- giovedì 30 maggio 2024, 13:24
«Infarto a 39 anni mentre mi allenavo per una maratona: ecco i sintomi a cui fare attenzione che molte donne non sanno»
Jenna Gibson ha avuto un infarto a 39 anni, mentre si stava allenando per correre una maratona. Quasi il 60% delle morti per infarto si verifica tra le donne, secondo un recente studio di Mayo Clinic, e questo dato allarmante sembra dovuto alla difficoltà di riconoscere i sintomi, che specialmente nelle donne più giovani possono passare inosservati.
Dopo ciò che le è successo, Jenna ha deciso di «raccontare la sua storia» in modo da sensibilizzare sull'argomento e condividere quali sono i sintomi a cui è bene fare attenzione, quelli che troppo spesso vengono minimizzati dalle donne stesse e dai dottori, o magari scambiati per altro.
I sintomi dell'infarto nelle donne
«Nella maggior parte dei casi gli infarti si possono prevenire - dice Jenna, come riportato dal New York Post -. Basta sapere cosa cercare». Cinque anni fa, tuttavia, Jenna non sapeva affatto cosa cercare. Era un giorno come un altro e stava passeggiando all'aperto insieme a sua mamma dopo aver cenato insieme. «Stavamo parlando del mio allenamento per la maratona di Detroit in occasione del mio 40esimo compleanno e, di punto in bianco, mi è sembrato di reggere il peso di una tonnellata di mattoni», racconta la donna.
Si è bloccata e, improvvisamente, si è accasciata sull'erba. All'inizio sua madre pensava fosse uno scherzo: «Mi ha anche scattato una foto mentre ero lì per terra e diceva "Dai, forza, alzati, che stai facendo?"». Anche con l'aiuto della mamma, Jenna non riusciva a camminare normalmente: «Mi sentivo come fossi ubriaca, c'era qualcosa che non andava». Nessuno dei classici sintomi, però, tra cui disturbi alla vista o forti mal di testa.
Dopo essere rientrata a casa, Jenna ha pensato si trattasse di un'emicrania e si è messa a letto dopo aver preso delle pasticche. «Un paio di ore dopo mi sono svegliata, ma ancora non mi sentivo bene. Non riuscivo a muovermi, ad alzarmi dal letto», e per questo è stata portata in pronto soccorso. La mamma ha detto ai medidi che sua figlia aveva problemi a camminare e si poteva trattare di un infarto.
«Mi hanno controllata, hanno fatto tutti i test e non hanno rilevato i segnali tipici di un infarto, in parte perché ero giovane», dice Jenna. Dopo una Tac i dottori le hanno detto che si trattava di un'emicrania oftalmica. La mattina dopo, però, la 39enne ancora non si sentiva bene e il neurologo ha ordinato un'altra Tac, stavolta con contrasto. Stavolta, l'infarto si vedeva chiaramente: «Hanno notato un blocco nella parte sinistra del mio cervello».
Jenna è stata immediatamente trasferita in un altro ospedale e sottoposta a un intervento al cervello per rimuovere il coagulo. Durante il trasporto, la donna è stata colta dalla paura: «Pensavo che non avrei visto le mie bambine, di 8 e 4 anni, né le avrei viste crescere, sposarsi, e che avrei dovuto vivere il resto della vita in uno stato vegetativo, senza poter più lavorare». Al risveglio, però, l'attendeva un lungo percorso di recupero: «All'inizio non riuscivo nemmeno a parlare né a muovere la parte destra del corpo. Ero intrappolata nella mia testa. Vedevo cosa succedeva e sentivo le persone che mi domandavano cose, ma non potevo rispondere».
Nei giorni successivi, Jenna si è lentamente ripresa, anche grazie alla logopedia e alla fisioterapia. Il suo primo "compito" è stato dire alle sue figlie che le amava e "Mamma starà bene molto presto". Dopo un paio di settimane è tornata a casa, continuando comunque la terapia tre giorni a settimana per tre ore al giorno, per i successivi 4 mesi.
La dottoressa Annie Tsui dichiara che per prevenire l'80% degli infarti, in generale, è necessario mantenere uno stile di vita sano. Eppure, «nessuno è completamente immune al rischio, e gli individui ad alto rischio dovrebbero collaborare con il proprio dottore per mettere in atto un piano di prevenzione». Conoscere i sintomi, comunque, è il modo migliore per riconoscere subito l'infarto e avere subito accesso alle cure e per ricordarsi consiglia l'acronimo FAST ("veloce"), vale a dire Face (faccia, che può "calare" o essere intorpidita), Arm (braccia, deboli o intorpidite), Speech (parlare in maniera trascinata o avere difficoltà ad articolare), Time (tempo, quello per chiamare i soccorsi).
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