- mercoledì 4 marzo 2026, 19:19
«Abbiamo il controllo dello Stretto di Hormuz». Proclama dei Pasdaran, il traffico di petroliere crolla del 90%
Dall'inizio della guerra con l’Iran, il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è crollato del 90%, secondo la società di intelligence energetica Kpler e i dati di MarineTraffic. Una frenata senza precedenti in uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio globale.
Alcune navi continuano ad attraversare lo stretto da est a ovest, ma spesso con i transponder spenti, segno di una navigazione in condizioni di rischio elevato. Per il resto, il traffico commerciale è quasi paralizzato. Le petroliere evitano l’area dopo gli attacchi contro la navigazione e l’escalation militare nella regione del Golfo Persico.

Stretto di Hormuz, perché è importante
Parallelamente, da Teheran arriva un messaggio che pesa come una dichiarazione di forza: i Pasdaran rivendicano il “controllo totale” dello stretto. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) afferma che la propria marina domina il punto di strozzatura all’ingresso del Golfo. Una presa di posizione che alza ulteriormente la tensione con gli Stati Uniti, dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che la Marina americana potrebbe scortare le petroliere “se necessario”.
Le conseguenze si vedono già sul fronte produttivo. L’Iraq ha più che dimezzato la propria produzione di greggio per esaurimento della capacità di stoccaggio, secondo fonti citate dal The Wall Street Journal. Riduzioni significative hanno colpito i principali giacimenti del Paese, da Rumaila a West Qurna 2, fino a Maysan, mentre nel nord è stata sospesa in via precauzionale la produzione nell’area di Kirkuk. Senza sbocchi sicuri via mare, il petrolio resta nei depositi e i pozzi rallentano.
Anche i grandi operatori globali si fermano. Il colosso cinese Cosco ha annunciato la sospensione immediata di tutti i nuovi servizi da e verso i Paesi del Golfo, citando l’escalation e le restrizioni al traffico marittimo nello stretto.
Il risultato è un doppio effetto, fisico e psicologico. Fisico, perché i flussi energetici reali si stanno contraendo drasticamente. Psicologico, perché il controllo dichiarato di Hormuz da parte dei Pasdaran introduce un fattore di incertezza geopolitica che pesa sui mercati e sugli equilibri militari.
Se lo Stretto di Hormuz diventa terreno di controllo militare diretto, il conflitto non resta regionale: tocca l’arteria principale dell’economia mondiale. E ogni petroliera che non passa è un segnale che la guerra sta entrando nel cuore del sistema energetico globale.
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