- mercoledì 10 dicembre 2025, 15:17
Pensioni gennaio, rischio assegno azzerato: ecco perché, per chi e chi si salva
Pensioni. Dopo la "scorpacciata" di dicembre - con l'assegno gonfiato dalla tredicesima, dall'assenza dell'applicazione delle trattenute relative alle addizionali regionali e comunali e l’erogazione dell'importo aggiuntivo di 154,94 euro a chi spettava - il 2026 rischia di presentarsi con una brutta sorpresa.
Pensioni, rischio assegno "azzerato" a gennaio
Sebbene a gennaio infatti scatterà la rivalutazione 2026 pari all'1,4% (clicca qui per tutte le informazioni, ndr) le pensioni del primo mese dell'anno nuovo - come quelle di febbraio 2026 - potranno subire riduzioni significative o essere azzerate a causa dei conguagli fiscali (Irpef a saldo 2025 e addizionali), recuperati dall'Inps sulle prime rate del nuovo anno.
Da sapere: la mensilità di gennaio 2026 andrà in pagamento il giorno 3 gennaio per chi riscuote presso Poste italiane e il 5 gennaio per chi riscuote presso gli istituti bancari.
Perché può scattare il taglio?
Da tenere presente: il rischio di un possibile "azzeramento" del rateo di gennaio si ripresenta ogni anno. L'Inps infatti con l'avvio del nuovo anno effettua il ricalcolo a consuntivo delle ritenute erariali relative all'anno precedente (Irpef e addizionale regionale e comunale a saldo) sulla base dell’ammontare complessivo delle sole prestazioni pensionistiche erogate dall'ente stesso.
Lo stesso accadrà il prossimo gennaio. Con le possibili conseguenze di cui sopra.
Rischio azzeramento assegno
Come spiega Inps, se le trattenute erariali relative al 2025 sono state effettuate in misura inferiore rispetto a quanto dovuto su base annua, l'ente previdenziale «in qualità di sostituto di imposta, deve recuperare le differenze a debito sulle rate di pensione di gennaio e febbraio 2026».
E, sottolinea, «anche con azzeramento dell’importo di pensione in pagamento, laddove le imposte siano pari o superiori all’importo del rateo mensile in pagamento».
Chi non rischia
Nel solo caso di pensionati con importo annuo complessivo dei trattamenti pensionistici fino a 18mila euro, per il quali il ricalcolo dell’Irpef ha determinato un conguaglio a debito di importo superiore a 100 euro, la rateazione viene estesa fino alla mensilità di novembre.
Questo avviene, spiega l'Inps, in ossequio all'articolo 38, comma 7, decreto legge n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010).
Le addizionali
Per quanto riguarda le prestazioni fiscalmente imponibili, inoltre, a decorrere dal rateo di pensione di gennaio, oltre all’Irpef mensile, vengono trattenute le addizionali regionali e comunali relative al 2024.
Queste trattenute sono effettuate in 11 rate nell’anno successivo a quello cui si riferiscono; le somme conguagliate verranno certificate nella Certificazione Unica 2026. Le prestazioni di invalidità civile, le pensioni o gli assegni sociali, le prestazioni non assoggettate alla tassazione per particolari motivazioni (detassazione per residenza estera, vittime del terrorismo) non subiscono trattenute fiscali.
La rivalutazione
Sempre a gennaio Inps effettuerà le operazioni di rinnovo delle pensioni per l’anno 2026. L’indice provvisorio di rivalutazione delle pensioni per il 2026 è pari allo 1,4%, salvo conguaglio da effettuarsi l'anno successivo; le prestazioni di accompagnamento alla pensione (assegni straordinari, isopensione, indennità di espansione, Ape sociale) non vengono rivalutate, poiché non hanno natura di prestazione pensionistica.
Le operazioni di rinnovo possono generare conguagli a credito o a debito a vario titolo relativi all’importo di pensione erogato nell’anno 2025. Tali importi saranno riportati nel cedolino di pensione di gennaio 2025, con la descrizione “Conguaglio Pensione da Rinnovo”.
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