- domenica 23 giugno 2024, 09:14
Real estate, nelle città italiane è boom di “healthy buildings”
La domanda di immobili, residenziali e commerciali, che incorporino il fattore benessere nel design, nelle tecnologie e nei materiali di costruzione, cresce rapidamente a livello globale. Secondo un recente report stilato dal Global Wellness Institute il mercato mondiale del cosiddetto “wellness real estate” supererà entro il 2028 i 900 miliardi di dollari, con un tasso di crescita record del +108% nel periodo compreso tra 2023 e 2028.
L’Europa, con un tasso medio annuale di crescita del +20,1%, è seconda solo all’area America Latina e Caraibi (+22%) e l’Italia, con un valore pari a 2,58 miliardi di dollari nel 2023 (il doppio rispetto al 2019), figura nella top 15 dei paesi leader del mercato del wellness real estate con un tasso di crescita annuale medio (+19%) superiore a quello globale (+18,1%).
Le principali statistiche sulla salute pubblica e sugli edifici a livello europeo indicano che gli edifici consumano ancora troppa energia, emettono più gas serra e c’è una contrazione degli investimenti nelle ristrutturazioni edilizie. La Commissione Europea identifica, infatti, gli edifici nell’Ue come i principali consumatori di energia, con questi ultimi che contribuiscono al 40% del consumo energetico e al 36% delle emissioni di gas serra. La maggiore enfasi che viene posta sulla salute e sul benessere degli inquilini accresce la necessità di costruire dei veri e propri “healthy buildings”, i quali offrono riduzioni dei costi operativi e di manutenzione a lungo termine attraverso l’efficienza energetica e le risorse impiegate nella costruzione.
L’Healthy Buildings Barometer 2024 redatto dal Bpie (Buildings Performance Institute Europe) definisce queste costruzioni come immobili in grado di enfatizzare la salute e il benessere degli abitanti, migliorando la sostenibilità e consentendo la trasformazione attraverso empowerment e resilienza. Affinché il settore possa continuare a fare progressi rispetto agli obiettivi Esg, occorre abbracciare le nuove innovazioni e tecnologie: dai sistemi di illuminazione circadiana fino ai sensori ambientali e sistemi IoT, per monitorare la qualità dell'aria, le condizioni ambientali e per la gestione automatizzata degli edifici (bms). A questi si aggiunge il design biofilico, con incorporazione di elementi naturali, come pareti verdi, tetti verdi e spazi aperti oltre ai materiali chiari e freddi (cool materials) in grado di ridurre drasticamente le temperature degli edifici e delle pavimentazioni; questi ultimi, nella versione fotocatalitica sono anche in grado di abbattere, in prossimità, fino al 40% l’inquinamento da traffico.
Ed è proprio sulla fotocatalisi, la combinazione di luce e aria, che si basa l’innovativa tecnologia Made in Italy eCoating, creata e brevettata dalla startup milanese Reair, recentemente presentata nella tappa di San Francisco della Smau. Si tratta di una gamma di rivestimenti trasparenti, nanotecnologici, ecologici, 100% green, applicabili in qualsiasi ambiente e su qualunque superficie, sia indoor sia outdoor che si attivano mediante la fotocatalisi, un processo ecosostenibile in grado di decomporre proattivamente batteri, virus, muffe, funghi, Composti Organici Volatili (Voc), ossidi di azoto (Nox), polveri Pm organiche e altri agenti patogeni nocivi. La reazione consente di disgregare i principali inquinanti presenti nell’aria, trasformandoli in sottoprodotti innocui come sali, anidride carbonica ed acqua, riducendo del 50% i costi di pulizia e manutenzione delle facciate degli edifici.
«Grazie alla nostra innovazione sarà possibile diffondere la salubrità dell’aria ed il benessere delle persone sia all’interno che all’esterno degli edifici mediante l’adozione di una tecnologia basata sulla visione delle città come “foreste invisibili – spiega Angelo Del Favero di Reair – Vogliamo promuovere delle contaminazioni mediante la nascita di isole fotocatalitiche in grado di trasformare le città in ecosistemi viventi e sostenibili e per farlo occorre rendere democratica la sostenibilità mediante l’adozione di applicazioni, attive dal centro alle periferie urbane, in grado di tenere insieme le tre dimensioni di salute, ambiente e uguaglianza sociale».
L’edilizia sostenibile sta appunto diventando sempre più popolare poiché ingegneri e architetti progettano e costruiscono strutture più ecologiche per soddisfare la domanda di un pubblico sempre più attento all’ambiente. Di conseguenza, come svelato dal portale specializzato Building Renewable, gli edifici sostenibili stanno spuntando in tutto il mondo, contribuendo a ridurre l’impronta ambientale del settore edile. Dalla Shanghai Tower che con i suoi 128 piani e 632 metri di altezza è l'edificio certificato Leed Platinum più alto del Pianeta, fino alle facciate in ceramica termoriflettente del grattacielo sede centrale della Bank of America a New York. E ancora, i 575 pannelli solari installati sul tetto del Bullitt Center di Seattle e lo stabilimento produttivo Seat di Martorell, vicino a Barcellona, che con i suoi 53mila pannelli solari installati sul tetto rappresenta il più grande inventario di pannelli solari nel settore automotive.
Fino all’Olympic House di Losanna, che vanta la certificazione Leed v4 Platinum per l'uso efficace delle risorse e le misure di risparmio energetico con oltre il 95% dei materiali utilizzati per la costruzione che sono stati riciclati per preservare le risorse naturali. In Italia invece l’innovativa tecnologia eCoating di REair è stata impiegata sulle facciate di edifici quali i palazzi Luxottica e Monte Rosa 91 a Milano e, per il medical indoor, all’interno degli aeroporti di Venezia e Treviso e presso diverse strutture ospedaliere fra le quali gli ambulatori di Chirurgia pediatrica del Policlinico di Milano.
Per cambiare davvero le cose, secondo gli esperti, non basta semplicemente investire risorse nelle politiche europee a favore della transizione energetica ma serve sfruttare il supporto concreto derivante dalle tecnologie sostenibili già esistenti:
«Da solo, l’impegno strategico e finanziario dell’Ue e dei singoli Stati membri a favore di politiche green a medio lungo termine per riuscire a garantire una corretta transizione ecologica anche all’interno del settore europeo delle costruzioni non basta più – precisa Raffaella Moro Ceodi Reair – Considerati gli elevati livelli di inquinamento che colpiscono il continente europeo diventa prioritario e non più rinviabile affiancare alla transizione energetica l’utilizzo delle tecnologie innovative e scientificamente validate nell’efficacia che incidano direttamente sulla riduzione degli inquinanti».
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