immagine Benevento, cardiologia del Rummo: 141 ammessi e arriva lo stop all’esodo
  • di Luella De Ciampis
  • giovedì 11 luglio 2024, 00:00

Benevento, cardiologia del Rummo: 141 ammessi e arriva lo stop all’esodo

Boom di adesioni al concorso per la Cardiologia del Rummo che ha totalizzato 156 iscrizioni e 141 ammessi in prima battuta perché in possesso di tutti i requisiti necessari alla partecipazione. A questo punto, l'azienda ha la certezza di poter attingere dalla graduatoria concorsuale per reclutare il numero di professionisti necessario a colmare le attuali carenze, tanto più che, chi accetterà l'incarico, a tempo pieno e indeterminato, avrà l'obbligo di rimanere in servizio nel reparto dell'ospedale cittadino per un periodo non inferiore a cinque anni.

La decisione

Il direttore generale Maria Morgante, applicando questa clausola contrattuale, ha messo fine all'esodo di personale medico che, vinto il concorso nella struttura cittadina, a distanza di qualche anno optava per un altro ospedale più vicino al luogo di residenza. Anche perché, l'azienda ospedaliera sostiene dei costi, peraltro non eccessivi, che variano da un minimo di 5mila euro a un massimo di 10mila per espletare concorsi di cui, per molto tempo, hanno finito per beneficiare altre strutture.

I requisiti richiesti per partecipare al concorso di Cardiologia implicano una comprovata esperienza in cardiologia interventistica per le procedure di elettrostimolazione cardiaca, elettrofisiologia clinica, coronarografia, angioplastica coronarica percutanea. Attualmente, per garantire le prestazioni necessarie, l'ospedale ha attivato una convenzione per un massimo di 400 ore mensili aggiuntive con l'azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli, per un importo complessivo di 312.000 euro. Negli ultimi mesi, il personale medico in forza all'unità operativa di Cardiologia e Utic si era ridotto notevolmente, in seguito all'assenza di cinque cardiologi.

Nel dettaglio, due dirigenti medici stavano usufruendo del periodo di ferie da godere prima dell'imminente pensionamento, due erano in permesso per lunga malattia e uno aveva rassegnato le dimissioni volontarie nel mese di dicembre. I tre cardiologi andati via dovranno essere sostituiti con i nuovi medici provenienti dal concorso, mentre il discorso è diverso per gli altri due in malattia. Nel frattempo, l'organizzazione sindacale Cimo ha preso atto della mancata volontà di voler adottare interventi strutturali per ridurre i tempi di attesa in sanità perché l'attuale provvedimento legislativo premia il settore privato senza fornire chiarimenti né sul controllo dell’appropriatezza delle prestazioni erogate, né sull’impegno per il rinnovo dei contratti dei medici.

Il parere

«Il maggior carico di lavoro per noi medici dipendenti - spiega Guido Quici - presidente nazionale Cimo Fesmed e primario del Rummo - rispetto a una “mancia” economica oraria, vanifica la nostra richiesta di valorizzare l’indennità di specificità. Conosciamo tutti le vere cause che determinano i lunghi tempi di attesa, dalla mancata riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale, alla lunga stagione dei tagli in sanità, passando per la grave carenza di personale, fino al blocco ventennale del tetto di spesa e alla evidente inappropriatezza delle prestazioni legata alla “medicina difensiva”». Dunque, le difficoltà legate alle liste d'attesa non sono destinate a una rapida soluzione perché l'input deve arrivare dall'alto e gli sforzi, a livello locale, da soli non riescono a sortire gli effetti sperati.

«Manca – continua Quici - l’offerta sanitaria perché non si fa prevenzione secondaria e terziaria e il fabbisogno di personale è oggi messo in grave pericolo dall’algoritmo dell'Agenas. Inutile puntualizzare che non si tratta di un fatto locale ma dell'assenza di una seria riforma sulla responsabilità professionale, né si valorizza il ruolo del personale sanitario che necessita di una radicale riforma dello stato giuridico, normativo ed economico». Scendono dai 98,5 per 10.000 abitanti i posti letto nelle Rsa del Nord, ai 33,4 del Sud, mentre sale dal 6,5 del Nord al 13 del Sud, l'emigrazione ospedaliera per ogni 100 residenti dimessi. «Questa è solo la punta dell'iceberg - conclude Quici - della discrepanza che l'autonomia differenziata allargherà, compromettendo i diritti dei cittadini. Per questo, il sindacato dei medici intende essere parte attiva di ogni azione utile a scongiurare gli effetti devastanti di una legge mirata a trasformare l'Italia in tanti piccolo feudi».

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