- martedì 17 marzo 2026, 07:14
Roma, sedicenne violentato per giorni sulla metro: «Avevo paura ma l'ho denunciato». Arrestato impiegato 60enne (con figli)
«Mi guardava insistentemente e mi sorrideva, cercando il mio sguardo mentre fingevo di usare il cellulare».
Sulla banchina della metro per giorni lo ha cercato e per giorni lo ha molestato, sfruttando in almeno sei episodi la calca dell'ora di punta, i vagoni pieni, la minore età della sua "preda". Per giorni lo ha spinto contro le porte dei treni, dando le spalle agli altri passeggeri e coprendo, con il suo corpo, quello della vittima evitando così di essere visto. E lo ha toccato, ripetutamente e insistentemente, fino a che non è stato arrestato per violenza sessuale.
Si tratta di un italiano, 60 anni, con famiglia e figli che ogni mattina, da impiegato statale, raggiungeva il Centro dalla periferia di Roma con la metropolitana. Un uomo come tanti, mischiato fra i tanti, dalla fisionomia comune, robusto, alto, che senza dire una parola mai e senza conoscere la vittima, l'ha scelto fra tanti ragazzini che come lui, ma per esigenze scolastiche, salivano su quello stesso treno.
La dinamica
«Si è vero», ha ammesso l'indagato nel corso dell'interrogatorio di convalida, ammettendo quello che già la vittima a soli 16 anni aveva denunciato. Parole comprovate da video e dall'attività dei carabinieri della Compagnia Roma Centro che, raccolta la querela, avevano disposto un servizio di osservazione che ha poi portato all'arresto in flagranza dell'uomo.
Perché lui non si era fermato. Il 15 febbraio e poi il 26 dello scorso mese, il giorno dopo e ancora il 2, il 5 e il sei marzo scorsi. «Approfittando del fatto che una ragazza a fianco a noi avesse gli occhi chiusi - ha denunciato il 16enne - probabilmente assopita, e le altre persone intorno fossero girate dal lato opposto, introduceva la sua mano destra all'interno dei miei pantaloni, in particolare mi toccava le parti intime con le dita da sopra la mutanda. Io cercavo di sottrarmi spostandomi di poco verso la destra ma non riuscivo ad allontanarmi in quanto il vagone era davvero affollato. Mi irrigidivo ma non riuscivo a reagire in quanto sopraffatto dalla vicinanza dell'uomo».
Il 16enne, italiano anche lui, già dopo la prima violenza ha raccontato tutto in famiglia e ha deciso, lui stesso e in autonomia, di andare dai carabinieri.
Il racconto
Ad accompagnarlo sono stati i genitori e lui, mostrando una maturità non scontata e una forza da ammirare come pure hanno sottolineato i militari che lo hanno ascoltato, ha messo in fila tutti gli episodi, descrivendo le violenze, gli atteggiamenti, quanto subito e mostrando anche foto e video dell'indagato che era riuscito a fare. Ha chiesto aiuto e lo ha fatto, a 16 anni, con convinzione.
Il 60enne dal canto suo è stato fermato. Su di lui nessuna pendenza e nessun precedente con la giustizia. Un uomo come tanti, che aveva preso di mira quel ragazzino e ostinatamente lo cercava, aspettandolo e cambiando anche i vagoni non appena lo vedeva arrivare.
Nessuna parola è stata mai pronunciata dall'uomo durante le violenze, solo gli atti inquietanti compiuti da un comune impiegato statale che la sera tornava a casa e si coricava nel letto con la moglie. Nel corso dell'interrogatorio ha anche detto di aver frainteso, «di essere caduto in errore - si legge nell'ordinanza poi firmata dal gip - in ordine al consenso della persona offesa».
I fatti per come ricostruiti anche a seguito del controllo dei carabinieri «integrano - argomenta il gip - gli elementi costitutivi del delitto di violenza sessuale ipotizzato, tenuto conto della provata ingerenza, da parte dell'indagato, nella sfera sessuale della persona offesa, con atti che devono senz'altro e in modo inequivocabile ritenersi sessuali, atteso che hanno attinto le parti intime della vittima».
Per il 60enne l'arresto è stato convalidato con la misura dei domiciliari.
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