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  • di Nando Santonastaso
  • giovedì 18 luglio 2024, 08:00

G7 su commercio a Reggio Calabria, Tajani: «Può essere un punto di riferimento»

Gli occhi del Sol Levante sorridono al porto di Gioia Tauro. E non solo per la comprensibile curiosità di visitare il primo scalo italiano per movimento merci. C'è di più: la delegazione giapponese che ha partecipato ai lavori del G7 del Commercio in Calabria si è detta interessata ad approfondire le prospettive di un rapporto commerciale e logistico tra il Paese asiatico e l'infrastruttura marittima meridionale.

«Il mar Mediterraneo è molto importante perché collega Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Riteniamo che sia strategicamente importante. Ieri il nostro ministro ha visitato, insieme agli altri leader del G7, il porto di Gioia Tauro che sappiamo essere il più grande porto italiano per container che collega tutto il Mediterraneo», ha dichiarato durante una conviviale Mariko Kaneko, il portavoce del Ministro degli Esteri giapponese Yoko Kamikawe.

Un attestato di attenzione che da un lato conferma la credibilità della scelta del ministro degli Esteri Antonio Tajani di proporre la Calabria come sede del G7, ma dimostra anche le potenzialità complessive del Mezzogiorno nell'area euromediterranea, di cui Gioia Tauro è un significativo punto di riferimento (passa di qui il 41% dell'import delle merci destinate al nostro Paese attraverso il Mediterraneo).

Il nuovo asse

Interesse del Giappone a parte, tutto il G7 calabrese ha alimentato la centralità del Mezzogiorno ampliandone la portata già emersa attraverso il nuovo asse energetico Sud-Nord e i primi investimenti del Piano Mattei. Non a caso, come già riferito ieri, porta il nome della Calabria la dichiarazione finale del vertice dei sette Paesi più industrializzati della Terra, conclusosi ieri a Reggio Calabria. La “Dichiarazione Calabria” è il titolo del documento finale che sintetizza i contenuti dei due giorni di incontri, documento che il ministro Tajani nella conferenza stampa conclusiva del G7 ha definito politicamente importante e che si può riassumere in cinque punti.

E cioè un commercio internazionale sempre più aperto nel quale i dazi siano limitati; l'importanza della tutela delle catene di approvvigionamento; la volontà di approfondire la collaborazione tra governi e imprese; l'interesse a rafforzare libertà di scambi e di navigazione con motore di crescita; e le potenzialità dell'intelligenza artificiale. Sullo sfondo la necessità di riformare l'Organizzazione mondiale del Commercio che da tempo è al centro dei ragionamenti e delle pressioni degli Stati occidentali preoccupati della continua espansione soprattutto della Cina.
Ma la Calabria non è solo nella dichiarazione d'intenti

La regione, che si candida ad hub commerciale dell'area, torna spesso nelle parole di Tajani che sottolinea come l'aver organizzato a Reggio il meeting fra i Grandi della terra, aperto anche a una serie di nazioni che non fanno parte dell'organizzazione, è stato un segnale di attenzione che il governo ha voluto lanciare verso un territorio che mai prima, sottolinea il vicepremier, aveva ospitato un meeting internazionale di questa importanza.

Protagonista, come detto, è il porto di Gioia Tauro, vero ponte tra i mercati orientali e occidentali, che nel suo discorso Tajani cita più volte: «Può essere veramente un punto di riferimento per il commercio internazionale». Alla domanda però se gli ospiti del G7 hanno trovato attrattivo il retroporto di Gioia, uno dei più estesi d'Europa, Tajani non si sbilancia ribadendo che «questo era un incontro dei Ministri del commercio e che gli ospiti si sono mostrati molto colpiti dalle potenzialità del porto».

L'interesse dei giapponesi lo dimostra, anche perché dopo un iniziale preoccupazione per gli effetti della guerra scatenata dagli Houti sul mar Rosso che ha penalizzato i traffici marittimi diretti nel Mediterraneo attraverso il canale di Suez e destinati anche all'Italia e al porto calabrese in particolare, la situazione sembra essere tornata pressoché normale.

Al G7 c'erano anche i rappresentanti del B7, ovvero del mondo imprenditoriale, e Tajani ne ha sottolineato il potenziale ruolo: «Mi auguro che qualcuno sia pronto ad investire qui», sottolinea. Tajani risponde anche a una domanda sull'ipotesi del rigassificatore calabrese di cui si era parlato nel piano alternativo all'arrivo del gas russo dopo l'invasione dell'Ucraina: il progetto, spiega il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, non sembra essere stato abbandonato dal Governo.

«Non abbiamo cambiato idea - dice Tajani -. Gioia Tauro può diventare hub energetico del nostro Paese e non solo. Naturalmente dobbiamo studiare bene in che forma». Il G7 è stato anche un grande spot culturale per la Calabria e Tajani rivendica con orgoglio questo obiettivo: «Abbiamo dato alcuni segnali di diplomazia culturale con la visita al museo di Reggio Calabria dove abbiamo lasciato a bocca aperta i nostri ospiti che non conoscevano i Bronzi di Riace e poi lo straordinario concerto della Marina Militare in riva al mare prima della cena italiana». Insomma per Tajani il commercio internazionale deve svolgere due funzioni: da un lato produrre valore dall'altro contribuire anche alla pace fra le popolazioni. La Calabria può giocare un ruolo in entrambi i fronti. Non a caso a Gioia Tauro è stato anche presentato il progetto “Food for Gaza”, da qui partiranno container con beni alimentari e beni sanitari in aiuto della popolazione palestinese. Temi legati dallo stesso filo, il ruolo del Mezzogiorno cioè nel nuovo scenario geopolitico che passa sicuramente per la mutata distribuzione dell'energia, per la ritrovata affidabilità del sistema dei porti meridionali, per il Piano Mattei e anche per le prospettive della Zes unica, la più forte scommessa lanciata dal governo sull'attrattività del Sud verso i capitali stranieri. A giorni si dovrebbero conoscere i primi dati sulle richieste presentate per accedere al credito d'imposta previsto dalla Zes e sarà quella una chiave di lettura puntuale del nuovo percorso avviato dal ministro Fitto nei mesi scorsi.

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