- domenica 19 maggio 2024, 08:00
Sud: il futuro è già realtà, il passato gabbia ideologica
Come facciamo a liberarci da questa gabbia ideologica della questione meridionale che si porta dietro un popolo con il fazzoletto in mano? Ci riusciremo una buona volta a consegnarla agli studi delle aule universitarie e a parlare d'altro? Che cosa dobbiamo ancora fare per renderci conto che non si viene al Sud perché è il Sud, ma perché c'è l'industria, perché c'è l'innovazione, perché tutto intorno a noi offre bellezze uniche al mondo, o ancora, più semplicemente, perché dobbiamo fare ancora molto, ma già oggi investire qui conviene da molti punti di vista?
Che cosa può significare altrimenti il dato di fatto indiscutibile che, preso isolatamente, il solo Mezzogiorno italiano si posiziona come attrattività e competitività a un'incollatura dall'intera Spagna e sotto la Francia rappresentando, quindi, con le sue otto regioni il terzo Paese del Mediterraneo economicamente più forte? Significa o no qualcosa che dal 2016 fino al 2023 gli investimenti privati meridionali sono cresciuti del 34 e passa per cento e che nello stesso periodo l'accelerazione dell'export a prezzi correnti è stata superiore alla media nazionale e ha riguardato i settori tradizionali come quelli ad alta intensità tecnologica? Per capirci, stiamo parlando di elaborazioni di Intesa SanPaolo su dati Istat e Prometeia e, quindi, stiamo parlando di dati certi, provenienti da fonti istituzionali. Ci sarà ancora qualcuno in circolazione che potrà dire, con qualche credibilità, che non esiste un forte contributo del Mezzogiorno alla prima crescita europea post Covid, che è quella italiana, o peggio ancora che il nostro Mezzogiorno è la palla al piede dell'Italia?
Lo abbiamo capito o no che non stiamo più parlando di un viaggio nei luoghi veri dell'economia e della società di donne e uomini del Sud, ma di qualcosa di diverso e più esteso che vale molto di più? Per la semplicissima ragione che questo viaggio riguarda il Paese intero ed è scolpito nella pietra di tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere dal 2020 e, cioè, dal post Covid, fino ai nostri giorni. Che è un viaggio del presente che costruisce il domani, fatto di capitali nazionali e esteri, pubblici e privati, che hanno deciso di scommettere sul Mezzogiorno italiano.
Che il futuro è qui non solo per le sue richiamate bellezze, uniche al mondo, e per il capitale di ricerca e di studi che esprimono le imprese e le università del territorio, ma perché tutto ciò è ormai diffusamente conosciuto nel contesto geopolitico globale che ci individua come il punto di cerniera più sicuro tra le due sponde del Mare Nostrum.
Non si diventa per caso la settima potenza manifatturiera del Mediterraneo se il tessuto delle piccole e delle medie aziende non ha deciso di innovare processi e prodotti conquistando quote crescenti e sempre più rilevanti di esportazioni globali. Non può accadere che il tasso di crescita di investimenti produttivi e di export sia al Sud più elevato della media nazionale se non è già successo prima qualcosa di profondo, anche se tutti hanno fatto finta di non capirlo o di non vederlo preferendo nascondere il futuro silenzioso dietro il rumoroso piagnisteo pubblico.
Vorrei dire che di questo campionario di fatti di cui andare orgogliosi è necessario acquisire sempre più consapevolezza. Perché è questa consapevolezza che trasferisce la fiducia contagiosa che permette di accrescere il livello di organizzazione competitiva e innesca processi emulativi positivi. Perché è questa consapevolezza che può aiutare l'Europa e l'Italia a fare proprie le scelte strategiche del Mediterraneo e del nostro Mezzogiorno. Il primo come asse di sviluppo e di pace in uno scenario di guerra complicato. Il secondo come hub energetico, industriale, dell'economia del mare, universitario e di competenze specialistiche del nuovo mondo per l'Europa. Che vuol dire cominciare a costruire da oggi la classe dirigente euromediterranea del futuro. Pensando al domani e al dopodomani.
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