- venerdì 5 luglio 2024, 07:42
«L'Italia conta di più quanto più conterà nel Mediterraneo»
«L'Italia conta nel mondo quanto più conta nel Mediterraneo». Il ministro delle Politiche del Mare, Nello Musumeci, è stato diretto ed esplicito in occasione dell'evento organizzato da Il Mattino a bordo della Msc Divina dal titolo eloquente «Mare ed energia, il tesoro del nuovo Sud».
Spiega Musumeci: «Non facciamoci più illusioni: la vera partita si gioca qui, nel Mediterraneo, e le regioni del Sud hanno un peso maggiore perché sono le più dirette dirimpettaie del continente africano». Ecco il cambio di paradigma che il governo ha interpretato nel migliore dei modi proprio partendo dalla volontà di istituire il ministero che Musumeci dirige. E quando il direttore de Il Mattino, Roberto Napoletano, lo ha incalzato proprio sul ruolo che il ministero svolge e sui risultati già ottenuti, il ministro è stato ancora più diretto: «Se tutti i governi precedenti (compresi quelli di centrodestra, ha chiosato), avessero fatto qualcosa per la risorsa mare ora non staremmo qui a rincorrere, a cercare di rintracciare competenze sparse su 11 ministeri diversi. La verità - ha sottolineato Musumeci - che nessuno prima della premier Giorgia Meloni, ha intuito di quale enorme spinta può venire dal mare, come è importante il ruolo che l'Italia gioca nel Mediterraneo».
Il piano Mattei
E qui calza a pennello il Piano Mattei. «Guardiamo all'Africa con occhi nuovi, stiamo già lavorando nella formazione e nelle tecnologie. Siamo l'unico Paese che guarda all'Africa senza scopi predatori ma con la voglia di aiutare i nostri dirimpettai a crescere sul loro territorio. È la loro crescita che spingerà la nostra. È questo il circuito virtuoso che l'Europa stenta a capire e che invece il nostro Paese ha messo in moto. Ecco perché dico - ha sottolineato Musumeci - che l'importanza dell'Italia nel mondo è strettamente legata al suo ruolo nel Mediterraneo. Siamo più avanti degli altri, siamo primi. Per una volta siamo davanti a Francia, Spagna, Grecia etc. Siamo davanti a tutti e se la nuova governance dell'Europa saprà cogliere questa opportunità è chiaro che i benefici ricadranno su tutti i Paesi che guardano al Mediterraneo. Oggi non si può più immaginare il valore della risorsa mare senza collocarla nell'ampio contesto del Mediterraneo».
Musumeci ha anche ringraziato Il Mattino che «come più grande giornale del Mezzogiorno, prima e meglio degli altri sta raccontando la straordinaria portata delle risorse che il mare offre. Noi, nonostante gli ottomila chilometri di costa, siamo un Paese legato alla terra. Basta allontanarsi venti chilometri verso l'interno perché il mare diventi solo il luogo dove programmare le vacanze. Non è più così, non deve essere più così. Il mare è il vero pilastro su cui il Sud punta il cambio di paradigma che tanto bene Il Mattino racconta e interpreta».
La sfida
Insomma il mare come cerniera con l'Africa. La chiave di volta della nostra economia è questa. «L'Italia - ha detto Musumeci - gioca questa partita da protagonista e Paesi come Algeria, Marocco, Passi del Medio Oriente, hanno capito che siamo il punto di riferimento, la strada maestra che porta in Europa. I nostri porti, e dico nostri perché sono siciliano, sono in prima linea e sono in una posizione strategica rilevante. Purtroppo non eravamo bene attrezzati, per anni sono stati lasciati ai margini. Va dato atto a Giorgia Meloni che anche in questo è stata lungimirante, dirottando proprio sui porti del Sud buona parte dei fondi Pnrr. Stiamo correndo, abbiamo i nostri obiettivi, e li centreremo. Sapete questo cosa significa? Che l'Africa non ha più solo l'opzione Russia o Cina. Ha anche l'opzione Europa, quella che guidata dall'Italia, proprio col Piano Mattei, è quella che non mira solo al suo profitto ma anche alla crescita di questi Paesi per troppi anni lasciati ai margini del mondo».
Le mosse
«Il primo passo è stato il Cipom, il Comitato interministeriale di coordinamento delle politiche del mare. Abbiamo messo intorno ad un tavolo 11 ministeri. Questo ci ha consentito di far decollare il dipartimento e varare il Piano del mare che si sviluppa lungo 16 direttrici tra le quali spiccano: gli spazi marittimi, le rotte commerciali, i porti, l'energia proveniente dal mare, la transizione ecologica dell'industria del mare, la cantieristica, l'industria armatoriale, la tutela degli ecosistemi e le aree marine protette, la pesca. Le Amministrazioni dello Stato sono chiamate a informare preventivamente il Comitato sugli obiettivi che intendono perseguire nelle materie oggetto del Piano, e garantire un'informativa successiva sugli strumenti di pianificazione adottati. Infine dovranno essere inviati al Comitato entro 15 giorni dall'adozione gli strumenti di pianificazione settoriale nelle materie interessate dal Piano e entro la fine di ogni anno (per il 2024 entro il 31 marzo) una relazione sulle iniziative già in essere in relazione alle attività del Piano. Questo significa che ora ci sono gli strumenti per far sì che, dalla prossima legislatura, il ministero per le Politiche del mare non sia più una struttura ma un vero e proprio dipartimento».
Infine ribadisce la prossima mossa del governo: «Conosciamo abbastanza bene il mare, molto meno quello che c'è sotto il mare. Ci stiamo occupando anche di questo - ha detto Musumeci - è presto presenteremo un disegno di legge che disciplina le attività sul fondo del mare. Li ci sono già le nostre reti di connessione strategiche per il Paese; chi può escludere che studiando i fondali Scopriamo che si possono anticipare di pochi secondi i terremoti? Si potrebbero salvare migliaia di vite. Ecco noi vogliamo sapere se questo è possibile».
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