- venerdì 28 giugno 2024, 07:00
Il Sud scommessa produttiva della nuova Europa
La capitale dell'Europa, meglio dell'Unione Europea, è Bruxelles, ma il Trattato di Roma, quello che nel '57 ha creato l'unione, è alla Farnesina, vicino all'Olimpico, nella capitale d'Italia. Dopo quell'iniziale centralità italiana, nei decenni il peso delle politiche si è spostato a nord, per ragioni prima di tutto geografiche, con l'inclusione della Gran Bretagna, con l'allargamento a nord poi a est, con l'unione della Germania. Tuttavia, va dato atto ai nostri politici, di entrambi gli schieramenti, che negli ultimi anni il nostro Sud Italia è diventato un po' più il Sud dell'Europa, con maggiore attenzione ai nostri problemi e all'importanza delle politiche del Mediterraneo.
La spinta verso sud viene anche dalla Brexit, dal disimpegno atlantico degli Stati Uniti, dal tragico peggioramento delle relazioni con la Russia, dall'attenzione alla questione Africa e, infine dalla questione energetica. Il Sud dell'Italia non è solo meta turistica, ma è quella piattaforma, quel ponte per una nuova politica della Commissione completamente diversa da quella del passato. Quella in uscita è stata un po' troppo distratta da questioni ambiziose, ma altrettanto effimere, certamente encomiabili, ma con il solo Patto Verde, o Green Deal, non si sono affrontati i problemi, si sono tenuti un po' nascosti. Bello pensare di salvare il pianeta dalle emissioni di CO2, quando le nostre contano per il 7% del totale mondiale, mentre non si ferma l'arretramento della nostra economia, per la deindustrializzazione, e si aggrava l'inverno demografico.
Per un Paese come l’Italia che esporta 600 miliardi di euro, soprattutto manufatti delle sue industrie, essere sul Mediterraneo è già da tempo occasione per fare economia nei Paesi dell’altra sponda, come dimostrano le fabbriche insediatesi dell’acciaio, del cemento, dell’energia. Nell’altra sponda costa meno produrre, i prezzi dell’energia sono più bassi, il costo del lavoro altrettanto, poi magari i prodotti sono esportati verso l’Europa, ma molti rimangono lì, perché c’è domanda locale, c’è crescita economica. Da tempo importiamo energia, dobbiamo cercare di potenziare questi flussi, cercando di farla più pulita, con le rinnovabili, ma anche aumentando l’offerta di gas per tenere i prezzi più bassi, quelli che, invece, in questi giorni sono tornati a salire in Europa per i timori del prossimo inverno quando le forniture dalla Russia saranno ancora inferiori rispetto a quelle già basse degli ultimi due anni. Gli operai che lavorano nel Nord Africa imparano da quelli italiani mandati lì, a volte sono locali che hanno lavorato da noi, è quello che aveva cominciato a fare Mattei, ed è quello che il nuovo piano deve provare a fare, perché nel Sud d’Europa c’è anche Lampedusa, la porta d’entrata di chi scappa dalla miseria, una sorta di capitale della disperazione e dell’ingiustizia. È un flusso quello dall’Africa che non si fermerà, ma che dobbiamo accompagnarlo per compensare il nostro calo demografico, non con la disperazione dell’emergenza, ma con coraggio e intelligenza, come fanno le nostre industrie da anni nel Sud e nel nord Africa. Questa è la politica della futura Europa.
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