immagine «Made in Sud» in 160 paesi tra il fascino auto sugli States e sponda Mediterranea
  • di Nando Santonastaso
  • venerdì 30 agosto 2024, 08:30

«Made in Sud» in 160 paesi tra il fascino auto sugli States e sponda Mediterranea

Almeno un euro di export targato Sud è presente nell'85% dei Paesi con cui l'Italia ha relazioni commerciali stabili. Questi ultimi sono 190, e quindi il made in Sud arriva in almeno 160 di essi. Nel 2023 il Mezzogiorno (dati Sace) ha esportato beni per un valore di 68,3 miliardi di euro (circa l'11% dell'export italiano) in crescita del 2,9% rispetto all'anno precedente, dinamica migliore del dato a livello nazionale rimasto stazionario. E inoltre nel primo trimestre 2024 (ultimo dato disponibile) il trend positivo è proseguito con un ulteriore aumento del 5,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-2,8% invece il dato nazionale). Se i Paesi Ue restano complessivamente il mercato più importante per le imprese meridionali, anche se la frenata dell'economia tedesca sta provocando non pochi problemi, è la vivacità degli scambi con quelli extra Ue l'elemento di novità degli ultimi tempi, fermo restando, come detto, che sul piano dei volumi scambiati il Sud fa numeri soprattutto di nicchia. 

Gli States 

Gli Stati Uniti, ad esempio, si confermano il Paese che in assoluto attira maggiormente gli esportatori meridionali. Nel 2023 hanno accolto merci per oltre 8 miliardi di euro (+21,9% sul 2022), sulla spinta soprattutto dei mezzi di trasporti. Partono per l'America sulle navi del Gruppo Grimaldi (che ieri ha preso in consegna dal cantiere coreano Hyundai Mipo Dockyard Co. Ltd di Ulsan, la quinta unità ro-ro multipurpose dell'innovativa classe G5 la Great Casablanca, e come tutte e sei le unità gemelle di questa serie è destinata ad accrescere ulteriormente la qualità dei servizi di trasporto marittimo offerti dalla compagnia partenopea tra il Nord Europa e l'Africa Occidentale) i Suv Tonale e le Dodge Hornet realizzati nello stabilimento Stellantis di Pomigliano d'Arco in Campania, destinate queste ultime esclusivamente ai consumatori a stelle e strisce.

E la stessa rotta ha interessato le Jeep Renegade e le 500 prodotte a Melfi, sempre per Stellantis. Se però si ragiona in termini di migliore performance del made in Sud si deve restare in Europa, e comunque sempre in un Paese che non aderisce all'Ue come la Svizzera: il farmaceutico, soprattutto sull'asse Novartis tra Torre Annunziata-Napoli-Basilea e Berna (che però è un hub e riesporta i farmaci per il cuore prodotti in terra oplontina verso la Cina, il Giappone e Singapore) ha spinto il settore ad un +79% che ha fatto inorgoglire i vertici della multinazionale (a Torre Annunziata, peraltro, è stato finanziato con le risorse dell'allora Zes Campania un importante rafforzamento dell'impianto produttivo nel quale operano oltre 400 unità lavorative). 

L'ultimo report di Sace, però, parla di molto altro. E segnala ad esempio che tra i mercati meno presidiati si registrano dinamiche in espansione dell'export meridionale per Messico (+22,1% nel 2023 e +56,2% tra gennaio e marzo 2024), Brasile (+7,6% e +36,8%), Arabia Saudita (+24,6% e +20,9%), Emirati Arabi Uniti (+27,1% e +23,8%) e India (+4,5% e +6,2%). Gli incrementi percentuali vanno sempre rapportati a dati iniziali piuttosto modesti ma indicano una tendenza che aiuta a capire perché l'Italia, anche grazie al contributo del Sud, ha potuto scalzare il Giappone dal quarto posto della classifica mondiale dei Paesi che esportano di più. 

Il portafoglio 

Non è un caso che sul piano dell'export la filiera dell'agroalimentare ha fatto il vuoto rispetto alle altre, mettendo a segno un aumento pari a 297 milioni, a prezzi correnti: + 6,9% nel 2023 rispetto al +4,5% della media dei distretti agroalimentari italiani monitorati dal gruppo Intesa Sanpaolo. Sui 15 distretti del macrosettore, 11 hanno chiuso il periodo considerato con livelli di export superiori allo stesso periodo del 2022.

E con i Paesi extra Ue? Le relazioni commerciali con quelli dell'area mediterranea si sono consolidate: oggi valgono per l'Italia oltre 51 miliardi di euro, cioè il 5,8% del totale del commercio estero del nostro paese. In particolare, sfiorano i 10 miliardi gli scambi con l'Algeria (derivanti in maniera preponderante dal settore energetico), e i 6 miliardi quelli con la Tunisia (sui quali pesano il settore energetico e quello tessile).

Buoni, ma con ampie possibilità di miglioramento, anche i rapporti con il Marocco: attualmente valgono circa 3 miliardi di euro. Ma qui la prospettiva appare decisamente incoraggiante alla luce del Piano Mattei che su base paritaria sta permettendo all'Italia di irrobustire le relazioni commerciali con un gruppo di Paesi africani, garantendo di fatto nuove potenziali opportunità di export alle imprese meridionali, le più vicine alla sponda Sud del Mediterraneo.

Per restare all'agroalimentare made in Sud, vale la pena di ricordare numeri tutt'altro che ordinari: il boom di richieste dagli Stati Uniti spinge ad esempio il lattiero-caseario sardo che guadagna 61,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre dello scorso anno, per un valore di 16 milioni. Ma ottime performance si registrano anche in Cina e Giappone e tra le new entry dell'export Sud c'è ora anche la Nuova Zelanda. Crescita a doppia cifra anche per le esportazioni di pomodoro di Pachino (+49,3%), ortofrutta e conserve del foggiano (+46,6%), pasta di Fara (+38,4%), mozzarella di bufala campana Dop (+31,9%), caffè e confetterie del napoletano (+30,1%), conserve di Nocera (+25,5%), alimentare napoletano (+18,9%), alimentare di Avellino (+15,7%), vini di Montepulciano d'Abruzzo (+9,3%), ortofrutta di Catania (+8,6%) e agricoltura della Piana del Sele (+2,4%). 

L'Oriente 

L'Oriente è l'altra grande sfida per il South export. Anche in questo caso il Mezzogiorno non parte da zero. La moda e l'abbigliamento, ad esempio: le ultime rilevazioni statistiche sul South fashion, misurato dagli esperti di Intesa Sanpaolo, parlano di vendite in salita del 12,1%, con un guadagno di 40 milioni in più nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Con il segno più sei distretti del comparto moda al Sud, tra cui spiccano gli aumenti dell'abbigliamento sud abruzzese (+32,4%, pari a 2 milioni), dell'abbigliamento del Napoletano (+29% pari a 27 milioni), dell'abbigliamento nord abruzzese (+24,5% pari a 5 milioni) e delle calzature napoletane (+24,1%). 

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