immagine Pnrr Italia, così il governo ha cambiato il piano nazionale di ripresa e resilienza: tre miliardi e 7 riforme in più
  • di Nando Santonastaso
  • lunedì 26 agosto 2024, 08:00

Pnrr Italia, così il governo ha cambiato il piano nazionale di ripresa e resilienza: tre miliardi e 7 riforme in più

Un'operazione complessa, molto articolata e resa ancora più impervia dalle polemiche e dalle preoccupazioni di chi temeva che si sarebbe messo a rischio l'intero impianto del Pnrr. I numeri che danno la misura, nel dettaglio, della rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, portata avanti dal ministro Fitto con il sostegno della premier Giorgia Meloni e dell'intero governo, e avallata dalla Commissione europea, dimostrano invece il contrario. Intanto che il Pnrr rimodulato non ha perso risorse per strada: è passato al contrario da una dotazione finanziaria di 191,5 miliardi di euro a 194,4, senza contare i circa 30 miliardi del Piano nazionale complementare. Ma soprattutto si è dato un indirizzo, non a caso apprezzato e condiviso dalla stessa Ue, che mette le risorse disponibili, da quelle del Piano a quelle ordinarie europee fino a quelle nazionali della Coesione, sotto un'unica regia. Ciò vuol dire, come lo stesso ministro ha ulteriormente ribadito al Meeting di Rimini, che aumenta la possibilità di spendere tutto ciò che dobbiamo spendere: se i fondi del Pnrr hanno come scadenza inderogabile per completare gli interventi quella del 30 giugno 2026, almeno per ora, le risorse della Coesione possono contare su tre anni in più. Coordinare la spesa e farla diventare sempre di qualità diventa dunque la strada maestra per evitare di trasformare l'opportunità, probabilmente unica, del Piano di ripresa e resilienza in un ennesimo, drammatico rimpianto. 

La riprogrammazione dei fondi del Pnrr 

Altro tema di fondo che emerge dalla lettura ragionata della revisione del Pnrr è quello relativo ai progetti che sono stati portati fuori dal Piano ma non definanziati, ha detto più volte Fitto rispondendo ad una delle accuse più ricorrenti da parte delle opposizioni parlamentari. La riprogrammazione ha interessato circa 22 miliardi di euro, tra cui 2,8 miliardi di risorse aggiuntive, 11,5 miliardi provenienti da risorse assegnate a misure in ritardo o inammissibili e rifinanziate in altri programmi e altri 9 miliardi rimodulati all'interno del Piano per economie maturate. Si tratta, spiegano dallo staff del ministro, di riprogrammazione di economie o risorse non impegnate che finanzieranno il Repower Ue, inserito a pieno titolo nello scenario del Pnrr come settima Missione (l'Italia non avrebbe potuto chiedere altro debito, ha spiegato ieri Fitto, perché l'aveva già impegnato tutto a suo tempo: con questa strategia è stato invece possibile aggiungere anche le nuove risorse, il Repower appunto, destinate agli interventi di natura energetica soprattutto). «A tutti gli interventi spostati dal Pnrr sono stati assicurati i finanziamenti necessari con il Dl Pnrr 19/2024», si sottolinea a Palazzo Chigi. 

Le riforme con il Pnrr 

Con la rimodulazione, le riforme, parte essenziale del Pnrr e del percorso finalizzato alla modernizzazione del Paese, sono passate da 59 a 66. Tutte le 59 riforme precedenti sono state mantenute. In accordo con la Commissione europea, è stata preservata l'ambizione degli obiettivi finali: «In alcuni casi, il percorso da seguire è stato parzialmente modificato ed integrato con nuove azioni di accompagnamento, per migliorare l'efficacia nel perseguimento degli obiettivi». Le 7 nuove riforme, di cui 5 relative al capitolo Repower Ue, includono il riordino degli incentivi alle imprese, la politica di Coesione; il Testo unico per le procedure in materia di energie rinnovabili di cui è stata appena approvata in Consiglio dei ministri una prima bozza; la Riqualificazione dei lavoratori (pubblici e privati); la Riforma dei Sussidi Ambientalmente Dannosi a partire dal 2026; misure per ridurre i costi di connessione alle reti del gas per gli impianti di produzione di biometano; e gli Strumenti a disposizione delle imprese per ridurre il rischio finanziario legato all'acquisto di energia da fonti rinnovabili. Dal punto di vista dei finanziamenti, la revisione ha interessato le imprese, la Transizione 5.0 con 6,3 miliardi, il supporto alle Piccole e medie imprese pari a 320 milioni per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.

Altri 2,5 miliardi di euro sono stati assegnati al supporto del sistema produttivo per la Transizione Ecologica, Tecnologie Net Zero e competitività e resilienza delle filiere produttive strategiche; 2 miliardi di euro per il finanziamento dei contratti di filiera nei settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo; 850 milioni di euro per il Parco Agrisolare; 308 milioni di euro per il Fondo tematico Bei per il turismo. E ancora: 1,2 miliardi di euro per la Ricostruzione dell'Emilia-Romagna, Toscana e Marche colpite dai terremoti, con particolare riferimento a reti e infrastrutture; 1,8 miliardi di euro per la realizzazione ed il rafforzamento strategico di reti elettriche e per il gas; 1,024 miliardi per il finanziamento di interventi per la riduzione delle perdite e della dispersione idrica. Un miliardo è stato previsto per l'acquisto di nuovi treni a emissioni ridotte; 400 milioni per l'elettrificazione delle banchine portuali (Cold Ironing); 823 milioni sono stati aggiunti a quelli già previsti per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici. 

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La rimodulazione ha interessato anche le famiglie a basso reddito (1,381 miliardi per l'efficientamento energetico degli immobili di edilizia abitativa pubblica e per i condomini) e i giovani per un totale di 718 milioni di euro. Ai giovani è stato altresì destinato l'incremento da 1 miliardo della dotazione finanziaria della Riforma Gol per favorire l'accesso al mercato del lavoro e per colmare il disallineamento tra domanda e offerte di competenze professionali. Infine, 750 milioni rimodulati andranno all'Assistenza domiciliare integrata e la telemedicina. Una revisione, si sottolinea, che non solo ha messo in sicurezza il Piano eliminando tutti gli interventi non in linea con i tempi e le condizionali tra Pnrr. E al tempo stesso garantisce più sostegno alle imprese che intendono avviare la transizione energetica: «A livello di sistema con il finanziamento di grandi reti energetiche realizzate da Snam, Terna ed Enel si è rafforzata la dotazione infrastrutturale del Paese e la sicurezza energetica, soprattutto quale hub energetico europea in linea con le strategie del Piano Mattei». 

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