- venerdì 29 maggio 2026, 13:30
«Caldo, a Roma 100 giorni l'anno di "stress termico", ecco gli anni più estremi». Lo studio e lo strano caso del 2019
Roma è sinonimo di "stress termico". Lo dice l'ENEA in uno studio realizzato insieme alla Sapienza di Roma e Serco Italia Spa e pubblicato sulla rivista Atmosphere.
A Roma infatti i cittadini sono esposti a un marcato disagio termico dovuto alle alte temperature per oltre 100 giorni l'anno, un dato nettamente superiore rispetto al numero di giornate caratterizzate da vere e proprie ondate di calore. La ricerca evidenzia che nel 2018, nel 2020 e nel 2022 tutti i giorni classificati come ondata di calore coincidevano anche con condizioni di stress termico all'aperto. Tuttavia, sottolinea ENEA in una nota, «non vale il contrario»: non tutti i giorni di stress termico rientravano infatti nelle ondate di calore.
La relazione con le ondate di calore
Nel 2018 il 60% dei giorni di stress termico coincideva con un'ondata di calore, percentuale scesa al 50% nel 2020 e al 40% nel 2022. Lo studio ha preso in esame il periodo tra maggio e settembre di sei anni consecutivi, dal 2018 al 2023, durante i quali l'aumento di temperature e umidità ha determinato diffuse condizioni di disagio termico per la popolazione. Le temperature massime e minime giornaliere utilizzate per identificare sia le ondate di calore sia gli episodi di stress termico all'aperto sono state ricavate dai dati di due stazioni meteorologiche collocate nel centro della Capitale, al Collegio Romano e in via Boncompagni.
«In base ai dati raccolti, il triennio 2021-2023 è quello che ha registrato le condizioni piu estreme: le temperature minime hanno raggiunto picchi di 28 gradi nel 2023, mentre le massime hanno toccato i 40,5 gradi nel 2022», spiega la coautrice dello studio Serena Falasca, ricercatrice del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici presso il dipartimento Sostenibilita. Considerando sia le ondate di calore sia gli episodi di stress termico all'aperto, soltanto nel 2022 e nel 2023 i due fenomeni si sono verificati con la stessa frequenza.
Il caso del 2019
Emblematico il caso del 2019: in quell'anno non è stata registrata alcuna ondata di calore estremo, ma si sono verificati quattro distinti periodi di disagio termico all'aperto, per un totale di 99 giorni. Negli altri anni analizzati, il numero piu elevato di giornate di stress termico all'aperto e stato registrato nel 2018, con 102 giorni a fronte di 27 giorni di ondate di calore.
Seguono il 2022 con 101 giorni e 66 ondate di calore, e il 2021 con 98 giorni e 41 ondate di calore. I valori piu bassi del periodo 2018-2023 sono stati osservati nel 2020, con 85 giorni di stress termico e 16 ondate di calore, e nel 2023, con rispettivamente 81 e 33 giorni. «Nel complesso gli episodi di stress termico all'aperto hanno superato i tre mesi in quattro dei sei anni considerati (2018, 2019, 2021 e 2022), mentre negli altri due (2020 e 2023) hanno comunque oltrepassato i due mesi», aggiunge Falasca.
«Le ondate di calore, invece, hanno superato complessivamente un mese solo in tre anni su sei (dal 2021 al 2023). Questo significa - prosegue - che gli eventi di stress termico per le persone all'aperto non solo si verificano con maggiore frequenza rispetto alle ondate di calore, ma sono anche molto piu prolungati. In pratica, mentre le ondate di calore durano in genere tra 9 e 26 giorni consecutivi all'anno, gli episodi di stress termico possono estendersi da 25 fino a 65 giorni consecutivi, coprendo quindi periodi molto piu lunghi. E anche negli anni in cui le ondate di calore sono state poche o assenti, come nel 2019, la popolazione ha comunque sperimentato lunghi periodi di marcato disagio termico all'aperto».
Gli indicatori
Nello studio, la percezione termica all'aperto e stata misurata attraverso indici bioclimatici come il Moci (Mediterranean Outdoor Comfort Index), considerato uno degli strumenti piu efficaci per valutare e prevedere il comfort termico nella regione mediterranea. L'indice traduce le sensazioni soggettive di caldo e freddo in valori numerici su una scala a sette punti, da -3, che indica freddo estremo, a +3, che corrisponde a caldo estremo. Il Moci e stato sviluppato grazie all'analisi di un ampio database contenente dati personali, percezioni termiche raccolte tramite questionari e osservazioni relative a temperatura, umidita, velocita del vento e temperatura radiante globale registrate nel corso di un intero anno a Roma.
Nonostante il crescente interesse della comunita scientifica, gli eventi di caldo estremo e di stress termico continuano a essere definiti quasi esclusivamente sulla base della temperatura dell'aria. Una lacuna particolarmente significativa per il bacino del Mediterraneo, considerato uno degli hot-spot del cambiamento climatico, dove numerosi studi confermano una tendenza sempre piu marcata all'aumento dell'intensita e della durata delle ondate di calore. In Italia, inoltre, il quadro e aggravato da fattori come l'elevata densita abitativa e l'invecchiamento della popolazione. «Per questo motivo e fondamentale ampliare il concetto di ondata di calore, superando il riferimento alla sola temperatura e includendo altri fattori che ne determinano l'impatto complessivo, come la metodologia utilizzata in questo studio», conclude la ricercatrice ENEA.
- Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.