- lunedì 8 luglio 2024, 07:00
Piano Marshall per l'acqua, la proposta del manager Acea al forum in masseria
«La quota di perdite sulle reti idriche è mediamente del 43 per cento, con punte molto più alte in alcune zone del Mezzogiorno. Le infrastrutture sono vetuste. Serve un grande piano di ammodernamento», spiega l'amministratore delegato di Acea, Fabrizio Palermo, lanciando una sorta di piano Marshall per l'acqua per il nostro Paese. Una proposta lanciata durante un panel di discussione sul Sud al «Forum in Masseria», la kermesse pugliese di Bruno Vespa. Un tema cruciale se si pensa come la maggior parte delle infrastrutture, ancora oggi utilizzate, risalgono al primo dopoguerra: «A causa della siccità del 1945-1946 si lanciò un grande piano contro la crisi idrica. Da lì si gettarono le basi per lo sviluppo agricolo e industriale del Paese. Nei decenni successivi ci sono stati certo altri interventi ma non un piano organico e strategico», spiega sempre Palermo.
Gli investimenti
Uno sforzo enorme ma necessario vista la sempre maggiore richiesta di acqua nei prossimi anni. Per uso industriale soprattutto: dal nucleare di quarta generazione alle aziende di intelligenza artificiale che richiedono una grande disponibilità d'acqua. «Oggi la stima fatta anche dal commissario di governo è di circa 50 miliardi di euro solo sull'Italia per l'adeguamento delle infrastrutture idriche, buona parte riguarda il Sud. È l'esigenza attuale e richiederà almeno una decina di anni, ma necessita di una focalizzazione oggi», argomenta Palermo, spiegando come bisogna intervenire su infrastrutture nevralgiche come dighe e invasi: «Oggi colme per il 40 per cento di detriti: andando avanti così sarà un problema. Occorre pensare di svuotarle al più presto e farle tornare efficienti».
Davanti ci sono però i problemi di ordine finanziario anche se i primi stanziamenti sono previsti nel Pnrr, come confermerà pochi minuti dopo il ministro della Coesione Raffaele Fitto, presente allo stesso tavolo di discussione. «È arduo pensare di finanziare questi interventi solo con le tariffe, le più basse d'Europa. Il Pnrr ha compiuto un passo importante, stanziando 4 miliardi sull'idrico ma dobbiamo fare ancora passi in avanti».
Il problema delle risorse idriche è enorme e sarà ancora più cruciale nei prossimi anni. Specie in un paese come l'Italia dove non c'è l'approccio del riuso delle acque per fini non potabili come inizia ad avvenire altrove. Attualmente riusiamo appena il 4 per cento delle acque reflue attualmente ma si potrebbe arrivare al 21; un po' di più per quelle meteoriche: siamo all'11 per cento ma non sarebbe troppo difficile triplicare questa percentuale. «Stiamo sperimentando un sistema di riciclo a Fregene dove per gli usi agricoli viene usata l'acqua dei depuratori. Acqua buonissima per tutti gli usi che evitiamo di immettere nei fiumi: sarebbe uno spreco», spiega sempre l'ad Palermo.
Il commissario Ue
La strada migliore sarebbe quella dell'istituzione di un commissario europeo. Oggi c'è una struttura ad hoc creata in Italia dal governo ma servirebbe una figura alla Ue. «Vale la pena riflettere su due aspetti: il primo riguarda una maggiore focalizzazione a livello europeo, dato che questo tema è trasversale a tutti i Paesi: si potrebbe anche ragionare sull'ipotesi di un commissariato europeo sull'acqua, come è avvenuto in passato con il commissario sull'energia, quando ci si è resi conto dell'esigenza di focalizzare gli sforzi sul tema. Dall'altro servirebbe ad una focalizzazione delle risorse anche a livello comunitario, maggiore di quella attuale», argomenta sempre Palermo immaginando come una struttura europea possa essere capace di catalizzare su questo versante anche più risorse necessarie per gli investimenti.
Sul tema il ministro per la Coesione Raffaele Fitto non ha dubbi. «Proprio giovedì - spiega l'esponente dell'esecutivo Meloni - il decreto Coesione è stato convertito in legge. E tra i 5 obiettivi c'è proprio un tema primario come quello delle risorse idriche. Serve quindi andare in questa direzione: verso l'efficientamento delle reti idriche. E su questo punto c'è il pieno appoggio di questo governo e dell'Europa anche nella linea di dirottare le risorse Ue solo su punti chiave».
Lo sviluppo
Un problema che è e rimane anche economico. «Si parla di crisi idrica spesso in termini di risoluzione del problema senza vederne la componente di sviluppo. L'acqua - spiega sempre Palermo - ha un grande valore strategico: è determinante per l'agricoltura, l'industria e l'energia. Pensiamo all'idrogeno, al nucleare di quarta generazione, all'intelligenza artificiale per il posizionamento e il funzionamento dei server». Per questo gli investimenti nel settore, «sono un grande moltiplicatore e sono una leva per lo sviluppo e la salute pubblica, considerato anche che il cambiamento climatico porta a una riduzione della disponibilità di acqua che richiede un adeguamento delle infrastrutture», prosegue sempre l'amministratore delegato di Acea. Adeguamento che porta a risultati tangibili: «La quota di perdite è al 42 per cento a livello nazionale ma a Roma - rivendica - si scende al 26».- Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.