• di Sergio Sciarelli
  • mercoledì 9 agosto 2023, 00:00

Quel fragile equilibrio ​tra bellezza e sostenibilità

C’è un fenomeno recente tanto favorevole da apparire quasi incredibile, ma che in realtà stiamo vivendo con apprensione. Il fenomeno riguarda gli effetti contrapposti dell’esplosione del turismo a Napoli e nei luoghi circostanti, che rischia di tramutare una risorsa economica molto appetibile in una fonte di penalizzazione per i cittadini e per gli stessi visitatori.

Il tema sottostante è quello del conflitto tra sostenibilità economica, sociale e ambientale, resa difficile a causa dell’eccessivo affollamento stagionale nei nostri luoghi, noti in tutto il mondo. Capri, Ischia, la Costiera amalfitana, Pompei, Sorrento e, ovviamente, Napoli hanno visto incrementarsi i flussi turistici al di là delle effettive possibilità di accoglimento, con l’esigenza, che sarebbe risultata davvero impensabile solo qualche anno fa, di auspicare politiche di “demarketing” per contenere tutti i vantaggi di una risorsa pregiata di cui si desideravano i cospicui benefici. 

Come in tutti i casi di crescita accelerata e non governata preventivamente dalle autorità responsabili, un fenomeno positivo rischia, dunque, di produrre eccessive penalizzazioni per la vivibilità e l’ambiente. 

Di fronte ad una realtà del genere, ampiamente testimoniata dalle code e, spesso, dalle risse tra turisti, cosa potere fare e da parte di chi per ridurre il divario tra movimento turistico e capacità di accoglienza delle strutture?

Il tema è senza dubbio complesso visto che sarebbe doverosa l’adozione di misure drastiche di emergenza poco gradite agli operatori turistici e di difficile attuazione (riduzione dei collegamenti con le isole del Golfo di Napoli e con la costiera amalfitana, limitazione del traffico automobilistico, riduzione delle aree di parcheggio). Per limitare la concentrazione dei flussi nei luoghi meno attrezzati e capienti, gli interventi classici sono infatti quelli di carattere tariffario preferiti, ad esempio, a Venezia e Firenze (aumento dei prezzi della ricettività, della ristorazione, dei servizi pubblici), riguardanti l’accessibilità, applicazione di regole fortemente limitanti per la circolazione e la sosta. Tutte misure di emergenza difficili però da attuare in modo immediato senza la collaborazione tra le autorità preposte al governo del turismo locale e l’imprenditoria operante sul territorio.

È chiaro che, nell’interesse di tutti, sarebbero ipotizzabili soltanto interventi di minore complessità idonei a migliorare temporaneamente i problemi (vedi la disciplina dell’accesso ai siti più visitati, l’organizzazione delle aree di imbarco e sbarco dei passeggeri, l’assegnazione degli “slot” per i trasferimenti aerei e marittimi), in attesa di una vera programmazione con misure definitive e ad alto impatto.

Ritorna qui il discorso di sempre sulla necessità, per quanto possibile, di evitare l’emergenza e privilegiare la definizione di strategie coerenti con gli obiettivi da perseguire in tempi medio-lunghi. È chiaro che il turismo nei suoi vari aspetti richiede un alto tasso di professionalità e un maggiore impegno nel governo di un’attività fondamentale nell’economia regionale.
In questo momento, tuttavia, in previsione di un’ulteriore espansione dei movimenti di visitatori, il problema di rilevante importanza si può concretare nel richiedere in modo pressante alle Istituzioni e agli operatori di vigilare sul fenomeno e di adottare qualsiasi misura possibile per migliorare la sostenibilità delle località in cui il problema della congestione si manifesta con maggiore gravità e con la più alta rischiosità.

Fortunatamente, da noi la situazione è forse più gestibile rispetto ad altre zone del Paese per l’abbondanza di siti di impareggiabile bellezza tra i quali tentare di influenzare, per quanto possibile, la “destagionalizzazione” dei flussi e per ottenere di “spalmare”, con opportuni incentivi, le presenze relative ai vari tipi di turismo (balneare, culturale, religioso, sportivo, di affari) che si concentrano nella nostra regione. Obiettivo comune deve essere quello di non disperdere gli indubbi vantaggi già acquisiti, con il pericolo, questa volta, di trasformare una favorevole opportunità di crescita in un indebolimento, sotto il profilo della sostenibilità, del valore di un patrimonio turistico unico al mondo.
 

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