immagine Terna, reti sottomarine: investimenti per 16,5 miliardi
  • di Nando Santonastaso
  • venerdì 5 luglio 2024, 07:42

Terna, reti sottomarine: investimenti per 16,5 miliardi

Elettrodotti sottomarini, interconnessioni e quant'altro. Le vie dell'energia del futuro e la sua distribuzione incrociano il Mediterraneo e il Mezzogiorno con una velocità e un'affidabilità tecnologica sempre maggiori. Non solo perché ormai, con i nuovi equilibri geopolitici (ma per la verità anche prima ma se ne parlava troppo poco) il gas arriva ormai tutto al Sud, sia che provenga dall'Africa sia che arrivi dall'Est (Azerbaijan) con il Tap o dalla Grecia.

Sono le nuove progettazioni di impianti e di reti interconnesse a fare del Mezzogiorno un punto di riferimento inevitabile, un'opportunità alla quale ormai guarda con comprensibile e concreto interesse anche l'Europa, alle prese con una transizione ambientale da ricalibrare dopo gli annunci troppo euforici di qualche anno fa. La conferma di questo scenario arriva dal pannel "Un mare di energia" nell'ambito dell'evento organizzato dal Mattino su "Mare ed energia, il tesoro del nuovo Sud". Il Sud hub energetico naturale e l'Italia a pieno titolo protagonista nei mutati equilibri energetici nell'area euromediterranea, tornano nelle parole di Carla Napolitano, Strategic Industrial Program Manager di Terna, il più grande operatore di sistema europeo che ha appena lanciato il suo nuovo piano quinquennale di investimenti per 16,5 miliardi di euro. «Elmed, il collegamento in corrente continua tra Italia e Tunisia, è uno dei progetti strategici che contribuirà a rafforzare il ruolo dell'Italia quale hub energetico del Mediterraneo dice -. Una volta realizzato, insieme al partner STEG, il Transmission System Operator tunisino, permetterà di incrementare lo scambio energetico tra i due continenti e l'integrazione delle fonti rinnovabili, dando così un contributo importante alla transizione energetica».

Ma c'è anche altro in questa dinamica ormai consolidata. «Un'ulteriore indicazione dell'impegno di Terna nel favorire lo scambio di know-how tra gli attori dell'industria energetica è il prossimo lancio di "Terna Innovation Zone" in Tunisia conferma Carla Napolitano -: per le start up coinvolte sarà un'opportunità di crescita e di sviluppo di nuove forme di collaborazione, contribuendo così alla formazione e alla diffusione di nuove competenze e di ecosistemi di innovazione».

La transizione

Si allargano scenari e prospettive, dunque, anche per le imprese più innovative anche se la strada della decarbonizzazione dell'energia rimane abbastanza in salita. Con la consueta chiarezza lo ribadisce Giuseppe Ricci, Direttore Generale di Energy Evolution Eni: «La decarbonizzazione dell'energia costa spiega e quindi bisogna trovare soluzioni di assoluta efficienza per raggiungere quest'obiettivo senza far calare il fabbisogno». Il fatto è che le possibili alternative alla sola ipotesi di utilizzare energia elettrica da sole non rispondono a questa esigenza, che si tratti di gas, di biogas, di biocarburanti.

E lo stesso, avverte Ricci, riguarda il ricorso all'idrogeno: «Noi produciamo il 50% del totale in Italia ma per stoccarlo, e parliamo di 1000 atmosfere, occorrono investimenti in efficienza e sicurezza che non tutti i porti italiani hanno, come nel caso di quello di Napoli. E questo condiziona ovviamente le rotte delle navi alimentate in questo modo: se so che un porto non può approvvigionarmi di idrogeno ne scelgo un altro, determinando conseguenze economiche e commerciali evidenti».

Guardare al futuro e a tutte le opzioni possibili diventa dunque una necessità e non a caso Ricci ricorda che Eni con Fincantieri e Rina e una società privata di consulenza ha messo su un Osservatorio di studi per approfondire il tema. Nel frattempo, però, tocca all'Europa decidere da che parte stare: il Green Deal non si tocca, ovviamente, ma continuare a sostenere osserva Ricci che la decarbonizzazione si sarebbe fatta con l'energia prodotta dalle sole rinnovabili sarebbe sbagliato. «Non è la soluzione adatta per le imprese dice -. La nuova Europa dovrebbe evitare i divieti nella transizione energetica e favorire la ricerca della soluzione meno costosa. Meno ideologia, più realismo insomma. Lasciare libere le tecnologie e i Paesi di decidere quale sia per loro la soluzione più confacente in termini di costi e di opportunità».

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I consumi

Intanto, ragiona con il consueto, brillante sarcasmo Davide Tabarelli, Commissario di Acciaierie d'Italia e Presidente di Nomisma Energia, cominciamo a portare l'elettricità nei porti. «Ne parliamo da 20-30 anni e si vedono ancora, come mi è capitato di recente a Genova, navi che emettono fumo dalle ciminiere». Considerato che la mobilità via mare è destinata a crescere esponenzialmente a breve e medio termine, bisogna agire in fretta se si vuole davvero contribuire al risparmio energetico e soprattutto al disinquinamento del Mediterraneo. «Ma bisogna anche avere il coraggio di sostenere che la decarbonizzazione oggi non è realistica» dice Tabarelli, ricordando che «preferiamo fuggire dalla realtà piuttosto che mettere mano seriamente alla riduzione dei costi dell'energia. Un italiano consuma in media una tonnellata di carburante in un anno ma non esiste un chilo di idrogeno verde per cambiare fonte di approvvigionamento».

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