immagine «Pil, il Sud cresce di mezzo punto più della media italiana»
  • di Nando Santonastaso
  • martedì 25 giugno 2024, 07:00

«Pil, il Sud cresce di mezzo punto più della media italiana»

«I dati di questi giorni sul Pil e sull'incremento dell'occupazione, che vedono il Mezzogiorno crescere di mezzo punto in più rispetto alla media nazionale, rappresentano un ulteriore stimolo ad intensificare la pianificazione di politiche virtuose, finalizzate a colmare concretamente i divari territoriali di competitività e produttività della Nazione». Le parole della premier Giorgia Meloni, in occasione della Cabina di regia sullo stato di attuazione del Pnrr, certificano la forte spinta arrivata in questi mesi dal Sud, capace di correre più delle altre macroaree del Paese e di confermare quel cambio di paradigma che anche i dati della Svimez della scorsa settimana hanno messo sotto gli occhi di tutti. È anche per merito del Sud che l'Italia può presentarsi al tavolo Ue con le carte in regola per chiedere il pagamento della sesta rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza e concludere positivamente la verifica sulla rendicontazione della quinta rata. E c'è tanto di Mezzogiorno nell'approccio degli enti locali all'attuazione del Pnrr: secondo l'Anci, come sottolinea in conferenza stampa il ministro per gli Affari europei, il Pnrr, il Sud e la politica di coesione Raffaele Fitto, la quasi totalità delle risorse assegnate ai Comuni è stata impegnata e si va a buon ritmo ormai verso il completamento dei bandi delle gare di appalto. Non era scontato e soprattutto erano tanti i dubbi, peraltro in gran parte legittimi, sulla capacità degli enti locali meridionali di andare oltre l'ostacolo rappresentato dai limiti della macchina amministrativa, tra personale carente e gap di competenze. Evidentemente, la svolta c'è stata considerato che proprio dai Comuni, come certificato anche dal Sole 24 Ore, è arrivato l'input più forte per accelerare la spesa delle risorse straordinarie concesse dall'Ue (e molte a debito, come ormai è noto). 

Il recupero del Sud 

Il Sud che rimonta, che passa da periferia ad area strategica e indispensabile per la crescita e lo sviluppo del Paese, è insomma una delle chiavi di lettura dello stato di attuazione del Pnrr. E non solo. «I dati sul consistente incremento degli investimenti in opere pubbliche, che al Sud hanno registrato un tasso di crescita superiore al 50% nel corso del 2023 confermano che siamo pienamente entrati nella Fase 2 del Pnrr, quella della concreta messa a terra degli investimenti per dare forma all'Italia di domani» dice il ministro Fitto. E la Fase 2 è quella che raccordandosi con la riforma della Coesione (oggi, martedì, in Senato il governo ha posto la fiducia per la conversione in legge del Decreto che entro i primi di luglio dovrà essere approvato definitivamente dalla Camera) e con il coordinamento a Palazzo Chigi della spesa d tutti i programmi pluriennali, europei e nazionali, punta a evitare sprechi, ritardi e duplicazioni. È il principio della buona spesa, il filo conduttore di scelte e misure che hanno riguardato soprattutto il Mezzogiorno e di cui gli Accordi di coesione con le singole Regioni rappresentano un pezzo importante. Ma è soprattutto l'indicazione di un percorso che andrà anche oltre il 2026 e che ha l'ambizione, stabilità di governo permettendo e al netto ovviamente di nuove emergenze geopolitiche o sanitarie, di definire cosa sarà l'Italia dell'immediato futuro, senza piani straordinari, cioè, e con obiettivi di crescita chiari e il più condivisi possibile. Completare dunque l'attuazione del Pnrr diventa, a prescindere da possibili ma al momento non garantite proroghe oltre il 2026, rappresenta un banco di prova decisivo: finora i riscontri sono positivi, guardare il bicchiere mezzo pieno come dice Fitto sembra possibile. 

Il coraggio delle imprese 

Il resto, che poi è la sostanza di questo orientamento, è atteso dalla crescita degli investimenti, dal coraggio delle imprese (che come documentato ieri hanno la strada spianata in termini di incentivi, bonus e crediti d'imposta), dal ruolo che sarà riconosciuto all'Italia nell'ambito della nuova Europa. «La Cabina di regia sul Pnrr afferma il Presidente Meloni , che segue il positivo confronto tecnico con la Commissione europea che si è protratto per tutta la scorsa settimana, conferma l'eccellente lavoro portato avanti dal Governo, in sinergica collaborazione con le istituzioni preposte e con i soggetti attuatori, sull'attuazione del nuovo Piano italiano, che ha liberato risorse strategiche per alimentare la crescita economica strutturale dell'Italia, al primo posto in Europa per obiettivi raggiunti ed avanzamento finanziario». Risorse, vale sempre la pena d ricordare, che hanno sicuramente influito sul rimbalzo economico del Sud di questi ultimi tempi. Avere accresciuto dal 34% al 40% il tetto della spesa per investimenti obbligatoria nel Mezzogiorno va in questa direzione in attesa che la Zes unica, sulla quale hanno puntato anche le maggiori banche italiane, manifesti tutte le sue potenzialità. 

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Il ruolo dei prefetti 

Ma è soprattutto l'accresciuta consapevolezza che questa occasione non può essere persa il vero valore aggiunto dei soggetti attuatori. Anche sotto questo versante si registra un salto di qualità e il coinvolgimento delle istituzioni di ogni territorio lo dimostra. Solo un mese fa a Palazzo Chigi, ad esempio, sono state attivate le Cabine di coordinamento, vero e proprio strumento di supporto territoriale, con cui il Governo ha deciso di rendere sistematico e più capillare il raccordo tra la Cabina di regia per il Pnrr, le amministrazioni centrali e i soggetti attuatori, appunto, valorizzando la prossimità territoriale e l'esperienza delle Prefetture chiamate ad assumere «un rinnovato protagonismo nell'attuazione del Piano». Tocca a loro infatti «rilevare tempestivamente i segnali di criticità provenienti dal territorio, individuare in collaborazione con tutti i soggetti istituzionali coinvolti le opportune soluzioni e contribuire, attraverso Piani di azione dedicati, alla loro celere implementazione». Un compito e una responsabilità che aiutano forse a capire perché l'Italia è al passo con le scadenze concordate con l'Ue. 

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