immagine Ian McEwan: «Sarà un algoritmo a decidere la guerra nucleare. Se un missile ti sta venendo addosso, hai 15 minuti per reagire»
  • di Riccardo De Palo
  • giovedì 20 novembre 2025, 00:17

Ian McEwan: «Sarà un algoritmo a decidere la guerra nucleare. Se un missile ti sta venendo addosso, hai 15 minuti per reagire»

«La mia è fantascienza senza la scienza. È pura speculazione sul futuro delle discipline umanistiche, della nostra storia, dell'amore e del tradimento. Questo è anche un libro piuttosto personale». Ian McEwan parla del suo ultimo romanzo, Quello che possiamo sapere (Einaudi). Lo scrittore inglese vincitore del Booker Prize e autore di capolavori come Bambini nel tempo e Macchine come me, immagina uno studioso di letteratura del 2119, Thomas Metcalfe, che, in un mondo ormai sommerso e provato dal Grande Disastro, è ossessionato da un leggendario poema perduto di un grande poeta del passato - ovvero i nostri tempi - che sembrava prevedere i cataclismi del surriscaldamento globale e dei conflitti che sarebbero avvenuti. Un specie di Sacro Graal della poesia. Ma la verità, come spesso accade, si rivela diversa da come sembra. «Anche se la gente mi chiede sempre della guerra nucleare - dice McEwan - la narrazione si concentra sulle relazioni amorose, sul matrimonio, e anche su un crimine. E la voce più autentica del libro è quella di un personaggio imperfetto. Nella seconda metà del romanzo, la moglie del poeta prende il controllo della narrazione e ci dice la verità. Ciò che potevamo sapere, ciò che pensavamo di poter sapere, non era vero»


Lei immagina che tra un secolo la Gran Bretagna diventi un arcipelago con la sua natia Oxford incapsulata in una nuova terra chiamata Snowdonia, e uno stato nigeriano che diventa di importanza globale. Come è possibile?
«Nei prossimi 20 anni la Nigeria sarà una delle nazioni più popolose del mondo. Mentre l'America mi sembra avviata verso il declino, con ambizioni energetiche allineate al XIX secolo con petrolio, gas e carbone. Nel frattempo, la Cina esporta pannelli solari in tutto il mondo. Quindi, sì, potrei ben immaginare la Nigeria come nuova potenza locale. Non è impossibile. Ma la mia non è una profezia. È solo una speculazione».


Anche l'insularità è un tema importante nel suo libro. È una metafora del nostro modo di vivere senza pensare a ciò che accade agli altri?
«Sembriamo aver distolto la nostra attenzione, ad esempio, dal cambiamento climatico. Le grandi aziende che 15 anni fa erano così ansiose di apparire almeno preoccupate per il clima hanno abbandonato i finanziamenti per progetti di energia pulita. È come se sentissimo di entrare in un luogo buio, e non potessimo fare nulla per impedirlo».


Il poema che Thomas Metcalfe cerca è diventato leggendario proprio perché nessuno ha potuto leggerlo?
«Ci sono tanti autori che fanno questa fine, come Stevenson. Tutti citano l’Isola del tesoro senza mai avere letto il libro. Nel mondo anglosassone, credo che il caso più eclatante sia Breve storia del tempo di Stephen Hawking. Ha venduto milioni e milioni di copie, ma nessuno l'ha letto. Perché nessuno riusciva a capirlo. Come tutti i libri sulla meccanica quantistica, a pagina sei lo metti giù. Ma, sa, in inglese la gente fa anche continue citazioni da Shakespeare senza rendersene conto. Abbiamo molte frasi fatte, come "svanisci nell’aria fine", "il latte della gentilezza umana". Sono tutte citazioni di Shakespeare. Quindi è interessante il modo in cui la letteratura può penetrare la cultura in maniera inconsapevole».


Ci sono anche casi opposti.
«Ci sono anche grandi fenomeni. Mia moglie mi ha parlato di Rosalía, una giovane spagnola, la cui canzone è su Spotify e ha 24 milioni di ascoltatori. Parla diverse lingue, mette insieme Vivaldi e il rock and roll, sta facendo qualcosa di molto interessante. Ne parlo con un po' di invidia, pensando a quanto sarebbe bello avere 19 anni, fare qualcosa di altrettanto nuovo e di qualità, e allo stesso tempo raggiungere così tanta gente».


Un altro grande tema del suo libro è l'intelligenza artificiale. Potrebbe essere così pericolosa da decidere una guerra nucleare, come scrive?
«Sì, sì. Se un missile ti sta venendo addosso, hai 15 minuti per reagire. Devi fare riferimento al presidente, al primo ministro che deve parlare con i generali e poi si decide cosa fare. Qualcuno sarebbe tentato di usare l'intelligenza artificiale per prendere una decisione in una frazione di secondo. O vogliamo lasciare il compito a Trump?».


Il suo protagonista definisce l'invasione dell'Ucraina nel 2022 come l'inizio di un Grande Disastro. Lo crede anche lei?
«C’è questo rischio. Non sappiamo cosa succederà. Prima o poi l'Ucraina avrà una nuova arma, ma la situazione è in bilico. E se va male, penso che la Moldavia sarà il prossimo Paese ad essere invaso, e poi gli Stati baltici».


Cosa pensa del recente caso del video della Bbc su Trump?
«Certamente il programma ha commesso un errore, e penso che l'editor e il direttore forse avrebbero dovuto dimettersi, ma non il capo della Bbc in Gran Bretagna. Penso che alla destra populista non piaccia il dipartimento della Bbc chiamato Verify, in cui esaminano due o tre fonti per verificare ogni notizia».


Lei spesso, nei suoi libri, cerca di mostrare il passato in una veste inedita.
«Ci sono molte cose in questa epoca che mi fanno pensare agli Anni Trenta, quando abbiamo visto nazionalismo, ambizione militare e la dissoluzione del vecchio trattato di Vestfalia. Ora abbiamo gli Stati Uniti contro il Venezuela, il disastro dell'Ucraina e della Russia. Il vecchio ordine mondiale sta scomparendo, c'è molto razzismo e xenofobia nell'aria e temo che l'Europa possa ritrovarsi ad affrontare gli stessi errori commessi nella seconda metà degli Anni Trenta».


Cosa pensa della Brexit?
«È stato un terribile errore. Ogni peggiore previsione si è avverata. La nostra economia si è contratta del 4%, e abbiamo creato un problema nuovo, che prima non esisteva, con le traversate di clandestini attraverso la Manica».

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