immagine Terremoto devastante centinaia di morti. Quasi 40 mila dispersi
  • di Angelo Paura, da New York
  • venerdì 26 giugno 2026, 02:45

Terremoto devastante centinaia di morti. Quasi 40 mila dispersi

Le immagini di un video mostrano una famiglia: un uomo copre alcuni bambini, mentre una pioggia di polvere e macerie li travolge in mezzo alla strada. Sono i palazzi che si sgretolano a causa di una delle due scosse che mercoledì hanno colpito il Venezuela, in quello che è stato definito il più grande terremoto degli ultimi 60 anni: il primo bilancio - ancora provvisorio - è di 188 morti, mille feriti e circa 40mila dispersi. Tra le vittime, fa sapere la Farnesina, c'è anche un italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970: era in un edificio crollato a La Guaira, a 30 chilometri da Caracas, una delle zone più colpite. E potrebbero esserci anche altri connazionali: «In Venezuela c'è una grande comunità italiana, oltre 140mila persone. Solo a Caracas sono oltre 65mila - ha detto il capo dell'Unità di Crisi della Farnesina, Nicola Minasi - A La Guaira stiamo registrando molte segnalazioni di persone che non rispondono».

Gli aiuti

Le due scosse, di 7,2 e 7,5, sono arrivate alle 18:04 e 39 secondi dopo, travolgendo l'area nord del Paese, in un evento definito «poco comune» dagli esperti. Era già successo nel 2025, ma la doppietta aveva ferito 100 persone: la magnitudo era stata di 6,2 e 6,3 e tra i due terremoti c'era stata una pausa più lunga.

Le testimonianze parlano di devastazione e ritardo negli aiuti e nelle ricerche, tanto che gruppi di cittadini le hanno condotte autonomamente, senza aspettare il governo di Delcy Rodríguez. C'è poi la questione delle migliaia di case costruite senza permessi sulle colline nella periferia di La Guaira e di Caracas: lì potrebbero esserci molti altri morti. In un video una donna sostiene di aver perso il fidanzato, mentre una coppia cerca il figlio che era nel parchetto del complesso a giocare a basket.

Intanto le Nazioni Unite stanno inviando personale specializzato in Venezuela, la presidente Rodríguez ha detto di aver chiesto al Fondo monetario internazionale 200 milioni di dollari per la ricostruzione. Trump ha promesso aiuto, scrivendo sui social mercoledì sera che gli Usa «ci saranno per i nostri nuovi e grandi amici» e che ha ordinato alle agenzie federali di «tenersi pronte ad agire rapidamente». Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha confermato l'invio di squadre specializzate nella ricerca dalla Virginia e da Los Angeles. La presidente, parlando alla nazione, ha invocato l'unità nazionale, citando i segnali di sostegno arrivati da tutto il mondo subito dopo il terremoto e sottolineando la promessa di invio di aiuti fatta da Trump. I soccorsi internazionali sono iniziati già da ieri sera: Rodríguez ha confermato squadre da Stati Uniti, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico e Qatar, mentre Cina, Brasile e diversi Paesi caraibici hanno offerto sostegno. L'Unione europea ha fatto scattare il meccanismo di Protezione civile e in Italia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha assicurato ogni tipo di sostegno.

Le cause

I sismologi sono convinti che il disastro sia avvenuto per diversi motivi: le condizioni morfologiche della Yaracuy Valley hanno portato il suolo ad agire come un liquido, diffondendo in modo più intenso le scosse, ma anche la mancanza di un sistema di prevenzione ha aumentato l'impatto. I residenti di Caracas e delle città vicine hanno descritto scene di panico e confusione: palazzi che crollano, vetri che esplodono, quartieri interi al buio. Secondo il servizio geologico americano, l'Usgs, molti degli edifici colpiti erano costruiti in mattoni e blocchi di adobe non rinforzati, particolarmente vulnerabili in caso di terremoto. Questo nonostante l'intera regione sia considerata fortemente sismica. Diverse analisi parlano della possibilità che i morti siano decine e decine di migliaia, soprattutto nelle aree rurali della zona costiera dello stato de La Guaira. La capitale era già stata colpita nel 1999 da una frana che aveva ucciso oltre 15.000 persone. Ma questo disastro è anche un nuovo test per Rodríguez che guida il Paese da pochi mesi, dopo aver sostituito Nicolás Maduro, arrestato e rimosso dal suo incarico da un'operazione militare americana e ora in prigione a Brooklyn in attesa di un processo per traffico internazionale di droga. Rodríguez, un tempo vicepresidente fedelissima di Maduro, ora deve gestire le pressioni di Trump e allo stesso tempo non scontentare parte della popolazione e dell'apparato del regime che continua a guidare il Paese.

Oltre alla confusione politica e al tentativo di riapertura guidato dagli Stati Uniti, il Venezuela sta attraversando una profonda crisi economica. Nonostante sia uno dei Paesi più ricchi di giacimenti di petrolio al mondo, anni di mancato sviluppo tecnologico delle raffinerie e degli strumenti di estrazione lo hanno lasciato molto indietro rispetto ai suoi avversari. Donald Trump, sin dall'inizio dell'operazione avvenuta a febbraio, ha detto che il Paese collaborerà con Washington per modernizzare l'industria e creare benessere per la popolazione: per ora i risultati sono stati scarsi e le difficoltà molto più pesanti del previsto. Ora il terremoto potrebbe aumentare le tensioni in un Paese dove l'inflazione continua a essere al 524% e le infrastrutture sono inadeguate per il rilancio dell'economia.

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