- domenica 26 maggio 2024, 08:00
L'editoriale del direttore Roberto Napoletano: i fatti del Pnrr e le due prove da superare del nuovo paradigma
È un fatto che il 43,1% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e di resilienza (Pnrr) per il sistema porti è stato assegnato alle Regioni del Mezzogiorno. Non sono bruscolini visto che parliamo di circa 3 miliardi di euro per l'intero Paese. È un fatto che i cantieri sono aperti e sono iniziati i lavori anche di quello più importante che riguarda il prolungamento della diga Duca D'Aosta a Napoli. Sono fatti dimenticati.
È un fatto che l'articolo 2 del decreto sulla revisione del Pnrr sancisce il principio della responsabilizzazione: io ti do questi soldi europei, in parte gratis in parte a debito con tassi di favore, tu soggetto attuatore ti impegni a rispettare i tempi concordati e se non lo fai quei soldi ce li rimetti tu. Gli obiettivi della quinta rata sono stati raggiunti e per quelli della sesta siamo a 30 su 37, ma forse l'elemento più rilevante riguarda la spesa effettiva sulla quale non si scherza più. Si istituisce una cabina di regia presso le oltre 100 prefetture italiane dove Regioni, Comuni e tutti gli uffici periferici non possono più andare a ruota libera e nessuna competenza si può sottrarre alle verifiche tecniche passo dopo passo. È un fatto, come dire, che non si naviga più a vista.
È un fatto che due compagnie americane garantiscono tre voli al giorno che collegano direttamente Napoli all'area metropolitana di New York e da giugno, uno al giorno, copre la rotta Napoli-Filadelfia. Sono fatti che riguardano i traffici turistici e quelli di affari. Sono, soprattutto, fatti che devono fare riflettere. L'elenco potrebbe essere molto più lungo, ma i nostri lettori sono quotidianamente informati e, quindi, ci fermiamo qui.
È un fatto che lo sciame sismico prolungato dei Campi Flegrei genera paura. Questa paura va gestita con un'organizzazione che esprima dopo decenni di colpevole letargo un codice di comportamenti effettivi in grado di gestire l'emergenza in modo da dare sicurezza alla gente e avviare prontamente la stagione degli interventi strutturali sugli edifici pubblici e sulle abitazioni private. Serve senso civico collettivo che vuol dire non sottrarsi alle prove dei piani di evacuazione e non demonizzare a prescindere ogni tipo di bonus diretto a creare situazioni di sicurezza alternativa.
Servono, ancora di più, una protezione civile che faccia tutto quello che è tecnicamente possibile per attenuare il tasso di rischio e di preoccupazione e una amministrazione dello Stato, centrale e territoriale, che disponga dei fondi necessari e li sappia anche spendere per fare quello che serve per l’oggi e, specialmente, per il domani e il dopodomani. Serve, soprattutto, una governance unica se no non se ne viene a capo.
Così come tutto può accadere meno che si faccia ricorso al solito cavillo per mettere in crisi una società che, dopo anni infiniti di lassismo, ha consentito al Comune di Napoli di fare pagare multe e tributi a chi evade sistematicamente. Perché l'aiuto pubblico ricevuto per evitare il dissesto e finanziare servizi e investimenti che sostengono lo sviluppo, impongono di girare pagina rispetto al passato nella riscossione e nella capacità di gestione.
Fare tutto ciò significa dimostrare che il nuovo paradigma, con il quale gli investitori globali guardano al Sud italiano e alla sua Capitale, che è Napoli, oggi punto di riferimento per l'intero Mediterraneo, è in grado di superare le prove più difficili. Perché basta nulla a fare in modo che panico, terrorismo mediatico e evasori incalliti mettano a rischio i primati - turistici, industriali, agricoli e di servizi - così faticosamente conquistati. Questi primati non vanno messi in discussione, ma stabilizzati e consolidati.
- Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it
Scegli su quale social condividere questo contenuto con tutti i tuoi amici.