immagine «Misuro l'intelligenza e la personalità; Napoli, il luogo ideale per la ricerca»
  • di Mariagiovanna Capone
  • sabato 24 agosto 2024, 08:47

«Misuro l'intelligenza e la personalità; Napoli, il luogo ideale per la ricerca»

Davide Marocco è un filosofo con un dottorato in Intelligenza Artificiale. All'apparenza due settori totalmente agli antipodi mentre invece sono il punto di forza del docente catanese, dal 2016 all'Università degli Studi di Napoli Federico II dove insegna Psicometria. Nel corso della sua carriera è stato in Giappone (alle Università di Tokyo e di Hokkaido) e soprattutto nel Regno Unito, dove è stato professore in Robotica cognitiva e Sistemi intelligenti all'Università di Plymouth. I suoi interessi di ricerca si sono concentrati sui modelli di comportamento della robotica evolutiva, sulle reti neurali artificiali, sull'evoluzione della comunicazione e del linguaggio. E a Napoli, con questo bagaglio di studi così particolare, affronta le sfide del futuro concentrandosi sull'utilizzo della tecnologia per comprendere l'uomo dal punto di vista psicologico e utilizzando innovativi metodi di IA per prevedere e studiare l'autismo.


Professor Marocco, prima di tutto, che cos'è la Psicometria?
«La Psicometria è una branca della psicologia che si concentra sulla misurazione delle variabili psicologiche. Si tratta di una disciplina che utilizza strumenti quantitativi, soprattutto la statistica, per misurare in modo oggettivo vari aspetti psicologici, come l'intelligenza e la personalità attraverso test specifici».

Questo campo come si intreccia con l'IA?
«Ero affascinato dall'idea di poter misurare qualcosa di astratto come l'intelligenza o la personalità in modo rigoroso e scientifico. La mia carriera fin dall'inizio ha preso una strada molto particolare, parlo della robotica evolutiva e dell'evoluzione del linguaggio. Ho iniziato, infatti, con una tesi sulla vita artificiale, grazie a un professore molto illuminato che mi ha introdotto a tecniche innovative, con cui si riproducevano sul computer alcuni comportamenti di organismi semplici, utilizzando tecniche che al tempo erano totalmente nuove, come le reti neurali artificiali. In quegli anni si introduceva l'IA, ho visto un'enorme opportunità di combinare queste due aree per migliorare la comprensione e l'applicazione pratica delle misurazioni psicologiche. Da lì, ho avuto l'opportunità di lavorare al CNR e poi all'estero, occupandomi di robotica autonoma e, successivamente, di evoluzione della comunicazione in organismi artificiali. In quel frangente, ho avuto l'opportunità di fare ricerca e insegnare anche in Giappone, fondamentale per il mio percorso: ho avuto la possibilità di collaborare con colleghi molto visionari con un approccio estremamente aperto e innovativo. Quell'esperienza mi ha permesso di esplorare applicazioni della filosofia al comportamento sia artificiale che umano».

Lei ha trascorso un periodo significativo in Regno Unito. Perché ha deciso di ritornare in Italia?
«Ho passato dieci anni in Inghilterra, occupandomi di robotica cognitiva. È stata un'esperienza arricchente, ma alla fine ho deciso di rientrare in Italia, spinto dal desiderio di contribuire al mio Paese: dopo un po' di tempo si comincia a sentire l'esigenza di voler ridare qualcosa all'Italia che ti ha formato. L'occasione è arrivata con il progetto Rientro dei cervelli e ho trovato nella Psicometria un punto di incontro tra i miei interessi di ricerca e l'ambiente accademico italiano».

Come è stato l'arrivo a Napoli?
«Collaboravo da tempo con studiosi della Federico II, però non conoscevo l'ambiente accademico. Ho trovato nella Federico II un ambiente molto aperto al cambiamento e alla sperimentazione, dove i giovani ricercatori hanno spazio e opportunità. Grazie anche a figure come l'allora rettore Manfredi, che ha creato un terreno fertile per nuove linee di ricerca. Questo mi ha permesso di continuare a esplorare i miei interessi, adattandomi alle nuove tendenze e orientando la mia ricerca verso applicazioni più pratiche e immediate. Inoltre, per le mie esperienze passate, il rettore Matteo Lorito mi ha scelto come delegato in Relazioni Internazionali in Asia e Oriente».

Qual è il suo attuale focus di ricerca?
«Attualmente, mi occupo di IA applicando reti neurali artificiali alla psicologia».

Tra le ultime sue pubblicazioni, noto una presenza consistente di studi connessi alla diagnosi dell'autismo.
«Sì, e questa è proprio uno dei nuovi campi di studio, cioè la possibilità di utilizzare metodi di IA, che oggi sono molto potenti, per studiare aspetti del comportamento che prima erano quasi impossibili da individuare. Questi metodi ci hanno permesso, ad esempio, di sviluppare uno strumento che fa previsione sulla diagnosi dell'autismo, attraverso lo studio del movimento e sullo sviluppo delle capacità del bambino di interagire con l'ambiente. Il punto della ricerca è aiutare: esistono già alcuni protocolli sperimentali, poco conosciuti in Italia, con cui si aiutano i bambini molto piccoli con autismo a costruire una relazione sana con l'ambiente».

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