'identità dei Paesi africani con i quali il dialogo era e sarà fondamentale. Ma, quel che più conta, il Piano ha consegnato all'Italia la sua naturale funzione geopolitica perché siamo noi gli interlocutori principali dei Paesi del Mediterraneo».
Per essere protagonisti fino in fondo di questa sfida occorre però anche che il sistema delle imprese del Sud faccia la sua parte.
«Ne sono molto convinto. Il Sud è ormai considerato l'hub energetico naturale dell'area euromediterranea ma l Piano Mattei va anche oltre, proponendo progetti e investimenti in tanti altri settori con i Paesi africani con cui il dialogo è più costante. Le imprese meridionali sanno che questa opportunità va colta e sostenuta perché rappresenta uno sbocco fondamentale per la tenuta e lo sviluppo economico del nostro Paese. Sono sempre stato convinto che il Sud non ha più bisogno di lamentarsi o, peggio ancora, di rassegnarsi ai ritardi e ai divari del passato: ecco l'occasione per voltare pagina. La risorsa mare è la carta da giocare con entusiasmo e con un pizzico di orgoglio».
Si può dire che le politiche per il mare, attraverso il suo dicastero, abbiano assunto un rilievo non sempre riconosciuto nel recente passato nonostante gli ottomila km di coste del nostro Paese?
«Il mare è un obiettivo del Governo Meloni, non lo era mai stato prima in Italia. Era considerato un elemento marginale nei programmi di Governo, oggi è un obiettivo prioritario da raggiungere. E prioritario vuol dire tutelare il mare che è in cattive condizioni fisiche ma al tempo stesso cogliere le opportunità che esso offre. Il governo, ad esempio, su mia proposta ha messo a disposizione per le isole minori cento milioni e io mi auguro che tutte queste risorse si traducano da parte dei Comuni in cantieri e occupazione. Il Pnrr sta accelerando, mi auguro che alla scadenza del 2026 non si siano disimpegni per opere non realizzate».
Cresce il turismo marino, i numeri della nautica sono molto positivi, il sistema insomma sta rispondendo bene.
«I dati sono confortanti, e mi riferisco anche al movimento croceristico. Ma io aggiungo che anche le autostrade del mare possono consentirci di essere competitivi malgrado gli altri Paesi non stiano a guardare. Ecco perché tra le priorità c'è pure quella di avere dei porti adeguati».
Le competenze del mare però sono frammezzate e distribuite in ben 11 ministeri.
«Abbiamo insediato il Cipom, un Comitato interministeriale per coordinare un lavoro che altrimenti rischia di vanificare gli sforzi di tutti. Serve una strategia comune ed è una sfida che pubblico e privato devono affrontare insieme».
C'è poi il tema della sicurezza subacquea; c'è voluto un attentato come quello ai danni del gasdotto North Stream per far capire l'importanza dello spazio sotto il mare?
«Ho avuto già modo di dire che, come italiani, non abbiamo ancora una coscienza marittima, è un nostro limite da secoli, nonostante la nostra proiezione geografica sul Mediterraneo e l'esaltante stagione delle Repubbliche marinare. Ancora oggi la cultura dominante è, per usare un termine dantesco, terragna, più che marittima. Non dobbiamo dunque sorprenderci se della realtà sottomarina conosciamo ancora poco. Ma oggi l'attenzione verso il mare cresce in maniera vertiginosa e il contesto geopolitico ha riproposto questo elemento della natura al centro dell'attenzione e degli interessi delle potenze mondiali. Il presidente del Consiglio Meloni ha avuto il coraggio non solo di istituire una struttura per il mare, ma anche di finanziare il Polo di La Spezia perché rappresentasse lo strumento essenziale attorno al quale costruire una strategia del subacqueo, in un contesto internazionale sempre più difficile».
Il cambiamento climatico è l'altro fronte su cui emergono ancora dubbi: quali iniziative il governo italiano sta adottando per affrontare le sfide ambientali e della gestione delle risorse marine?
«Con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso stiamo lavorando a un collegato allo strumento contabile che riguarda le dimensioni dello spazio e della subacquea, naturalmente per le nostre rispettive competenze, riferite soprattutto agli aspetti economici e ambientali. Le risorse saranno finalizzate a iniziative specifiche. Parlando di dimensione subacquea non possiamo non tenere conto delle condizioni di salute del mare. Il mio conterraneo Giovanni Verga diceva che il mare non ha Paesi, appartiene a chi sa ascoltarlo. E se avessimo la pazienza di ascoltarlo, il mare ci direbbe che sta soffrendo. Le reti abbandonate, cumuli di plastica, lo sversamento di carburanti, le acque avvelenate dei fiumi, l'innalzamento delle temperature sono elementi con cui dobbiamo fare i conti, individuando interventi efficaci per neutralizzarne gli effetti devastanti».
La preoccupa il futuro del Mediterraneo da questo punto di vista?
«Un Paese da solo, per quanto volenteroso, non sarebbe però in grado di raggiungere risultati di fronte a sfide così globali. Ma è una sfida irrinunciabile, importante da giocare, consapevoli che, tanto per non andare lontano, sul Mediterraneo convergono decine di Stati con sensibilità e attenzioni assai diverse nei confronti dei temi legati all'ambiente. Lo sforzo va cercato dunque in sede internazionale. Dobbiamo sapere che ci vorrà del tempo, ma per quanto riguarda l'Italia il governo Meloni ha dichiarato senza se e senza ma che la tutela del clima e dell'ambiente costituisce una priorità dell'agenda politica di questa legislatura».
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