- domenica 23 giugno 2024, 08:00
Capri senza acqua, si investa subito su reti idriche e invasi
È solo assurdo che, dopo aver ancora una volta preso atto che la crescita del Sud sia legata ormai a tre comparti chiave come l’agroalimentare, il turismo e la logistica, dopo aver appreso ed apprezzato il successo raggiunto ultimamente con un aumento del Pil pari a 1,3%, superiore allo 0,9% del Nord, non ci si renda conto che il comune denominatore di tale crescita è proprio la disponibilità continua e sicura di approvvigionamento idrico. Non ci si meravigli ancora che non esistano risorse adeguate per costruire una simile offerta infrastrutturale essenziale. Che bisogna fare interventi organici mirati alla realizzazione di invasi e di reti idriche adeguate nel Mezzogiorno del Paese.
Ripeto tutto ciò è assurdo come è inconcepibile che una delle realtà turistiche più rilevanti e più richieste del pianeta, come l'isola di Capri, resti senza acqua. Cosa preoccupante è che il caso Capri non è un fatto raro, di casi di mancanza d'acqua in località turistiche, non solo del Mezzogiorno, ne abbiamo tantissimi; in alcune realtà della Sicilia, ad esempio, l'acqua è assicurata ancora solo alcuni giorni durante la settimana.
D'altra parte basterebbe leggere le rilevazioni dell'Istat, secondo cui ogni anno le perdite delle reti idriche nazionali portano a uno spreco di 4,5 miliardi di metri cubi di acqua potabile (la sola Sicilia disperde il 50,5% dell'acqua immessa in rete). Risulta cioè evidente come l'acqua stia diventando sempre più un bene a rischio, che può essere salvato solo grazie a investimenti considerevoli soprattutto sulla rete. In realtà il divario italiano tra il Nord e il Sud si ripete anche in tema di acqua. Ad oggi, rispetto ai 14,9 miliardi di euro di fondi pubblici e privati che nei prossimi anni dovrebbero essere investiti nel settore su scala nazionale, solo 3,8 miliardi saranno destinati alle regioni del Sud; siamo sempre però nel campo della programmazione e degli impegni.
Oltre al record della Sicilia, dove, ripeto, viene disperso il 50,5% di acqua dalle reti idriche, e della Sardegna, dove il dato della dispersione raggiunge il 51,2%, anche sull'Appennino Centrale italiano la media dell'acqua dispersa nelle reti raggiunge il 48,4%.
Secondo l'Astrid (la Fondazione per l'analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni e sull'innovazione nelle amministrazioni pubbliche), l'85% delle procedure di infrazione emesse dalla Comunità europea nei confronti dell'Italia in tema di acqua riguardano proprio le Regioni del Sud. Carenza di depuratori, inefficienza dei sistemi fognari, difficoltà nello smaltimento dei fanghi e inadeguatezza delle dighe, sono le problematiche più frequenti cui si assiste nella maggior parte delle Regioni del Mezzogiorno.
Finora, e questo a mio avviso è davvero uno scandalo, dopo la esperienza della Cassa del Mezzogiorno, l'unica azione organica per tentare di superare questa grave emergenza la troviamo con la Legge Obiettivo del 2001 e con la Legge 166 del 2002 che assicurò 1,5 miliardi di euro come prima tranche per il ripristino funzionale degli schemi idrici del Mezzogiorno; con tali norme si sono realizzati interventi per circa 2 miliardi di euro. Per il resto grandi impegni e soprattutto una sistematica convegnistica.
Ora penso sia arrivato il momento, a tre anni dalla fine della attuale Legislatura, che nella prossima Nadef il governo comunichi, in modo formale, la volontà di assegnare una prima trance di risorse pari a 10 miliardi di euro per completare gli invasi esistenti e rendere funzionale le reti di distribuzione idrica del Mezzogiorno. Questa è una grande decisione che un Governo di Legislatura non può rinviare e né può, come fatto finora, assistere anche alle lentezze delle Regioni nell'attuazione di Piani anche comunitari mirati alla attuazione di tali finalità. È bene che il governo si convinca che l'agroalimentare ed il turismo vivono, come detto prima, proprio grazie alla disponibilità di risorse idriche e basta poco per rimettere in crisi la ultima crescita encomiabile del Sud.
Proprio perché ci spinge il massimo senso della concretezza, sappiamo benissimo che nella prossima Legge di Stabilità non sarà possibile prevedere un volano di risorse così elevato e per questo forse sarà opportuno che il governo invochi lo strumento del canone di disponibilità, cioè si realizzino le opere, le si collaudino e solo dopo venga assicurato un apposito canone ai realizzatori delle opere. In tal modo la incidenza nelle Leggi di Stabilità viene distribuita nel tempo.
Sono sicuro molti diranno che ci sono apposite risorse nei Fondi di Sviluppo e Coesione, ci sono anche risorse nel Pnrr, ci sono risorse anche in vecchi programmi nazionali; non interessa conoscere queste disponibilità perché purtroppo sono per anni, tanti anni, rimasti solo annunci. Si segua il metodo Fitto e si imprima un'accelerazione a questo tipo di investimenti strategici oltre che obbligatori.
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