immagine Terremoto in Venezuela, il testimone: «Terrore per 45 secondi qui a Caracas. Mi sembra di rivivere l’incubo dell’Irpinia»
  • di Mauro Evangelisti
  • venerdì 26 giugno 2026, 00:31

Terremoto in Venezuela, il testimone: «Terrore per 45 secondi qui a Caracas. Mi sembra di rivivere l’incubo dell’Irpinia»

«Vede, io le ricordo ancora le roulotte in Irpinia, quando tornavo nella cittadina in cui sono nato. Mercoledì sera abbiamo rivissuto lo stesso terrore, il panico totale. Ero a casa con mia moglie e una delle mie figlie. Siamo fuggiti, per fortuna abitiamo al piano terra. Pensi che la prima scossa è durata 45 secondi, sembrava non finire mai. Eravamo quasi tutti in casa qui in Venezuela perché il 24 giugno è festa nazionale, si ricorda la Battaglia di Carabobo, in cui l'esercito guidato da Simón Bolívar sconfisse gli spagnoli e diede di fatto al Paese l’indipendenza».
Antonio De Lisio ha 70 anni, è un geografo, e abita con la famiglia nel quartiere Florida di Caracas. È nato a Castelfranci, in provincia di Avellino, poi la sua famiglia si è trasferita in Venezuela, ma parla un italiano perfetto. «Ciclicamente torno in Italia, l’ultima volta ci sono stato nel 2023».
Come avete vissuto la nottata?
«Mia moglie e mia figlia hanno scelto di dormire in automobile. Io ho preferito restare in casa, ma su un divano vicino alla porta, per essere pronto a fuggire in caso di una nuova scossa. Sappiamo che ce ne saranno altre, il punto è capire quale sarà l’intensità».
Eravate in casa quando c’è stata la prima scossa?
«Sì, ed è stata potentissima, i palazzi tremavano. Da noi hanno tenuto, ma in quartieri vicini sono crollati. Tenga conto che nel 1967 già vi fu un importante terremoto in Venezuela. Allora si decise di costruire le nuove abitazioni seguendo le regole antisismiche, ma tutto è rimasto sulla carta perché soprattutto nei quartieri più poveri, ma anche in quelli più ricchi, c’è stato tanto abusivismo e le case sono state realizzate senza seguire alcuna regola. E poi ci sono i prefabbricati realizzati nel 2011 dalla Misión Vivienda voluta da Chavez».
Ci parli della prima scossa.
«L’abbiamo sentita molto intensamente per tre motivi: la durata, come le dicevo almeno 45 secondi. La magnitudo, visto che è stata altissima, pari a 7.2. Ed è stata molto in superficie e questo è un fattore rilevante. Ma il problema è che dopo poco c’è stata la seconda, ancora più potente, addirittura 7.5 hanno detto. Ma era una scossa diversa, non di assestamento, con un epicentro differente. La più forte di sempre dal 1900».
Il Venezuela si trova in zona sismica?
«Nel 1900 vi fu un terremoto di magnitudo 7.7. D’altra parte ci troviamo in un punto di contatto tra le placche tettoniche del Sud America e dei Caraibi e sono continuamente in movimento. Ci siamo sempre detti: prima o poi arriverà un nuovo terremoto, chissà quando sarà. L’altra sera, quando in Venezuela erano da poco passate le 18, abbiamo avuto una risposta. Ora c’è un’altra domanda: quanto saranno forti le prossime scosse? Dagli Stati Uniti parlano di una possibile magnitudo sotto il cinque, ma stiamo a vedere».
Questo terribile terremoto è andato a colpire un Paese che sta vivendo una drammatica crisi economica ormai cronicizzata.
«Esattamente. Il cambiamento della situazione politica non ha portato i benefici che la maggior parte dei venezuelani si aspettava. Tenga conto che siamo un Paese in cui l'inflazione è al 600 per cento, in cui i salari perdono giorno dopo giorno il loro potere d'acquisto. Per la popolazione questa nuova catastrofe rappresenta un colpo letale. Stanno arrivando aiuti dai paesi vicini e si dice anche dagli Stati Uniti. Ecco, si dice che il fatto che il governo abbia accettato l'intervento degli americani rappresenti una novità, ma non è del tutto vero. Io ricordo nel 1999, quando ci fu una disastrosa alluvione, anche in quel caso arrivarono aiuti dagli Usa. Qui la Cia oggi è presente, gli americani sono presenti».
Ma la caduta di Maduro e un sostanziale accordo sullo sfruttamento del petrolio da parte di Washington con l'attuale governo non ha cambiato la situazione economica?
«Al momento no, servirà tempo. Per questo c'è enorme delusione. Per ora non si vede alcun segnale positivo economicamente, non può esserci una soluzione magica dall’oggi al domani, anche se politicamente qualche cambiamento c’è stato, come la liberazione di alcuni prigionieri politici. La protezione civile e i vigili del fuoco avranno bisogno di aiuti immediati per organizzare i soccorsi. Qualcuno parla di saccheggi nelle ore successive al sisma. Io non ne ho visti, ma non mi sorprenderebbe se fosse realmente avvenuto vista la disperazione di parte della popolazione, però non mi aspetto un fenomeno massiccio».
Che rapporti ha mantenuto con l'Italia?
«Solidi. Mio padre aveva un'agenzia di viaggio, per questo tornavamo con una certa frequenza. E andavamo in Irpinia, la terra di provenienza della mia famiglia. Sembra destino: anche quella terra è stata colpita in modo brutale dal terremoto nel 1980. Anch’io ho dormito in roulotte. Per fortuna, qui a Caracas la mia casa ha resistito, ma in altri quartieri e in città vicine è andata molto peggio. Non c'è pace per il Venezuela».

 

  • Annunci correlati

Trilocale, viale Aurelio Saffi

1.400 €
Affitto Trilocale a Roma (RM)
102 m2 3 stanze 2 bagni TRASTEVERE: ELEGANTE PIANO RIALZATO CON GIARDINO APPENA RISTRUTTURATO UBICAZIONE: centrale e servita dalle principali infrastrutture urbane e di quartiere (stazioni FS e Metro...

IlMessaggeroCasa.it