- mercoledì 18 febbraio 2026, 09:31
Statali, aumento stipendi: chi ci guadagna (e chi ci perde), gli effetti della progressione a scaglioni
Per circa 3 milioni di dipendenti pubblici il 2026 è l’anno della terza “ondata” di ritocchi di stipendio, spinta dal rinnovo dei contratti 2025‑2027 e dal pacchetto fiscale della manovra. In teoria, tra aumenti tabellari e taglio dell’Irpef, la busta paga dovrebbe crescere in modo visibile; nella pratica, tra tasse, contributi e caro vita il saldo netto rischia di essere meno generoso di quanto immaginato.
Lo scenario
Il nuovo contratto delle Funzioni centrali per il triennio 2025‑2027 mette sul piatto quasi 10 miliardi e promette incrementi medi a regime di 167 euro lordi al mese per ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. La progressione è a scaglioni: +55 euro medi dal gennaio 2025, +111 euro dal 2026 e, appunto, 167 euro dal 2027, per tredici mensilità. Le simulazioni sui rinnovi del pubblico impiego parlano di aumenti potenziali fino a 184 euro lordi mensili a fine triennio per alcune fasce, considerando anche il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale. Ma al netto di Irpef e contributi, la traduzione sul conto corrente è molto più contenuta: per un funzionario con 40 mila euro lordi l’anno, la crescita reale si ferma intorno a qualche decina di euro al mese, una volta scontata l’inflazione.
L'effetto della manovra
La manovra 2026 affianca agli aumenti contrattuali un pacchetto fiscale “amico” dei lavoratori pubblici, a partire dal taglio dell’Irpef e dalla detassazione del salario accessorio. Per le fasce di reddito tipiche degli statali (tra 30 e 40 mila euro lordi) il combinato disposto di aliquote più leggere e premi meno tassati può valere tra 20 e 50 euro netti in più al mese, che si sommano agli incrementi contrattuali. Secondo le simulazioni di categoria, chi lavora nella Sanità, con stipendi medi attorno ai 43 mila euro, è tra i più avvantaggiati, mentre personale scolastico e autonomie locali, con retribuzioni più basse, vedono un beneficio inferiore ma comunque percepibile in busta paga. Alla fine, per un quadro delle Funzioni centrali il salto complessivo tra aumenti contrattuali e sconti fiscali può sfiorare i 664 euro l’anno, ossia poco più di 50 euro netti al mese.
Caro prezzi
Tuttavia, se si confrontano gli incrementi a regime con l’inflazione accumulata negli ultimi anni, i sindacati stimano che il guadagno reale per molti statali rischia di ridursi a circa 30 euro in più al mese, una volta depurato il dato dall’aumento del costo della vita. Per il singolo dipendente pubblico, insomma, il 2026 porterà una busta paga formalmente più pesante ma con margini di manovra limitati sui consumi quotidiani.E mentre all’Aran si lavora per chiudere il contratto entro il 2027 “nei tempi giusti”, la vera sfida sarà evitare che l’ennesimo rinnovo triennale si traduca solo in una corsa affannata dietro ai prezzi, più che in un reale cambio di passo per il lavoro nello Stato.
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