immagine Tassa sui rifiuti, a Roma
in media 383 euro l’anno
  • di Vincenzo Malatesta
  • Lunedì 4 Dicembre 2017, 09:20

Tassa sui rifiuti, a Roma in media 383 euro l’anno

Il Ministero dell'Economia: Tari, calcolata in proporzione ai rifiuti, va conteggiata una sola volta anche quando la casa ha box o cantina. I rimborsi
 

Lieve riduzione della tassa rifiuti a Roma nel 2017: una famiglia di tre persone con una casa di 100 metri quadrati paga in media 382,75 euro contro i 388,94 dell’anno scorso, dunque il 2 per cento in meno. Ma si spende comunque più che a Milano e Torino. Per un single, poi, nella Capitale il tributo risulta più caro: da solo sborsa quasi metà dell’importo a carico della famiglia media. È quanto emerge dall’undicesimo report nazionale “Servizi e tariffe dei rifiuti” di Federconsumatori. Intanto il ministero dell’Economia precisa che la quota variabile della Tari, calcolata in proporzione ai rifiuti conferiti, deve essere conteggiata una sola volta anche quando l’abitazione ha una cantina o un box: un chiarimento necessario dopo l’interrogazione parlamentare che ha rivelato il computo illegittimo di alcuni Comuni che gonfiano la pretesa se l’appartamento ha una pertinenza. A Roma, precisa tuttavia l’Ama, il calcolo «viene effettuato in maniera pienamente regolare».
 
Sopra la media

Nella Capitale la famiglia media continua a spendere per i rifiuti di più rispetto alla media nazionale, che si attesta a circa 322 euro e cresce del 2 per cento rispetto al 2016, e agli standard del Centro Italia, fermi a poco più 300 euro, contro i 310,39 del Nord e i 344,40 di Sud e Isole. Insomma: la Tari è più salata che in tutte le altre venti principali città italiane, tranne Cagliari e Napoli che tuttavia mostrano prelievi record (rispettivamente 549,09 e 448,23 euro).


Obiettivo riciclo

La musica non cambia per la famiglia «mononucleare»: a Roma chi abita da solo in una casa di 60 metri quadrati paga per la tassa 175,53 euro contro i 149,24 di Milano e i 132,81 di Torino; il tutto mentre la media nazionale si ferma a 145,93 e quella del Centro Italia a 135,57. Lo studio di Federconsumatori è pubblicato in concomitanza con la settimana europea per la riduzione dei rifiuti e ha un focus sui costi della raccolta differenziata: il 91 per cento degli italiani dichiara di farla abitualmente, ma il nostro Paese è ancora lontano dagli standard europei che prevedono di raggiungere il 60 per cento di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e il 65 entro il 2030. Ancora il 91 per cento degli intervistati dall’Ipsos indica fra le raccolte più “gettonate” quelle di carta, vetro e plastica ritenendole «buone abitudini ambientali». E il 93 per cento del campione considera la differenziata «un’utile necessità».      
 
Superficie e composizione

Il dipartimento delle Finanze, intanto, con la circolare 1/2017 offre un vademecum per evitare sorprese nella bolletta per l’utenza domestica. La quota fissa della Tari è determinata sulle componenti essenziali del costo del servizio in base alla superficie dell’immobile e alla composizione del nucleo familiare; quella variabile viene calcolata in base a un coefficiente di adattamento quando non risulta possibile misurare i rifiuti prodotti casa per casa.


Esempio pratico

Poniamo ora che la superficie dell’appartamento sia 80 metri quadrati e 20 quella della cantina, pertinenza dell’immobile. E che la tariffa per la parte fissa ammonti a 1,10 euro e l’importo per quella variabile si attesti a 163,27 euro. In tal caso il coefficiente di 1,10 va moltiplicato direttamente per 100 metri quadri, cioè gli 80 dell’appartamento più i 20 della cantina: il risultato è 110. E dunque l’importo corretto della Tari è pari 273,27 euro, frutto della somma fra 163,27 e 110 euro. Moltiplicando invece la tariffa di 1,10 euro della parte fissa sia per gli 80 metri dell’appartamento sia per i 20 della cantina, sommando ciascun risultato con 163,27 e poi facendo il totale si arriva a una tassa-monstre di 436,54: quest’ultimo calcolo è errato perché non si può ritenere che cantine e box producano più rifiuti di un’abitazione mentre così facendo il nucleo familiare viene calcolato due volte. Eventuali istanze di rimborso nei confronti dei Comuni che hanno sbagliato vanno proposte entro cinque anni dalla data del versamento e soltanto a partire dal 2014, anno in cui la Tari ha sostituito la Tarsu.
 

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