- martedì 18 giugno 2024, 08:00
Turisti stranieri, è record: 46 milioni di pernottamenti
La BCE si preoccupa di non abbassare troppo i tassi di interesse e di non farlo troppo rapidamente perché l'inflazione nell'Euroarea è ancora alta (2,6% il dato tendenziale di maggio, 2,8% in Germania, 2,6% in Francia, 3,1% in Spagna). Mentre in Italia l'inflazione è invece ai livelli più bassi (0,8%) non solo tra i Paesi della moneta unica ma anche tra quelli del G7. Peccato, perché un calo più consistente e più veloce dei tassi in Europa permetterebbe un rilancio del ciclo di investimenti, di cui c'è molto bisogno, non soltanto in Italia.
Intanto, tra pochi giorni monterà come da copione la solita sceneggiata mediatica tutta italiana sulla procedura d'infrazione per deficit eccessivo che l'Unione Europea aprirà nei confronti dell'Italia ma non solo, perché ciò avverrà anche per parecchie altre economie, a cominciare dalla Francia, il Paese con i conti pubblici oggi più scassati in Europa. Peccato, perché invece di occuparsi del rischio "bomba finanziaria Francia", sarà invece la solita tiritera, con i media soprattutto nostrani che tenderanno a dipingere nuovamente, a torto, l'Italia come il Paese con le finanze più fuori controllo.
Peccato, anche perché le nuove procedure del Patto di stabilità, peraltro ancora sperimentali, sono sempre incentrate sui soliti rigidi parametri del deficit al 3% del PIL e del debito pubblico al 60%, in base ai quali l'Italia finisce con l'essere il Paese ingiustamente più sotto la luce dei riflettori, mentre ha uno dei debiti pubblici esteri su PIL più bassi d'Europa e una posizione finanziaria netta sull'estero positiva per 155 miliardi a fine 2023, vale a dire che l'Italia è un creditore netto verso il resto del mondo.
Peccato, perché sono i dati dell'economia reale, oltre che la corsa fiduciosa delle famiglie italiane all'acquisto dei Btp, quelli che dovrebbero più rassicurare l'Europa e i mercati che l'Italia è una economia solida, che certamente non deve mai abbassare la guardia sui propri conti ma che è dotata di abbondanti risorse interne ed è quindi capace, a differenza della Francia (in piena crisi politica e con il proprio debito per oltre la metà in mani estere), di autofinanziare la crescita del proprio debito pubblico (la nostra componente estera di debito pubblico è infatti poco più di un quarto del totale e in valore soltanto la metà di quella francese). I numeri parlano da soli: rispetto a febbraio 2023, a febbraio di quest'anno il debito pubblico italiano è aumentato di 98 miliardi di euro ma in parallelo la quota detenuta da famiglie e altri operatori privati non finanziari italiani è cresciuta di 113 miliardi, cioè quasi il doppio di quanto è aumentato il valore del nostro debito in mani estere. In Francia, per contro, tutto l'aumento del debito pubblico dell'ultimo anno è stato sostenuto dagli stranieri. Che ora, però, cominciano a preoccuparsi, come mostra l'impennata dello spread sui titoli pubblici transalpini. Tutto ciò premesso, i dati più importanti che ci riguardano sono proprio quelli che ci permettono di rafforzare costantemente, giorno dopo giorno, la nostra posizione di creditori esteri netti e di più che finanziare il pagamento degli interessi sul nostro debito pubblico dovuti agli investitori stranieri.
Di quali dati stiamo parlando? Due soprattutto. Vale a dire il costante miglioramento della nostra bilancia commerciale con l'estero, da un lato, e il boom di presenze turistiche internazionali, dall'altro lato, fattore che va ad ingrassare ulteriormente la nostra bilancia dei pagamenti.
Ebbene, nei giorni scorsi l'Istat ha comunicato che nei primi quattro mesi del 2024 il saldo commerciale italiano con l'estero è stato positivo per 17,6 miliardi di euro (era solo +1,5 miliardi nello stesso periodo del 2023). È chiaro che più saldi annui positivi consecutivi inanelliamo, grazie alla nostra rafforzata competitività internazionale, e più cresce il nostro credito verso l'estero (la Francia a differenza di noi ha invece un forte passivo commerciale).
Ma il dato che forse colpisce di più è quello del turismo internazionale. Infatti, sempre nel periodo gennaio-aprile, il numero di pernottamenti di turisti stranieri in Italia è arrivato al nuovo record di 46 milioni di notti. Erano 41,9 milioni nei primi quattro mesi dello scorso anno. L'incremento complessivo, nonostante una leggera frenata in aprile, è stato del 9,8% rispetto al gennaio-aprile dello scorso anno. Si è trattato dell'aumento più forte rispetto agli altri maggiori competitor europei. Infatti, la crescita nello stesso periodo è stata del 6,4% in Spagna, del 5,6% in Germania, del 4,7% in Portogallo, del 3,3% in Grecia, mentre in Francia si è registrato un calo del 2,9%.
Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all'Assemblea di Confcommercio pochi giorni fa, «colpisce registrare che l'Italia sia il primo Paese dell'Unione Europea per numero di notti trascorse da turisti provenienti da altri continenti. E non sfugge a nessuno la rilevanza fondamentale che il turismo riveste per la trasversalità degli elementi che lo accompagnano, dai trasporti, alle visite dei luoghi del sistema culturale italiano, ai settori di alta gamma, accanto a quelli dell'ospitalità».
L'ottimismo dei rappresentanti dell'industria turistica per l'andamento delle presenze a maggio e nella prima metà di giugno nonché per le prenotazioni estive, soprattutto dovute alla domanda straniera, è ulteriore linfa che corrobora la fiducia circa un buon andamento del PIL nei trimestri centrali dell'anno. Il Mezzogiorno fa la sua parte. Sono state registrate presenze superiori alle attese nelle località di mare della costiera napoletana, in Puglia e in Sicilia, mentre il golfo di Napoli si conferma tra i più attrattivi al mondo per i maxi-yacht.
Nel confronto con i primi quattro mesi del 2019, cioè rispetto a prima della pandemia, i pernottamenti di turisti stranieri in Italia sono oggi già del 7,2% superiori, di un pelo davanti alla Spagna (+7,1%), mentre Francia (-5,2%) e Germania (-10,9%) sono ancora sotto.
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