- sabato 20 dicembre 2025, 00:37
Fisco, entrate in aumento e non salgono le tasse. Merito di occupati e Pil
Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, ha provato a chiarire la distinzione: «Una cosa è la pressione fiscale, una cosa l'aumento delle tasse». Da anni la prima si mantiene abbastanza costante, attorno al 42 per cento, oscillando di pochi decimali tra governo e governo.
Quest'anno è stimata al 42,8%, in leggero rialzo rispetto al 42,5%, ma comunque in linea con i livelli degli ultimi 12 anni, come emerge anche da un'analisi sull'ultimo trentennio di pressione fiscale realizzata dall'Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica.
Ma, come spiegato proprio dal padre della riforma fiscale, sarebbe un errore aggiungere questo dato a un rincaro delle tasse. Certo, per alcune categorie c'è stato. Ad esempio, le banche dovranno contribuire alla manovra di bilancio con uno 0,2% in più dell'Irap. La linea finora seguita è infatti di accorpare aliquote, ridurre l'Irpef per il ceto medio e, da ultimo, in manovra, detassare gli aumenti salariali. Ci sarebbe poi la riduzione del cuneo fiscale, oggi tuttavia conteggiata come spesa e non come riduzione del prelievo, ma il risultato di fatto è quello.
A influenzare il dato sono soprattutto altri fattori: l'aumento degli occupati è uno, ma anche l'aumento dei salari, considerati i rinnovi contrattuali degli ultimi anni. Soltanto nel pubblico sono state chiuse la tornata 2019-2021 e 2022-2024, che hanno permesso di pagare anche gli arretrati. I dati Istat dicono di aumento superiori al 3% sia nel 2023 sia nel 2024, e con un aumento complessivo dei redditi da lavoro dipendente del 5,2% nel 2024.
La conseguenza è quindi non soltanto un aumento delle persone che pagano le tasse, ma anche della base sulla quale avviene il prelievo. In più, i maggiori redditi degli occupati entrano anche nel Pil, cioè nel denominatore del rapporto.
I NUMERI
C'è poi l'aumento delle entrate fiscali. Nei primi dieci mesi dell'anno si parla di circa 9,3 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2024, con una crescita di gettito di 940 milioni delle imposte dirette e di quasi 8,4 miliardi delle imposte indirette. Indicatore quest'ultimo dei consumi in ripresa, anche per la maggiore disponibilità delle famiglie che poco a poco riprendono potere d'acquisto dopo gli anni dell'acquisto.
Uno dei dati che vengono spesso sottolineati rispetto ai numeri sull'occupazione è la crescita del lavoro dipendente a tempo indeterminato. I redditi da lavoro dipendente sono anche storicamente quelli tassati più di altri. I dipendenti sono inoltre quella fetta di contribuenti nei quali maggiore è la fedeltà al Fisco, non fosse altro che i prelievi arrivano alla fonte, trattenuti immediatamente.
Non è neppure da dimenticare il ruolo del settore bancario. Non soltanto per il contributo chiesto dal governo. I risultati degli ultimi anni si sono infatti tradotti in tasse sostanziose pagate dagli istituti, così come ad altri comparti che hanno registrato profitti in grande crescita.
CONFORMITÀ LA
Ad alimentare le entrate è poi il recupero dell'evasione. Nei primi dieci mesi dell'anno il gettito dall'attività di controllo e accertamento ha sfiorato i 13 miliardi di euro. L'aumento sul gettito rispetto allo stesso periodo di un anno fa è stato del 9,6%, tradotto in valori assoluti in 1,1 miliardi di euro. Un risultato ottenuto con l'uso degli algoritmi e un diverso modello di rapporto con il contributore.
Ma c'è anche un altro aspetto della questione, e riguarda la crescita: una sorta di illusione ottica. Il 2023 è un esempio chiaro. Due anni fa la pressione fiscale è arrivata al 41,2%, dato definitivo prodotto dalla revisione al rialzo sulla crescita. Revisioni c'erano state in precedenza anche nel 2022 e addirittura sul Pil 2021, con la maxi-revisione fatta da Istat a settembre 2024. A consuntivo, quindi, anche il dato sulla pressione fiscale è variato, in meglio.
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