- venerdì 26 luglio 2024, 07:00
Zes unica al Sud, piano in tre anni: missioni specifiche per ogni regione
Il via libera ieri dal Gruppo tecnico di lavoro con il ministro Raffaele Fitto e i rappresentanti di Cnel, Banca d'Italia, Banca europea per gli investimenti, Ocse, Cassa Depositi e Prestiti, Istat, Confindustria, Svimez, Assonime. Oggi in Cabina di regia il varo del Piano strategico triennale della Zes unica Sud, la cornice di riferimento della nuova misura che individua le filiere strategiche per lo sviluppo della Zona economica speciale, selezionando gli ambiti produttivi già presenti nel Mezzogiorno e quelli che hanno maggiori opportunità di crescita. Ma sarà anche lo strumento attraverso il quale recuperare le risorse per far fronte in maniera organica all'emergenza idrica che sta affliggendo il Mezzogiorno e soprattutto la Sicilia e per accrescere la dotazione di risorse destinate al Credito d'imposta della Zes unica, dopo il clamoroso e inaspettato boom di domande da parte delle imprese meridionali (oltre 16mila, quasi un terzo delle quali provenienti dalla Campania) che ha fatto schizzare la richiesta di investimenti a quasi 9 miliardi e mezzo. Il Piano strategico, avallato dal tavolo di ieri, dice Fitto, «i cui componenti hanno espresso il loro apprezzamento per il documento finale», «ci consente di definire una strategia per la Zes unica frutto di un'attenta analisi e capace di guardare con fiducia al futuro, per restituire al Mezzogiorno il ruolo di centralità che merita».
La strategia
È un tassello importante (Fitto ha rispettato il cronoprogramma, avendone annunciato da tempo la presentazione entro luglio) che richiama uno dei temi strategici delle Zes ancorché poco approfondito dopo la loro istituzione. E cioè, la capacità dei territori di specializzarsi in missioni e sistemi produttivi legati alla cultura industriale e all'identità degli stessi per evitare duplicazioni di iniziative e di progetti a distanza di poche decine di km, pur rispettando ovviamente il sacrosanto principio della libertà di concorrenza tra le imprese. Proprio per questo le fibrillazioni scatenate dalla inaspettata mole di domande per accedere al Credito d'imposta potrebbero trovare nuove e importanti risposte, atteso che comunque il governo lo ha spiegato a chiare lettere ieri lo stesso Fitto nell'informativa alla Camera è impegnato a fare chiarezza sul futuro a brevissimo termine dell'incentivo. Ovvero, a capire se quasi tutti i 9,4 i miliardi richiesti (quelli per i nuovi investimenti ammontano per la precisione a 9,2 miliardi) corrisponderanno ad interventi certificabili nei tempi previsti (il 15 novembre, cioè, anche se, trattandosi di prenotazioni, i tempi possono slittare con la presentazione da parte delle aziende proponenti dei cosiddetti certificati integrativi per ottenere eventuali proroghe dei termini).
Al momento la copertura arriva a 1,8 miliardi di euro calcolati dal ministro sulla scorta del tiraggio delle Zes dello scorso anno, e aumentati di altri 400m milioni (Fitto annuncia a breve uno studio dettagliato sugli investimenti reali delle ormai ex 8 Zes che hanno determinato la fissazione dell'attuale tetto di spesa). Ma questa disponibilità farebbe scendere, secondo i calcoli dell'Agenzia delle Entrate, al 17% o anche al di sotto (per le grandi aziende si parla al massimo di un 7-8%) il Credito d'imposta per ogni progetto, molto meno del 60% indicato dalla norma di legge. Ad esempio, per un investimento da 500mila euro si passerebbe dai previsti 300mila euro di agevolazione a circa 53mila, con la conseguenza che non ci sarebbe quasi più alcuna convenienza ad andare avanti. «Il governo si impegna a trovare risorse aggiuntive» ribadisce il ministro confermando il giudizio a dir poco negativo sul provvedimento dell'Agenzia delle Entrate: «Non ho condiviso il provvedimento perché il termine per l'adozione non era perentorio e prima che fosse definito avevo inviato una richiesta di dati sugli investimenti realmente realizzati».
Le cifre
Per Fitto, che ha reiterato la richiesta di approfondimenti all'Agenzia, il provvedimento che ha scatenato la forte reazione delle opposizioni parlamentari e generato un'inevitabile, legittima preoccupazione nel sistema delle imprese, «non si basa sulla situazione reale» ma appunto sulle prenotazioni da parte delle aziende. Una novità introdotta con la Zes unica che probabilmente non era stata fino in fondo valutata nei suoi effetti pratici. Insomma, è necessario «avere i dati sugli investimenti effettivamente realizzati» e che danno diritto all'agevolazione, annuncia il ministro che comunque guarda oggettivamente al bicchiere mezzo pieno. «Il governo pende atto molto positivamente che la strategia messa in campo con la Zes Unica ha prodotto una risposta forte ha affermato Fitto come ha sottolineato anche Confindustria. Per cercare una soluzione sul fronte della copertura è necessario disporre di un quadro chiaro rispetto al reale utilizzo delle risorse. Di sicuro, il numero inimmaginabile di domande arrivate fa sì che non si possa parlare di un fallimento ma di un grande successo della misura».
Per le opposizioni, come detto, i conti invece non tornano con il sospetto che non si riuscirà a trovare tutte le risorse necessarie. «Nella versione precedente delle 8 Zes regionali si legge ad esempio in una nota del deputato campano del Pd Piero De Luca - il credito d'imposta valeva fino al 45% degli investimenti. Oggi la percentuale del credito d'imposta per investimenti nella nuova Zes unica è pari secondo i calcoli al 10% circa dell'investimento. Era ampiamente immaginabile questo disastro visto l'ampliamento del territorio Zes di 500 volte».
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