- giovedì 4 luglio 2024, 07:00
Fondi Ue, il peso di una brutta eredità: spesa ferma allo 0,9%
Nell'ultima trasmissione trimestrale agli Uffici competenti della Unione Europea è riportato un dato davvero preoccupante: nella Programmazione dei Fondi europei 2021-2027 pari a 74 miliardi di euro la spesa è ferma a 621 milioni di euro, cioè lo 0,9% del totale. Aggiungo che nella Nota di Aggiornamento al Def del settembre 2023 la spesa era di 535 milioni di euro.
Il quadro programmatico 2021-2027 è articolato in una cinquantina di programmi di competenza dei vari Dicasteri e delle Regioni ed ha una scadenza, per quanto concerne l'impegno, l'anno 2027 e per la spesa il 2029. Se invece della spesa esaminiamo la voce «impegno di spesa» scopriamo che la soglia si attesta su un valore di 6,8 miliardi di euro su 74 miliardi di euro. Di fronte a questa patologica stasi la Unione Europea ha inviato lo scorso 19 giugno un'apposita nota formale in cui chiede al nostro Paese di «accelerare l'attuazione dei programmi della politica di coesione in quanto obiettivo cruciale insieme al rafforzamento della capacità amministrativa nazionale ma soprattutto degli Enti locali. Ponendo particolare attenzione alle disparità che persistono tra Centro Nord ed il Mezzogiorno».
Ebbene, questo non è il mio undicesimo articolo in cui denuncio la incapacità della attivazione concreta della spesa relativa al programma 2021-2027 dei Fondi Europei; questa volta è la Unione Europea che, a seguito di un capillare screening sull'avanzamento del programma, screening effettuato dagli Uffici competenti italiani, ha prodotto la nota che ho riportato prima. Una nota che purtroppo parte dalla constatazione della patologica stasi nell'attuazione del Programma e della relativa spesa.
L'intervento del governo
È chiaro che la Unione Europea addebiti questa grave incapacità all'organo centrale ed agli organi locali, ma è chiaro anche che questa misurabile stasi sia stata subito capita dal Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione ed il Pnrr, Raffaele Fitto.
Forse abbiamo sottovalutato l'azione di Fitto pensando che si trattasse solo di una rivisitazione delle opere del Pnrr per tentare di rispettarne la scadenza temporale entro il giugno 2026; in realtà l'azione di Fitto è stata molto più articolata e davvero carica di organicità ed incisività programmatica; una operazione che ha:
finalmente dato vita ad una governance unica sull'intero impianto delle risorse comunitarie;
finalmente accertato le responsabilità dei vari organismi preposti alla attuazione dei vari cronoprogrammi;
finalmente affrontato, in modo unitario, le azioni strategiche relative sia al Pnrr, sia ai Fondi di Sviluppo e Coesione, sia al Repower;
finalmente assicurato formalmente la Unione Europea dell'attuazione di un articolato programma supportato da risorse comunitarie.
Sicuramente ora un ruolo determinante dovrà svolgerlo il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (Cipes). Questo organismo rappresenta, infatti, il momento dell'autorizzazione ed è, o almeno dovrebbe essere a mio avviso, il riferimento portante per un sistematico monitoraggio sull'avanzamento reale dei singoli progetti. Questo governo, insisto sempre, è un governo di Legislatura e quindi non può assolutamente incorrere nello stesso errore commesso, dai governi del passato, in occasione dell'attuazione del Programma dei Fondi comunitari 2014 - 2020 quando abbiamo praticamente perso circa 80 miliardi di euro; senza l'azione del Ministro Fitto ci avviavamo sicuramente a perderne almeno 60 miliardi di euro di quelli del Programma 2021 2027.
Il terreno perduto
Voglio fare una semplice considerazione: se dopo quattro anni dall'avvio del Programma avessimo rispettato un corretto cronoprogramma avremmo potuto spendere già circa 30 miliardi di euro; cioè avremmo incrementato ulteriormente la crescita del PIL del Mezzogiorno; invece dell'1,3% avremmo, addirittura, superato il 3%.- Annunci correlati

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