- lunedì 26 agosto 2024, 07:00
Pnrr, Fitto al meeting di Rimini: «Non solo qualità della spesa, decisive le riforme»
C'è molta sintonia tra Enrico Letta, ex premier e autore del Rapporto sul Mercato unico europeo, e il ministro degli Affari europei, del Pnrr, del Sud e della Coesione, protagonisti ieri al Meeting di Rimini insieme a Piero Cipollone, membro del board esecutivo della Bce, nel dibattito coordinato da Giorgio Vittadini. Sintonia ma anche preoccupazione su come l'Europa deve attrezzarsi, senza più esitazioni, «per evitare che il suo futuro si riduca ad essere quello di una colonia della Cina o degli Stati Uniti», per dirla con Letta. Puntare senza mezzi termini «all'autonomia strategica» in settori come la Difesa e l'energia diventa indispensabile, come sottolinea Raffaele Fitto. «Non si può pensare di continuare a fare shopping nel mondo, favorendo inevitabilmente le imprese di altri Paesi perché non si riesce a chiudere la filiera sulla difesa europea», dice. E lo stesso ragionamento riguarda l'approvvigionamento energetico: «Dall'invasione dell'Ucraina ad oggi - spiega Fitto - si è assottigliata quasi del tutto la dipendenza energetica europea dalla Russia ma i prezzi, i costi dell'energia che consumiamo non si sono affatto ridotti».
L'Europa della frammentazione, come nel caso delle politiche fiscali, ne sta limitando profondamente le capacità di sviluppo. «Il problema prioritario della nuova Commissione di Bruxelles sarà come reperire i 500 miliardi all'anno che occorreranno per le transizioni ambientale, digitale e della difesa: se non mettiamo insieme capitale pubblico e soprattutto privato, tra risparmi incentivati e investimenti, sarà impossibile farcela», dice Letta che si proclama apertamente «sovranista europeo». Fitto è sulla stessa lunghezza d'onda e cita Ursula Von der Leyen di cui potrebbe diventare stretto collaboratore se l'Italia farà il suo nome per la nuova Commissione. Il riferimento è al passaggio del discorso di insediamento, nel luglio scorso, in cui la Presidente sottolineava la necessità di una profonda sburocratizzazione delle norme e delle procedure nell'Ue per accelerare la crescita e l'integrazione economica tra gli Stati membri. «Parole importanti - sottolinea Fitto - perché recepiscono l'indirizzo dato dal Governo Meloni già alcuni mesi prima, con misure strategiche come il coordinamento della spesa disponibile e la revisione del Pnrr che ci ha permesso di ottenere il pagamento di tutte le rate finora richieste e di essere il primo Paese per spesa e obiettivi raggiunti. Sono risultati che premiano il lavoro e la risposta del sistema Paese e di cui dunque andare orgogliosi. Dispiace invece che sul Pnrr si discuta solo di spesa e non anche delle riforme che sono una parte essenziale dei dossier che trasmettiamo periodicamente a Bruxelles in piena collaborazione con lo staff dell'Ue».
La qualità della spesa
La qualità della spesa al primo posto, dunque, perché «è quella che alla fine promuove la crescita», dice Fitto. «Ma sono le riforme che ci permetteranno di affrontare il dopo Pnrr con concretezza perché disegneranno il contesto nel quale il Paese dovrà poi proseguire il suo cammino». Difficile che l'Europa, almeno alla luce delle divisioni attuali, possa immaginare un nuovo Next Generation Eu, ragiona il ministro. E anche l'ipotesi di un ulteriore allargamento degli Stati membri va presa con le molle: «Valutare i costi diventa a dir poco indispensabile», sottolinea. Le incognite, insomma, non mancano ma l'Italia ha già dimostrato di avere le idee chiare su come contribuire a questa delicatissima fase di transizione: il Piano Mattei ha disegnato, spiega Fitto, una dimensione decisiva del Paese come ponte energetico (e non solo) tra l'Europa e l'Africa, ad esempio. «Ma anche la riforma della Coesione con la necessità di ridurre i divari puntando su grandi investimenti e non più su quelli di piccole entità che alla fine non producono nulla, dimostra che siamo attenti alle possibili trasformazioni di politiche europee che probabilmente saranno diverse da quelle immaginate e attuate finora anche in questo campo».
I fondi per la transizione
L'Europa di oggi, in ogni caso, non sembra sgraditissima ai suoi abitanti, ricorda Piero Cipollone che cita dati aggiornati di Eurobarometro, il misuratore dello stato d'animo dei cittadini dell'Ue. «L'84% dichiara di non essere mai stato così soddisfatto dell'Ue e il 70% valuta positivamente gli effetti dell'introduzione dell'euro. Chi la moneta unica ancora non ce l'ha è sicuro che sta meglio chi invece già la possiede». Percentuali e valutazioni sicuramente positive ma che non cancellano i dubbi sui futuri scenari dell'Unione. A partire ad esempio, spiega con molta chiarezza Cipollone, «da come trovare i 5.400 miliardi che secondo uno studio Bce dovranno essere investiti dal 2025 al 2031 per completare le transizioni in atto, difesa comune compresa: ben 4.100 miliardi dovrebbero essere garantiti dai privati dal momento che la strada di interventi pubblici dei singoli Stati è già da tempo particolarmente stretta». A complicare le cose la crisi demografica: «L'Europa nei prossimi 5 anni dice l'ex vicegovernatore di Banca d'Italia - avrà più o meno la stessa popolazione attuale, circa 450 milioni di abitanti: ma a preoccupare è il calo previsto della popolazione in età da lavoro, tra i 15 e i 64 anni. Un calo che è stato calcolato in ben 6 milioni di unità».- Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.