immagine Sportelli unici per i fondi, la carica dei piccoli Comuni
  • di Nando Santonastaso
  • martedì 20 agosto 2024, 07:42

Sportelli unici per i fondi, la carica dei piccoli Comuni

Il "lavoro sporco", per così dire, lo fanno gli Sportelli unici per le attività produttive, Suap per l'acronimo, istituiti presso le Province. In alcuni casi preesistevano al Pnrr ma da quando è arrivato il Piano la scena è ovviamente cambiata, soprattutto per i Piccoli Comuni, le aree interne che qualcuno preferisce chiamare "aree intense".

I Suap sono diventati infatti le stazioni uniche appaltanti per i progetti degli enti locali con meno di 5mila abitanti, una marea anche al Sud, che in base alle norme per vedersi finanziare le loro opere devono passare necessariamente da lì, da quelli che tecnicamente vengono definiti i Centri unici di committenza. È in questa sede che si concordano le procedure più veloci, si stabilisce che tipo di gara d'appalto conviene bandire e così via. Trattandosi di risorse del Pnrr, la certezza è che i cantieri, anche i più piccoli, devono essere chiusi entro giugno 2026, pena la perdita del finanziamento. L'alternativa sul piano tecnico ci sarebbe ma al Sud conta come il due a briscola, ormai lo si è capito: le unioni dei Comuni, che in altre parti d'Italia hanno un certo peso, sono perfette sconosciute nel Mezzogiorno. Per non parlare della scarsa (è un eufemismo) volontà delle singole amministrazioni di diventare esse stesse stazione appaltante: la casistica praticamente non esiste, e non è difficile capire perché.

Tutti, o quasi, insomma, preferiscono andare sul sicuro. E a giudicare dal rapporto tra gli Sportelli e i centri abitati delle aree interne del Sud la cosa funziona e senza discriminazioni di ruoli o di responsabilità: «Il Comune che si rivolge a noi non resta fuori dal percorso, tutt'altro: segue tutto l'iter, dagli espropri ai servizi previsti» assicura Nino Lombardi, presidente dell'Amministrazione provinciale di Benevento e sindaco di Faicchio, poco più di 3.800 abitanti. I numeri gli danno ragione: al protocollo che apre ai piccoli Comuni la possibilità di servirsi del Suap per approdare alle risorse del Pnrr hanno aderito finora 22 enti locali sanniti consapevoli di non avere la forza (ovvero il personale) e in molti casi anche le competenze per poter affrontare da soli iter non facili o comunque non ordinari. «Per la sola edilizia scolastica, che è una delle competenze primarie in capo alle Province, abbiamo già attivato l'assegnazione di una sessantina di milioni di euro», dice Lombardi. Che a questo ramo di attività è riuscito a destinare "ben" due nuove unità di personale, reclutate attraverso concorsi e mobilità. Per chi conosce la realtà della Pubblica amministrazione meridionale quel "ben" vale più e meglio di ogni ulteriore approfondimento. Ma non solo edilizia scolastica: anche la rigenerazione urbana assorbe progetti.

Ad Avellino, peraltro, hanno fatto di più. L'Amministrazione provinciale, guidata dal presidente Rizieri Buonopane, ha affidato Sportello e protocolli con i singoli Comuni per le pratiche Pnrr ad un dirigente con specifica responsabilità. Una decisione tutt'altro che esagerata: al momento sono stati assegnati attraverso lo Sportello più di 100 milioni di opere chieste dai Comuni e l'affidabilità della struttura è testimoniata dal fatto che ad essa si sono rivolti anche enti locali non dell'Irpinia, come ad esempio della Città metropolitana di Napoli.

Fondi anche dalla Cultura 

Le stazioni uniche appaltanti, peraltro, non esauriscono le possibilità aperte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza alle aree interne e più in generale ai Comuni under 5mila abitanti. La riserva del 40% di risorse al Sud, ad esempio, ha trovato riscontro nel Bando "Attrattività dei Borghi" del ministero dei Beni culturali al quale sono stati ammessi 22 Comuni della sola Campania, dove per la cronaca i centri al di sotto dei 5mila abitanti sono 339, il 61% del totale. Sette Comuni del Casertano, per andare ancor più nello specifico delle realtà territoriali, potranno assumere dipendenti da utilizzare, con contratti a tempo determinato, nelle procedure previste dal Pnrrr. Altri Comuni, questa volta del Sannio, si sono visti approvare i progetti di riassetto idrogeologico presentati a suo tempo grazie all'apposito Bando del ministero dell'Interno. In questi casi la partecipazione degli enti locali è avvenuta direttamente, a riprova di un certo dinamismo operativo che non riesce ancora a trasformarsi in gioco di squadra ma che comunque i suoi obiettivi sa come raggiungerli (anche se nel conto va messa pure la delusione dei Comuni che non sono statui ammessi ai finanziamenti pur avendo presentato regolare istanza).

La forza dei numeri

Un fatto è vero. Il Pnrr visto dai Piccoli Comuni del Sud non sembra un miraggio o una meta irraggiungibile. E del resto non potrebbe che essere così se si considera che il peso di queste realtà è decisivo per la riuscita del Piano: i micro-municipi al di sotto dei 5mila abitanti sono il 70% dei Comuni italiani e a loro, solo a loro, sono indirizzati 7,7 miliardi di euro, cioè il 24,3% delle risorse girate ai sindaci. Una cifra che qualcuno ha definito ciclopica se messa in relazione alle dimensioni di questi enti: in realtà è la spia di una partecipazione diffusissima, accentuata dal fatto che l'importo medio pro capite delle assegnazioni non va oltre i 195.780 euro. È un dato di media nazionale che oscilla dai 246.550 euro medi della Campania ai 155.049 euro della Sardegna. Numeri che indicano che ai mini-Comuni sono già arrivate oltre 39mila assegnazioni di risorse, che possono abbracciare un numero anche maggiore di progetti, perché in molti casi una singola assegnazione finanzia un gruppo di interventi omogenei. E per le aree interne ci sono anche le "piccole opere", micro-investimenti che a molti farebbero gridare all'eccesso di parcellizzazione delle risorse ma che nelle realtà interessate servono e fanno bene. Aiutano, soprattutto, a credere che spopolamento e denatalità, ormai quasi croniche al Sud, non sono poi così invincibili.

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