- sabato 6 luglio 2024, 08:30
Piano Mattei, Tajani: «È una sfida strategica e ponte con l'Africa»
Non solo l'Italia ma il Mezzogiorno in particolare ha un'occasione straordinaria con il piano Mattei», rilancia il vicepremier Antonio Tajani che guida la cabina di regia della strategia «Global Gateway» verso il continente al di là del Mediterraneo. «L'Italia può benissimo essere una testa di ponte di una nuova politica europea: siamo grandi interlocutori con l'Africa: lo diceva già Berlusconi parlando anni fa di un piano Marshall verso quel continente», spiega il ministro degli Esteri intervenendo a un panel di discussione sull'argomento organizzato al «Forum in Masseria», la kermesse economico-politica ideata da Bruno Vespa.
Il ruolo
«Il piano Mattei può essere utile per tutta la Ue perché può essere un ponte per far capire agli africani che l'Europa è diversa da quella del recente passato. E ora c'è un'Italia che può essere guida di un'Europa che avrà un atteggiamento diverso nei confronti del continente africano», spiega sempre Tajani sottolineando come l'Italia sia l'unico Paese «ben visto da quelle parti rispetto ai nostri colleghi europei, percepiti ancora come colonizzatori».
«L'Italia insiste sempre nell'accendere i riflettori sul fianco Sud: questa è la nostra vocazione naturale, guardare verso in quella direzione in maniera positiva, affinché non diventi un problema. Dobbiamo fare in modo di avere amici e non avere dei nemici, per questo credo - aggiunge - come il piano Mattei possa essere uno strumento utile per tutti». Poi a margine, sempre Tajani, spiega come il piano «sia un'occasione straordinaria non solo per l'Italia ma ancor di più per il Mezzogiorno che è la punta naturale verso l'Africa». Come? «Penso al ruolo del porto di Gioia Tauro come grande hub energetico ma anche a quello degli altri scali del Sud, come Napoli o Bari, per rilanciare la naturale vocazione del Mediterraneo come grande e più antico bacino per gli scambi commerciali. Il futuro - aggiunge - passa tutto da qui. Non a caso questo governo ha varato le operazioni per difendere le rotte commerciali via mare con l'Oriente».
Un piano che avanza sotto tutti gli aspetti: «Tra qualche giorno ci sarà un vertice Italia-Africa sullo spazio, che è un'altra frontiera importante contro la siccità, per l'agricoltura: con i satelliti si possono fare cose straordinarie. Ad esempio - continua il ministro - in agricoltura si può vedere quando le vacche sono fertili e come si spostano le mandrie. Ma nel frattempo stiamo coltivando centinaia e centinaia di ettari di terreno in Egitto con i nostri macchinari e le nostre competenze. Sforzandoci di fare sempre di più: con la Federico II, per esempio, stiamo sperimentando piante più resistenti capaci di crescere in zone aride e senza l'ausilio di fitofarmaci. Mentre - conclude - sviluppiamo le università telematiche per la formazione: nei mari non possiamo mettere muri ma possiamo fare in modo che chi nasce lì possa rimanere vivendo in maniera più agevole».
Un aspetto che sottolinea anche Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia: «Il piano Mattei è un modello allo stesso tempo sostenibile ed efficiente in grado di produrre di più ma con minore utilizzo di risorse e a basso impatto ambientale. Ma soprattutto è un modello non predatorio che non sottrae terra agli agricoltori locali ma, anzi, ne assicura la massima valorizzazione proprio a loro vantaggio, aumentandone costantemente la fertilità anche in condizioni difficili». Con un radicamento che cresce: «Le aziende di Filiera Italia insieme al governo italiano e alla cooperazione italiana stanno ormai operando attivamente in numerosi paesi dell'Africa del Nord e dell'Africa subsahariana sia nel settore agroalimentare che in quello dei biocarburanti sostenibili e rappresentano il primo vero ponte dell'Europa verso questi paesi».
Il nucleare
Ma ieri la rassegna pugliese vede anche la presenza di un altro ministro: Gilberto Pichetto Fratin, titolare dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Ed in questa veste spiega come l'Italia rilancia sul nucleare. «Questo governo ha sdoganato il tema», dice. Poi spiega: «Tutte le previsioni mondiali prevedono una quota di nucleare per il futuro. Al 2050 la domanda di energia, se pensiamo a quella elettrica, è prevista più del doppio di quanto lo sia oggi. Il modo per raggiungerla è dare continuità non solo al nucleare ma con un equilibrio rispetto al fotovoltaico, all'eolico, all'idrogeno, al gas». Nuove centrali? «In questo momento non facciamo nessuna centrale ma il Parlamento ha dato al governo il mandato di seguire ricerche e sperimentazioni. Dal prossimo decennio, credo che i nuovi modelli saranno piccoli e a quel punto il Paese dovrà dotarsi del nucleare».- Annunci correlati

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