- domenica 18 agosto 2024, 06:15
Trump-Harris, dai sussidi ai muri anti-migranti: i programmi dei due candidati e la sfida americana degli opposti populismi
Per battere un populista alle elezioni ci vuole qualcuno più populista di lui, e Kamala Harris l’ha capito. Nel comizio che ha tenuto venerdì a Raleigh, in Nord Carolina, la candidata democratica alle presidenziali americane ha cercato di superare il suo rivale Donald Trump nel dire le cose che gli elettori vogliono sentirsi dire. Sotto molti aspetti c’è riuscita e Trump dovrà ora correggere i toni dei suoi interventi, per non restare indietro in una campagna che era stata impostata contro Joe Biden e che mostra oggi qualche difficoltà nell’inseguimento a Kamala Harris.Trump sembra in uno stato confusionale e continua a insistere su tematiche che nel tempo si sono logorate. La deportazione degli immigrati e il muro al confine del Messico sono davvero una soluzione per un Paese che ha bisogno di manodopera? La fine dell’appoggio all’Ucraina sposterà davvero molti voti, visto che non ci sono soldati americani sul campo e che la maggior parte degli americani non ha la minima idea di dove si trovi l’Ucraina? A Raleigh Kamala Harris ha toccato tasti più concreti e più vicini ai bisogni della classe media e dei lavoratori, vale a dire delle categorie sociali che sono più deluse dalla politica: era stato promesso che il mercato e la globalizzazione avrebbero portato benefici a tutti, e non è accaduto.
I PIANI
Harris ha quindi annunciato di voler realizzare un’America nella quale «nessun bambino deve crescere in povertà, uno stipendio deve garantire una buona qualità di vita alla famiglia, e tutti dovrebbero andare in pensione con dignità».
Trump parla invece, in modo generico, di dazi sulle importazioni del 10 o 20%, di tariffe ancora più alte per i prodotti cinesi, o di fine dei finanziamenti e degli accordi per contenere il riscaldamento globale. Temi che andavano bene per i suoi elettori fino a poche settimane fa, ma non ora che Harris annuncia di voler costruire tre milioni di unità abitative per fare fronte alla carenza di alloggi e di aiutare con 25.000 dollari chi nelle classi medie e più povere acquista la prima casa. In North Carolina ha anche promesso crediti di imposta di 6.000 dollari per il primo anno di vita dei bambini, quello in cui si devono acquistare pannolini, passeggini, abiti e seggiolino per l’auto. Trump ha parlato genericamente di tasse più basse e di meno regole, mentre Harris è stata più precisa: sa che con l’attuale situazione di bilancio le imposte non potranno diminuire e ha dunque annunciato che non le alzerà per chi guadagna meno di 400.000 dollari l’anno, vale a dire circa 100 milioni di americani.
Nei comizi Trump continua ad accusare Biden e Harris di essere responsabili dell’inflazione, che però è appena scesa sotto il 3% e non spaventa più. Harris ha detto a Raleigh che vuole obbligare le aziende a ridurre i prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità, forte dell’accordo appena raggiunto da Biden con le grandi aziende farmaceutiche per dimezzare il costo di 10 farmaci salvavita usati soprattutto dagli anziani. Harris vuole anche colpire nei primi 100 giorni alla Casa Bianca le corporazioni, e pensa di convincere gli stati a cancellare il debito che i cittadini hanno contratto per cure mediche, «perché la sanità è un diritto, non un privilegio». Trump vuole invece eliminare la presenza dello Stato nell’assistenza sanitaria, un programma generico che suona più sinistro di quello della sua rivale.
I RISCHI
Ridurre i prezzi in modo forzato non è mai stata considerata una buona idea negli Stati Uniti, dove si preferisce rispondere solo alle leggi della domanda e dell’offerta. I prezzi calmierati potrebbero portare a minore qualità o a scarsità dei prodotti, e gli economisti sono contrari alla misura. Ma gli elettori sono invece molto favorevoli, anche perché in tutto il mondo ogni cosa ha cominciato a costare di più per il Covid e poi, finita l’emergenza, niente è tornato sul mercato al prezzo di prima. Tra la gente, dicono i sociologi, c’è oggi una maggiore richiesta di protezione da parte dello stato e Harris sembra averlo capito. Trump auspica al contrario meno stato e più libertà d’impresa, meno regole e più concorrenza. Dopo il fallito attentato in Pennsylvania ha cercato di mostrarsi come un eroe imbattibile e vigoroso che aveva appena ricevuto un’approvazione divina, e propone soluzioni da cowboy come la pena di morte per gli spacciatori, o l’appoggio a Israele contro Hamas «purché Gerusalemme finisca in fretta quello che ha cominciato». Harris è più morbida nel suo populismo e cerca l’appoggio degli elettori moderati che sono spaventati da Trump. Nessuno dei due ha comunque spiegato come, e con quali soldi, riuscirà a fare le cose che ha annunciato: l’importante per ora è farsi eleggere. Poi ci sarà tempo, come fanno tutti i populisti, di dare a qualcun altro la colpa delle promesse non mantenute.
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