• di Bruno Benelli
  • domenica 26 gennaio 2014, 11:16

Pensioni nel 2014, cresce l'età delle donne

Si allontana il congedo. Nel 2017 pareggio anagrafico tra i due sessi

Da questo mese di gennaio per le donne diventa più lontano il momento del pensionamento Inps per vecchiaia. Prosegue la marcia delle donne per raggiungere la più elevata età dell’uomo. E il cammino proseguirà fino a 31 dicembre 2017, allorché ci sarà il pareggio anagrafico tra i due sessi, e tutti, uomini e donne, dal 1° gennaio 2018 andranno in pensione con gli stessi requisiti. Ma nell’ambito della pensione di vecchiaia femminile la posizione tra le varie lavoratrici è molto frastagliata. E per la verità molto discriminante nei confronti delle donne dipendenti del pubblico impiego (Stato, enti locali, enti pubblici) per le quali il requisito anagrafico richiesto per la quiescenza è penalizzante.
Settore privato, ora un anno e mezzo in più
A)
Le lavoratrici dipendenti del settore privato hanno l’aumento più forte, l’aumento di un anno e mezzo, per cui dagli attuali 62 anni + 3 mesi passano a 63 anni + 9 mesi. B) Le lavoratrici autonome e parasubordinate hanno l’aumento di un anno, e passano da 63 anni +9 mesi a 64 anni + 9 mesi. C) Le donne del pubblico impiego (dipendenti statali, enti pubblici, enti locali, sanità) non hanno alcun aumento, dal momento che sono le uniche ad andare in pensione con la stessa età degli uomini. Per loro è confermata l’età di 66 anni + 3 mesi. D) Attenzione. Se nel corso di quest’anno è stata già raggiunta l’età minima la donna continua a mantenerla come diritto acquisito. Per cui potrà andare in pensione Inps nel 2014 o nel 2015 senza dover raggiungere le nuove età. Un esempio per chiarire meglio il discorso: una donna con 63 anni + 9 mesi in dicembre 2013 potrà andare in pensione a giugno 2014 pur non avendo ancora 64 anni + 9 mesi. L’aumento per il 2014 resta fissato anche per il 2015. Le età proseguiranno la marcia di avvicinamento al requisito anagrafico dell’uomo nel gennaio 2016, allorché saranno chiesti 65 anni + 6 o 7 mesi per le lavoratrici dipendenti, e 66 anni + forse 1 mese per le lavoratrici autonome e parasubordinate.
Ex pensioni anzianità
In realtà gli aumenti riguardano anche le pensioni anticipate (ex pensioni di anzianità) per le quali ovviamente la variazione riguarda solo gli anni di versamento dei contributi, in quanto per la prestazione non è richiesta alcuna età minima. Nel passaggio dal 2013 al 2014 c’è l’aumento contenuto di un solo mese. E in questo caso l’aumento riguarda anche gli uomini. L’aumento è di un solo mese e riguarda tutti i lavoratori dei settori pubblico e privato: uomini e donne, lavoratori dipendenti e autonomi. A) Gli uomini passano da 42 anni + 5 mesi a 42 anni + 6 mesi (2210 settimane). B) Le donne salgono da 41 anni + 5 mesi a 41 anni + 6 mesi (2158 settimane).
Prima dei 62 anni
Per la verità anche la pensione anticipata è in parte agganciata all’età dei lavoratori, ma solo in via indiretta. Solo per appioppare una trattenuta a chi se ne va a casa non avendo ancora 62 anni. In questa ipotesi c’è - calcolata sulla parte di pensione calcolata con il sistema retributivo - la ritenuta dell’1% per ogni anno anteriore ai 62, ritenuta che sale al 2% annuo per le età fino ai 59 anni. Queste riduzioni in ogni caso non si applicano fino al 2017, ma alla condizione che l’anzianità contributiva prevista per ottenere la pensione (vedi sopra) derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, compresi le assenze per servizio militare, maternità e congedi parentali, malattia, infortunio, donazione sangue, cassa integrazione ordinaria. Se la condizione non è rispettata, perché, ad esempio, ci sono anche contributi volontari o figurativi per disoccupazione, gli uffici Inps applicano la ritenuta.

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