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  • di Valentina Pigliautile
  • sabato 30 maggio 2026, 00:09

Schlein, la mossa sull’energia: un "libro bianco" di proposte per gli alleati. E Conte rilancia le primarie

Dalle parti del Nazareno c'è chi la chiama già "agenda E", che sta per "Elly", certo, ma soprattutto per "energia". La segretaria sceglie di ripartire da qui dopo il boccone amaro delle amministrative di Venezia. Lo fa, come anticipato nei giorni scorsi dal Messaggero, da Civitavecchia, città simbolo della transizione energetica. Nessun evento costruito su due piedi, ma un confronto che rientra tra le tappe di un percorso di confronto sulle politiche industriali - dalla moda all'agroalimentare - coordinato dal dem Andrea Orlando, con imprese e associazioni sul territorio. Il punto di arrivo? Un libro bianco sulle politiche industriali che confluirà in un documento da presentare, tra settembre e ottobre, agli alleati di coalizione. «Siamo qui - dice Schlein - per proporre un metodo di governo fatto di ascolto e competenza, di chi non pensa di tenere sempre la verità in tasca».

La ricetta

Mentre il mondo guarda con il fiato sospeso a Hormuz e il governo attende una risposta da Bruxelles sulla richiesta di maggiore flessibilità sui conti, la leader dem mette a punto una ricetta per uscire dal pantano energetico. Con un presupposto chiaro: la scelta «rinnovabilista» del Pd, da declinare «in coerenza con i territori».

Si parte dalla proposta di un'unità di missione che riduca di 24 mesi i tempi autorizzativi per le rinnovabili, fino al rafforzamento delle commissioni competenti e al coinvolgimento delle comunità locali. «Bisogna fare in modo che chi vive nei territori in cui vengono costruiti gli impianti abbia benefici in bolletta».

Sul fronte dell'emergenza «innescata dalla guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu, Schlein punta su «un tetto europeo al prezzo del gas per l'emergenza». Anche se, ammette, quello che serve in Italia sono «risposte strutturali», perché «abbiamo molto da fare per non continuare ad avere i prezzi delle bollette più care d'Europa».

Lo sguardo è sempre alla Spagna di Pedro Sanchez, dove l'energia costa meno, i processi sono più snelli e gli impianti di rinnovabili vengono realizzati nel giro di 2-3 anni (e non in 6-7 anni come in Italia).

La numero uno del Nazareno affonda il colpo sui due dossier più cari per Giorgia Meloni: in prima battuta, la sospensione degli Ets (il sistema Ue che mette un prezzo alle emissioni), che Schlein bolla come una battaglia politica sbagliata (anche se non chiude a elementi di flessibilità per i settori "hard-to-abate") e che rischia di «far passare l'Italia dalla dipendenza dal gas russo a quella dal gas americano».

Anche sulla deroga alle regole di bilancio chiesta da Meloni la leader dem mette dei paletti: «Noi eravamo contrari ad accettare un nuovo patto di stabilità. Se si chiede flessibilità, lo si deve fare per gli investimenti strutturali, a partire da quelli sanitari e non soltanto energetici».

Quanto al nucleare, dossier sul quale il governo è deciso a premere sull'acceleratore, l'ex ministro Orlando non nasconde perplessità: «Dove andranno a finire le scorie dei piccoli reattori se non siamo stati nemmeno in grado di definire un deposito unico nazionale?». Nei ragionamenti del maggiorente dem entra pure la riforma del Titolo V, voluta al tempo (2001) dal centrosinistra: «Se da domani si raccogliessero le firme per modificarlo e riportarlo in capo allo Stato, firmerei. L'energia è sicurezza nazionale e la sicurezza nazionale non la possono discutere le Regioni».

Infine, la partita degli extraprofitti, secondo la responsabile Ambiente del Pd, Annalisa Corrado, «da tassare», evitando l'uso dei fondi di coesione per coprire le distorsioni del mercato. Tutte questioni destinate a finire sul tavolo degli alleati per il programma di coalizione.

La sfida politica

Il problema è quando: «Adesso è importante un progetto condiviso», ha detto Giuseppe Conte a Tagadà, rilanciando a modo suo anche la questione della leadership: «Io ho detto che le primarie possono essere una soluzione. Con il referendum - ragiona il leader pentastellato - abbiamo visto tantissima voglia di partecipare. Se questo può essere un modo per alimentare la partecipazione, lo faremo».

Sul fronte programmatico, tuttavia, è difficile che possa esserci un'accelerazione, visto che il M5S concluderà il suo percorso di ascolto della base del Paese tra fine giugno e luglio. Ma c'è chi teme (soprattutto in Avs) che il governo possa accelerare e andare a elezioni anticipate: scenario che complicherebbe il percorso della coalizione progressista.

Intanto l'ex premier si smarca dalle accuse di aver voluto nazionalizzare la partita elettorale a Venezia: che dal voto sarebbe arrivato un messaggio al governo «non l'ho detto io, perché non lo dico mai». Nel giorno in cui fioccano i messaggi di solidarietà alla Romania per l'attacco subito da un drone russo, il presidente M5S torna a insistere sul tema del doppio standard: «Condanniamo fermamente il drone russo sulla Romania, ma mi permetto di ricordare che nelle stesse ore l'esercito israeliano ha sparato su un aereo civile scambiandolo per un drone che sorvolava la Cisgiordania».

Anche in politica estera il campo largo dovrà cercare una linea unitaria. Operazione che (forse) richiederà più tempo rispetto all'energia.

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