immagine Benevento, panico al Rummo: danni in Neurochirurgia e botte ai medici
  • di Luella De Ciampis
  • giovedì 18 luglio 2024, 07:28

Benevento, panico al Rummo: danni in Neurochirurgia e botte ai medici

Monitor sfondati, suppellettili distrutte, vetrate infrante e reparto a soqquadro, oltre all'aggressione fisica alla anestesista di turno e agli infermieri, sono il bilancio dei momenti di terrore che si sono materializzati all'alba di ieri, nel reparto di Neurochirurgia del «Rummo».

A compiere lo scempio, i familiari di una 74enne napoletana che, nella giornata di martedì, aveva subito un delicato intervento chirurgico e che, per motivi ancora da accertare, non ha superato il post operatorio. Dopo aver ricevuto la notizia del decesso della congiunta, i familiari sono passati subito alle vie di fatto, ancor prima di sporgere denuncia contro i medici che hanno eseguito l'Intervento e contro la struttura che ha avviato un'indagine interna e che, già nella giornata di ieri, era in attesa di una relazione circostanziata da parte del personale medico sull'accaduto.

Fin dalle prime ore del mattino, in ospedale c'è stato un andirivieni di forze dell'ordine che hanno cercato di venire a capo della situazione e proceduto all'acquisizione delle cartelle cliniche. Nelle indagini sono stati coinvolti sia la polizia che i carabinieri, intervenuti subito dopo l'accaduto per riportare la calma nel reparto. Attualmente, la salma della pensionata è stata trasferita alla morgue dell'ospedale e posta sotto sequestro, in attesa che la Procura predisponga l'autopsia e proceda alla nomina del medico legale che dovrà effettuarla. Botte, minacce e scene di panico che non hanno precedenti e non appartengono agli ospedali del Sannio nei quali sicuramente negli ultimi anni sono stati perpetrati diversi atti di violenza, in genere solo verbale, nei confronti del personale sanitario, magari aggravati dallo sfondamento di qualche vetrata del Pronto soccorso per mano di persone con problemi psichiatrici, di alcolismo o di droga, ma mai si era verificato un episodio di tale violenza che ha seminato il panico tra i presenti.

Negli anni scorsi, in seguito all'incendio appiccato nottetempo in un'ala in costruzione del Rummo, erano state adottate misure di sicurezza drastiche ma efficaci che impedivano l'accesso in ospedale dall'esterno nelle ore notturne, mentre ora c'è una maggiore libertà di raggiungere i reparti, soprattutto se si tratta di quelli situati nella palazzina dove insiste il Pronto soccorso, come la Neurochirurgia.

Entrando nell'area dell'emergenza, si possono raggiungere senza essere fermati tutti i reparti ubicati nella palazzina, anche se in questo caso non si è trattato di un'intrusione imprevista ma di un attacco avvenuto per mano dei parenti della donna deceduta. Il servizio di sorveglianza è attivo solo fino alle 20 per cui di notte, il personale sanitario non si sente al sicuro e, in alcuni casi, chiude a chiave i locali in cui svolge il servizio notturno. La paura non è subentrata ieri ma ha radici profonde perché, quest'ultimo atto di violenza, particolarmente grave, è solo la punta dell'iceberg di quanto accade quotidianamente, delle continue proteste dei pazienti e dei loro familiari che si alterano e alzano i toni, sempre più spesso anche per futili motivi, sia nei reparti di degenza che in Pronto soccorso.

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Medici e infermieri svolgono un lavoro mirato a rispondere ai bisogni di salute della popolazione e quotidianamente si sottopongono a turni particolarmente onerosi, in condizioni non consone in quanto sono pochi e non si sottraggono ai loro doveri. Le continue aggressioni da parte dell'utenza che sfoga il malcontento, le frustrazioni e la rabbia sugli operatori sanitari non fa che accentuare le carenze, in special modo in alcuni reparti, proprio perché il personale non si sente al sicuro e si demotiva non poco a scegliere alcuni settori in cui i rischi di diventare oggetto di continui attacchi è decisamente più elevato.

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