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  • mercoledì 26 giugno 2024, 07:00

Benvenuti al Sud: ecco perché conviene investire nel Mezzogiorno

L'Istat ieri ha confermato il dato di crescita del Pil del Mezzogiorno nel 2023 anticipato la scorsa settimana dalla Svimez: +1,3%. Una crescita quasi coreana, quella del nostro Sud e delle Isole (+1,4% l'aumento del Pil della Corea del Sud l'anno passato), che è superiore non solo alla media nazionale italiana (+0,9%) ma anche a quella della Unione Europea (+0,5%). Stesso discorso per l'occupazione: nel Mezzogiorno essa è aumentata lo scorso anno del 2,5%, molto di più di quella nazionale (+1,8%) e dell'Ue (+1,2%).

Le stime preliminari sull'andamento economico territoriale dell'Istat ribadiscono, nella sostanza, i freschi dati della Svimez, con piccolissime differenze solo per il Nord Est e il Centro Italia: infatti, il Pil del Mezzogiorno è progredito nel 2023 di più di quello del Nord Ovest (confermato da entrambe le istituzioni a +1%), di quello del Nord Est (+0,8% l'Istat; +0,9% la Svimez) e di quello del Centro (+0,5% l'Istat; +0,4% la Svimez).

In definitiva, la crescita del Pil del Mezzogiorno è stata lo scorso anno circa doppia rispetto a quella stimata dalla Banca d'Italia nei Rapporti sull'economia delle regioni italiane presentati appena pochi giorni fa. Un dato che la dice tutta su come il Meridione abbia sorpreso un po' tutti gli osservatori, perfino i più autorevoli. E va dato atto a questo giornale e al suo direttore di aver per primi percepito e annunciato il cambio di velocità dell'economia delle nostre regioni meridionali quando ancora era prevalente un diffuso scetticismo sulla loro capacità di mantenere il passo con il resto del Paese nella ripresa post Covid. 

Il Mezzogiorno, invece, ha saputo fare persino di più, specie con le due sue regioni economicamente più forti, Campania e Puglia, che, come abbiamo sottolineato alcuni giorni fa, nel quadriennio 2020-2023 hanno consolidato una crescita dei rispettivi Pil regionali del 4,9% e del 6,1% rispetto ai livelli pre-pandemici del 2019.

Una crescita, quella del Mezzogiorno d'Italia, che si declina con tre parole: fiducia, attrattività degli investimenti privati, concretezza ed efficienza degli investimenti pubblici. Basta leggere le notizie chiave della prima pagina de “Il Sole 24 Ore” di ieri per avere una chiara percezione del clima eccezionalmente positivo attraversato in questo momento dall'economia italiana e in particolare da quella del Mezzogiorno.

Prima notizia: il Ceo di Goldman Sachs, una delle più importanti banche d'investimento del mondo, dice che egli ha fiducia nell'Italia e che in Europa rischi eventuali di instabilità potrebbero venire casomai dalla Francia (sui cui conti pubblici disastrati ci siamo più volte soffermati nei nostri ultimi articoli). Seconda notizia: Stm, la grande multinazionale italo-francese dei semiconduttori, investe 5 miliardi a Catania, che si aggiungono ai 730 milioni stanziati per il sito adiacente in costruzione. Terza notizia: entro questa settimana il Governo italiano invierà a Bruxelles la richiesta di accredito della sesta rata del PNRR: 8,5 miliardi per 37 obiettivi, tra cui l'avvio delle opere infrastrutturali nella Zes unica del Mezzogiorno. 

L'Istat spiega che le Costruzioni si sono confermate nel 2023 come il settore trainante dell'economia del Mezzogiorno, registrando nell'area una crescita del valore aggiunto del 4,6%. Hanno contribuito alla positiva performance economica del Mezzogiorno anche i settori dei Servizi finanziari, immobiliari e professionali (+3,3%), del Commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni (+1,6%) e degli Altri servizi (+0,9%). Da rilevare altresì che nel Mezzogiorno l'occupazione del settore dell'Industria in senso stretto, cioè dell'industria escluse le costruzioni, ha registrato una variazione del 3,3%, nettamente superiore alla crescita media nazionale (1,7%), a quella del Nord Ovest (+0,6%), del Nord Est (+2,2%) e del Centro (+1,6%).

Molto positivo per l'occupazione il via libera della Commissione Ue alla proroga al 31 dicembre 2024 di Decontribuzione Sud, la misura in scadenza a fine mese con cui si incentivano, attraverso un esonero contributivo, i rapporti di lavoro dipendenti per le aziende con sede in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Un altro passo per uscire definitivamente dalla logica dell'assistenzialismo, per creare lavoro anziché sussidi e per consolidare la super crescita del Mezzogiorno. 

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