- martedì 16 luglio 2024, 16:35
Massimo Galli e i concorsi universitari pilotati, infettivologo condannato a 1 anno e 4 mesi: «Solo una dimenticanza, farò ricorso»
L'infettivologo Massimo Galli, uno dei volti più noti durante le fasi drammatiche della pandemia di Covid, è stato condannato a Milano a 1 anno e 4 mesi per falso, con pena sospesa e non menzione. Lo ha deciso la decima sezione penale del Tribunale, che ha invece assolto Agostino Riva, ai tempi suo stretto collaboratore. Il processo per turbativa d'asta - o in alternativa abuso d'ufficio - e per falso riguarda un filone dell'inchiesta milanese su presunti concorsi pilotati per posti da professore e ricercatore alla Facoltà di medicina dell'Università Statale di Milano. La richiesta del pm era di 1 anno e 10 mesi.
Le dichiarazioni di Galli
«È una sentenza, il mio punto di vista è diverso e porterò avanti in appello le mie convinzioni. Sono assolutamente sereno». Sono le prime parole pronunciate dall'ex primario dell'ospedale Sacco, ora in pensione. «Sul falso l'unica cosa che mi sento di ammettere è di aver dimenticato di correggere un orario». E anche aggiunto: «Se per chiudere la questione bisognava avere una condanna per qualcosa, evidentemente restava solo la possibilità del falso». Il reato commesso da Galli sarebbe relativo a un presunto condizionamento di un concorso universitario per favorire l'assegnazione di un posto da professore associato al suo ex collaboratore Agostino Riva, che invece è stato assolto.
«La mia massima soddisfazione oggi è che il professor Riva è stato assolto completamente da ogni addebito. La persona in questione, o almeno il suo onore, è stata completamente ripulita». Così l'infettivologo Massimo Galli commentando l'assoluzione di Agostino Riva. Fuori dall'aula, dopo la lettura della sentenza, Galli e Riva si sono stretti in un abbraccio. «Per me questa è una grandissima soddisfazione - ha ribadito il professore - perché quello che veramente mi importa è di aver avuto la possibilità di lasciare alle mie spalle persone valide che continuassero il lavoro che ho fatto per 40 anni. Il mio 'cavallo bolso' è una persona attualmente tra le più finanziate in programmi europei di tutta l'università di Milano».
La sentenza
La corte ha escluso le aggravanti per Galli (pena sospesa), ha assolto Riva «perché il fatto non sussiste» in merito al reato di turbativa d’asta e «per non aver commesso il fatto» per l’accusa di falso, ha fissato in 90 giorni il tempo per il deposito delle motivazioni. In sostanza i giudici hanno accolto la tesi della pubblica accusa, i pm Carlo Scalas ed Eugenia Bianca Maria Baj Macario, che avevano chiesto per Galli – in uno dei filoni dell'inchiesta milanese su presunti concorsi pilotati - una condanna a un anno e dieci mesi, mentre per l’altro imputato la richiesta era stata di un anno e sei mesi. Per la procura è Galli il «regista dell'operazione» che riguarda un concorso che si è svolto nell'aprile del 2020.
La vicenda
Due i candidati che si contendono il posto: lo stretto collaboratore Agostino Riva, e il collega del Niguarda Massimo Puoti. Riva, coimputato, ottenne il posto di professore di seconda fascia in Malattie cutanee, infettive e dell'apparato digerente, ma Puoti sarebbe stato svantaggiato, a dire dell’accusa. Contro Galli ci sarebbero delle intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero come il concorso sia stato «calibrato» dall'infettivologo, «presidente della commissione giudicatrice, una persona che sposta gli equilibri all'interno del dipartimento» per favorire Riva con cui ha «uno stretto rapporto fiduciario». In sostanza, è la tesi sostenuta nella requisitoria, «una selezione vera in questo caso non c'è stata», ma i criteri valutativi sarebbero stati cuciti addosso ai candidati.
La dimenticanza
«Se ho sbagliato nel non correggere un orario, lasciandolo così com'era per una svista, non riesco a rimproverarmelo più di tanto» perché «il 14 febbraio del 2020 era un giorno pieno di cose da fare e soltanto sei giorni dopo avremmo avuto il primo caso conclamato di Covid in Italia», ha detto Galli spiegando che proprio quel giorno «partì un lavoro scientifico importante» sul Covid «e io - ha aggiunto - ero più attento a quello che ad altre cose». «So di avere avuto tre pessimi anni e di aver avuto dallo Stato, come ringraziamento per 42 anni di servizio, questo. Porterò avanti le mie ragioni in appello», ha concluso.
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