immagine Disoccupazione mai così bassa in Italia dalla Grande Crisi del 2008
  • di Nando Santonastaso
  • sabato 31 agosto 2024, 08:00

Disoccupazione mai così bassa in Italia dalla Grande Crisi del 2008

Che in Italia il tasso di disoccupazione potesse calare ai minimi storici da 16 anni mentre in Germania dal 2022 crescesse di un punto, pur restando molto al di sotto del nostro, sembrava a dir poco improbabile solo pochi anni fa. E invece a luglio, in base alla rilevazione mensile dell'Istat, il numero di persone in cerca di lavoro nel nostro Paese è diminuito del 6,1% che corrisponde a 107mila disoccupati in meno, sia uomini che donne per tutte le classi d'età. Complessivamente il tasso di disoccupazione nazionale è diminuito al 6,5%, il più basso da marzo 2008 (cioè alla vigilia della Grande Crisi finanziaria globale), pur restando al di sopra della media europea che secondo le stime Eurostat rimane stabile al 6%. Decisivo il contributo della disoccupazione giovanile, diminuita di 0,6 punti e calata così al 20,8%. In Germania, come detto, il tasso di disoccupazione è salito al 3,4%, +0,4% rispetto ad un anno prima, come documenta l'aggiornamento Eurostat, ma in crescita ormai da circa due anni. Se un paragone tout court con l'Italia non è giustificabile, si ha però la conferma della stagnazione in atto nell'economia tedesca (nella quale, secondo l'Agenzia federale del Lavoro in un anno il numero totale dei disoccupati è aumentato di 176.000 unità in un anno, calcolando però anche i percettori di sussidi). Un allarme che preoccupa tutta l'Ue, che ha già provocato ripercussioni in termini di export e di equilibri politici ma rispetto al quale la crescita italiana si segnala come il vero elemento di stabilità per il futuro europeo. Non a caso il nostro tasso di disoccupazione risulta ormai da tempo più basso di quello francese, salito al 7,5% un mese fa. 

I numeri del lavoro 

Il calo dei disoccupati in Italia non è peraltro l'unica buona notizia sul fronte lavoro. Ce ne sono almeno altre due, entrambe significative, tra i numeri Istat: l'aumento degli occupati, che per la prima volta dall'inizio delle serie storiche vede l'Italia superare di 9mila unità, a luglio, la quota di 24 milioni di persone che dichiarano di avere un impiego; e il peso finalmente più rilevante della compone te femminile in questa crescita. Per entrambi i dati è difficile non scorgere il peso del Mezzogiorno, l'area cresciuta di più nel 2023 (al Sud si sono contati 6,3 milioni di occupati, quasi il 27% del totale Italia, con una crescita maggiore del dato nazionale, +3,1%, contro +2,1%), pur restando ancora lontana dalla media nazionale e da quella del Settentrione in particolare. La spinta di settori trainanti anche per il Pil nazionale, come il turismo e l'export, e il contributo della filiera delle costruzioni con le risorse del Pnrr fanno intuire che l'allineamento del Sud alla crescita del Paese, previsto per il 2024, si stia manifestando anche sul versante occupazionale. 

La crescita di giugno 

La crescita dell'occupazione in Italia rispetto al mese di giugno è stata di 56mila unità, «sintesi dell'aumento tra gli autonomi, che raggiungono i 5 milioni 233mila, e della diminuzione dei lavoratori dipendenti: sia di quelli permanenti, scesi a 16 milioni 19mila, sia di quelli a termine, scesi a 2 milioni 757mila», si legge nel commento dell'Istat. Il numero di occupati supera quello di luglio 2023 di 490mila unità (437mila dipendenti permanenti in più, soprattutto) mentre su base mensile, il tasso di occupazione e quello di inattività aumentano, raggiungendo rispettivamente il 62,3% e il 33,3% rispettivamente. All'appello mancano a luglio i giovani tra i 25-34 anni, il coloro è stato di 24mila unità. Una flessione, spiega l'Istat, dovuta principalmente all'aumento dei giovani inattivi, ovvero di coloro che in quella fascia d'età non cercano lavoro (o hanno smesso di farlo).

Cresce invece l'occupazione femminile, come detto, una tendenza che si era manifestata anche nei mesi precedenti: 54mila le nuove occupate in un anno, sottolinea Francesco Seghezzi, presidente dell'associazione Adapt, «positivo per le lavoratrici italiane, che sono state protagoniste di una crescita doppia rispetto a quella maschile, +2,9% contro un +1,5%. In numeri assoluti significa +293mila occupate, contro +198mila occupati». Naturalmente il gap da colmare rispetto alla media europea rimane alto e la questione interessa soprattutto il Mezzogiorno dove in alcune regioni, come in Campania, non si supera il 44%. È anche per questo, probabilmente, che il ministro del Lavoro, Elvira Calderone, si mostra cauta: «Mese dopo mese Istat restituisce l'evoluzione del mondo del lavoro e lo stretto legame con le dinamiche demografiche della società, che metteremo ulteriormente a fuoco nel prossimo G7 Lavoro di Cagliari. Ma non siamo ancora del tutto soddisfatti, ma la costanza di questi risultati conferma, ancora una volta, che la direzione del nostro impegno è quella corretta», dice. E aggiunge: «Il tasso di occupazione sale al 62,3% e interessa le donne di ogni età e nel confronto sull'anno coinvolge i giovani sopra i 24 anni mentre diminuisce tra quelli più giovani. Il segno positivo sugli autonomi è un altro degli elementi a cui guardare per cogliere la trasformazione in corso, che abbiamo scelto di sostenere attraverso gli incentivi inseriti nel Decreto coesione che puntano a promuovere le capacità di autoimpiego, anche con il tutoraggio nella fase di avvio del progetto». 

I lavoratori autonomi 

Gli autonomi sono forse la novità più inattesa, sia pure in parte. Anche in questo caso si tratta infatti di una tendenza in atto già da qualche mese ma il numero registrato a luglio, 249mila in più, viene subito dopo quello dei lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato e abbondantemente prima di quelli con contratti a tempo. Si tratta, commenta Seghezzi, di un aspetto da approfondire nelle nuove possibili dinamiche del mercato del lavoro in Italia. Dinamiche sulle quali incide peraltro anche l'aumento degli inattivi, una delle ombre sui dati di luglio che sarebbe un errore trascurare. 

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