- lunedì 15 luglio 2024, 00:40
Stipendi Statali, aumenti medi da 150 euro nei nuovi contratti. Via i paletti allo smart working, ecco cosa cambia
Per i dipendenti dei ministeri, delle Agenzie fiscali, dell’Inps, dell’Inail e degli altri enti economici, l’aumento medio di stipendio sarà di 159 euro. Un po’ più alto per i funzionari: 170 euro lordi al mese. Per gli infermieri e il restante personale della Sanità, gli scatti mensili medi previsti saranno di 158 euro, a cui però andranno aggiunti altri sei euro al mese di indennità di Pronto soccorso. Per i dipendenti comunali, come di consueto, gli aumenti saranno leggermente più bassi (partendo da retribuzioni meno generose): 136 euro lordi mensili. Nel comparto Sicurezza e Difesa, che comprende Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito, Marina e Aeronautica, gli aumenti contrattuali medi saranno di 156 euro mensili, ai quali però si aggiungeranno altre risorse stanziate in fondi ad hoc, che porteranno il totale a 195 euro.
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La trattativa
Domani, poi, si aprirà il tavolo del negoziato per i Vigili del Fuoco. Per circa 2 milioni di dipendenti pubblici, la stagione del rinnovo dei contratti è entrata nel vivo. Manca all’appello soltanto il comparto dell’Istruzione e della Ricerca, ma è questione di poco tempo. L’atto di indirizzo della scuola, il documento che segna il fischio d’inizio delle trattative, è pronto. Si aspetta quello dell’Università e poi la macchina potrà mettersi in moto.
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Smart working
Nei primi incontri che si sono tenuti in questi giorni tra Aran e sindacati si è discusso molto di smart working. La proposta dell’Agenzia governativa, come richiesto dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, è di eliminare il vincolo della prevalenza del lavoro in presenza in ufficio e rendere dunque “libero” lo smart working soprattutto per i lavoratori fragili e quelli con figli. Ma si è iniziato a discutere anche di soldi. E ai vari tavoli, la trattativa non si è mostrata per ora semplice. Una parte del mondo sindacale, guidata da Cgil e Uil, chiede che il governo nella prossima manovra di Bilancio stanzi più risorse.
Quante bastano, dicono i sindacati, per recuperare tutta l’inflazione degli ultimi tre anni. Qualcun altro, come la Confsal-Unsa, spinge invece per una firma immediata per mettere subito gli aumenti nelle tasche dei dipendenti.
Le mosse del governo
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha già messo le mani avanti. Per soddisfare la richiesta di coprire tutta l’inflazione, il governo dovrebbe trovare una trentina di miliardi di euro nella prossima legge di Stabilità. Una richiesta difficilmente accettabile per il ministero dell’Economia, alle prese con la costruzione di una manovra più complicata di quella degli anni passati per il ritorno dei vincoli del Patto di Stabilità europeo. Vincoli che, tra le altre cose, nella nuova versione delle regole comunitarie, si basano sul contenimento della spesa netta primaria, di cui una delle principali componenti sono proprio le uscite per le retribuzioni dei dipendenti pubblici. Difficile, insomma, che nella prossima manovra di Bilancio si riesca a replicare lo stanziamento di 8 miliardi di euro dello scorso anno che ha permesso l’apertura dei tavoli per le trattative. Quello che invece la prossima manovra dovrebbe fare, è stanziare i fondi necessari per l’indennità di vacanza contrattuale che sarà pagata il prossimo anno a tutti i dipendenti pubblici.
Il passaggio
Il contratto attualmente in discussione è quello che copre il triennio 2022-2024. Si tratta di un accordo che scadrà il primo gennaio del prossimo anno, quando dovrà iniziare ad essere aperto il cantiere del successivo contratto. Più che stanziare nuove risorse per l’accordo in scadenza, insomma, la manovra potrebbe volgere lo sguardo in avanti. E, magari, risolvere una questione che invece è già emersa al tavolo delle trattative della Sanità: la “tagliola” del cuneo contributivo. Un aumento medio di 150 euro, rischia di far superare la soglia dei 35 mila euro di reddito lordo annuo a molti infermieri che, in questo modo, perderebbero i benefici in busta paga della decontribuzione. L’aumento di stipendio e lo sgravio contributivo, in pratica, rischiano di elidersi a vicenda, lasciando invariato lo stipendio. Probabile però, che questo tema venga affrontato dal governo non solo per il comparto statale, ma attraverso una riforma complessiva dello strumento del cuneo. Già lo scorso anno erano state presentate alcune proposte per introdurre un meccanismo di riduzione graduale del cuneo, in modo da evitare l’attuale “effetto scalino”. Per chi si trova a ridosso dei 35 mila euro di reddito, anche un solo euro di aumento di stipendio oltre questa soglia, fa perdere 1.100 euro netti annui in busta paga proprio per la perdita del beneficio fiscale.
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