- martedì 18 giugno 2024, 23:00
Classe dirigente efficiente e Mezzogiorno “bonificato” per non porre limiti alla ripresa
La straordinaria ripresa del dibattito sul ruolo centrale del Mezzogiorno in Italia e in Europa, che Il Mattino sta raccontando, sono elementi di una visione nuova e più approfonditi della questione meridionale. Il monito lanciato perché si abbandoni la stanca lamentazione del passato, insieme alla condanna dell’assistenzialismo improduttivo, testimoniano la volontà di superare uno stereotipo che ha rappresentato per lungo tempo un limite per il Mezzogiorno.
È sufficiente superare questi ostacoli per realizzare una vera rinascita socio-economica del Sud? O per ottenere risultati positivi è urgente fare i conti, tra l’altro, con due questioni che minano la credibilità delle comunità meridionali e del territorio di appartenenza?
Le emergenze da affrontare fanno riferimento al ruolo diverso che dovrà svolgere la classe dirigente e alla completa bonifica del territorio dalla criminalità organizzata ancora presente, a volte coin ruolo condizionante, nella realtà meridionale.
Nel primo caso, il ruolo della classe dirigente, essa è chiamata a svolgere una funzione attiva di partecipazione e di proposte nell’interesse del Sud. Troppo spesso, però, la latitanza dei rappresentanti del Sud in Parlamento, quando si è discusso di Mezzogiorno, la desertificazione degli scranni parlamentari hanno denunciato il limite dell’impegno. Non solo. Sui grandi temi come per la legge Calderoli dell’autonomia del regionalismo differenziato si è registrata una disunità delle forze in campo secondo la loro appartenenza politica. Di qui il limite della classe dirigente che non riesce ad avere una visione complessiva del Mezzogiorno, come fu nella prima fase della Cassa per il Mezzogiorno. Ne consegue che, soffermandosi nella difesa del proprio campanile, si rende inefficace l’utilizzazione delle risorse destinate ai temi unificanti dell’intero territorio meridionale. Inoltre, sempre a proposito del ruolo della classe dirigente, essa si è resa responsabile del mancato ammodernamento della burocrazia il cui ritardo insopportabile ha prodotto un grave danno nella progettazione di servizi nonostante le risorse fossero già disponibili. Ne consegue che la restituzione dei fondi europei, utilizzati per circa la metà di quelli erogati, è questione che grida vendetta. Non così al Nord dove si utilizza fino all’ultimo euro possibile.
Il secondo problema che imprigiona il Sud, tarpandone le ali, riguarda la completa bonifica del territorio dalla criminalità organizzata. Per affrontarla con decisione e fermezza occorre capire anzitutto la natura della malapianta. Da una parte, paradossalmente, essa si sviluppa sul terreno della povertà, dalla mancanza di lavoro e soprattutto dalla proposta di facili guadagni nei settori dell’illegalità. C’è poi la debolezza della politica che spesso si allea, o è succube, degli esponenti del malaffare proteggendone interessi in cambio del consenso elettorale. Quanto sia importante il tema della questione morale contro la corruzione è problema di grande attualità nell’intero Paese.
Stabilita, sia pure in modo sintetico, la natura del malaffare è importante capirne la gestione. Avviene allungando le mani sulle risorse pubbliche, fondi europei ordinari e Pnrr, fondi nazionali e, soprattutto, di risorse provenienti dai traffici illeciti. Di qui l’antistato che ramifica nel Mezzogiorno.
Come bonificare il territorio dalla malapianta? Occorre tempo e l’impegno per realizzare piani di sviluppo economico tali da rendere impotente la crescita della malapianta soprattutto fra i giovani. È una lotta difficile ma non impossibile. In questa direzione, in realtà, si avvertono importanti segni di ripresa che sollecitano una vasta discussione partecipata tra le forze in campo, compresa l’informazione, non piegata al silenzio, ma coraggiosamente impegnata per una svolta di un Mezzogiorno baricentro tra l’Europa e i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
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