- sabato 22 giugno 2024, 07:57
L'editoriale del direttore Napoletano: Napoli, i primati del gioco collettivo e il cortocircuito da evitare
Napoli è la Capitale del Mediterraneo e fa da sola il 25% del prodotto interno lordo (Pil) della Campania e il 7% dell'intero Mezzogiorno. Il Pil pro capite dei suoi cittadini è pari a 30.804 euro superiore a quello medio italiano che si attesta a 30.231 euro. Questa Napoli Capitale del Mare Nostrum è motore dell'industria del futuro, dall'agroalimentare della dieta mediterranea alla farmaceutica fino alle nuove tecnologie, ma si colloca sulla roccia saldissima del primato indiscusso della sua articolata industria del mare e di un intreccio virtuoso con i primati della logistica e dell'autotrasporto. Questi ultimi primati, sconosciuti ai più, hanno avuto nei grandi armatori napoletani gli architetti e i finanziatori di un disegno di successo per l'industria dei servizi, nazionale e internazionale, portato a compimento.
Questa Napoli Capitale del Mediterraneo, in un mondo capovolto che colloca l'intero Mezzogiorno tra i territori più osservati e inseguiti dai capitali mondiali, è un unicum assoluto di attrattività globale turistica e culturale che è raccontato come non mai dai media internazionali fino al punto di averne cambiato totalmente la percezione da Gomorra a luogo della bellezza, della creatività, dell'innovazione e del futuro.
È talmente cambiata la percezione che si riesce a mettere insieme, con la stessa eleganza, Caravaggio, i musei e le loro grandi scoperte, ma anche le sfogliatelle, la pizza fritta e perfino le "capuzzelle" del cimitero delle Fontanelle che sono brandelli di quelle che qui chiamano le anime del purgatorio.
Questa Napoli è tornata ad essere la città della musica con lo stadio Maradona che, quando è libero dal calcio, si affolla di concerti, dai rapper partiti dal rione Gescal, come Geolier, a Renato Zero e Gigi D'Alessio e a tutti i grandi di ieri e di oggi chiamati a raccolta, con il pieno di prenotazioni che arrivano fino al 2025 e con la lingua napoletana della canzone tornata dominante come non succedeva dai tempi di Salvatore Di Giacomo e Libero Bovio. Napoli è un set a cielo aperto, è diventata la capitale dell'audiovisivo, è l'altra cornice del pop nazionale con X Factor che la sceglie per la sua finale e le telecamere della Rai che raccontano la rinascita del quartiere Sanità.
Tutti i primati economici che vi abbiamo raccontato riguardano i confini territoriali del Comune con le sue dieci municipalità e 900 mila abitanti che delimitano un'area che produce in termini assoluti circa 28,4 miliardi di euro. Vogliamo anche aggiungere che non si fanno questi numeri, rivelati ieri dal primo rapporto dell'Osservatorio Economia e Società Napoli, se non c'è un gioco collettivo che parte dai servizi, semplicemente esplosi, e si estende all'industria manifatturiera e del mare che tira sui mercati del mondo e fa innovazione.
Tutto ciò non accadde se non c'è un gioco collettivo che appartiene a quell'unicum di cultura, turismo, musica, patrimoni storici e musicali che sono anche frutto di un nuovo paradigma di organizzazione dell'amministrazione comunale che dialoga in modo costruttivo con il governo e prova a cambiare in profondità costumi e comportamenti clientelari che sono quelli che appartengono alla politica e alla società che per troppo tempo hanno distrutto un grande capitale naturale ed economico. Sono in discussioni valori civili e principi di efficienza che fanno stare meglio le comunità, ma a patto che la maggioranza di questa comunità ne sia consapevole e li faccia propri.
Ecco, questo stesso rapporto dei primati di Napoli, documenta che in questo stesso territorio si registrano 2 miliardi di tasse non pagate, 800 milioni di multe, 700 di Tari. Sono ancora troppi i furbi e sono ancora troppi i loro protettori. Questa doppia vergogna va eliminata perché è giusto in senso assoluto e perché lo si deve a tutti i cittadini onesti che pagano fino all'ultimo centesimo ciò che è dovuto. Non è tollerabile che il livello di istruzione come laureati sia ancora la metà di quello di Milano e ancora inferiore a Roma nonostante i primati assoluti delle nostre università e dei progetti di rigenerazione urbana che dal post Covid a oggi non stanno correndo, ma volando.
Non è possibile che il tasso di disoccupazione, che ignora il lavoro nero, sia ancora troppo alto. È vero che i dati da primato dell'ultimo quadriennio confermati anche nel primo quadrimestre di quest'anno si vanno a confrontare con un quarto di secolo di ritardi strutturali abissali brodo di cultura naturale del piagnisteo collettivo e della cattiva politica, ma se si vuole cambiare fino in fondo il paradigma e consolidarlo nel tempo, come si è finalmente cominciato a fare, le tasse si devono fare pagare a tutti sempre di più e tutti sempre di più devono sentire l'adempimento fiscale come un obbligo civile oltre che come un dovere morale.
No, ancora di più, è assolutamente inconcepibile che si continui pericolosamente ad accendere incendi a Napoli, come il rogo dei Camaldoli, magari perché il business è tenuto in piedi da manager privati che si occupano di rimozione di detriti che vanno subito all'incasso in questo scenario di urgenza. Non è tollerabile che in questo settore si annidi chi ha interesse a lucrare sullo scempio dell'ambiente o, peggio, che ci siano ancora in giro sentinelle del territorio che vogliono anche loro lucrare sui contratti ad assunzione stagionale per mettere in sicurezza il territorio e contribuiscano a porre in essere azioni dolose.
Bisogna agire con il partenariato pubblico privato nel trasporto locale perché le eccellenze raggiunte nella gestione aeroportuale, dei treni veloci e della metropolitana, raggiungano uno spazio cruciale per la qualità della vita dei cittadini. Altrimenti, si corre il rischio più grande di tutti. Che il mondo intero percepisca il miracolo di Napoli e che i cittadini napoletani invece no. Questo cortocircuito è quello più pericoloso e va assolutamente evitato.
- Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.